Rivestitevi di sentimenti di misericordia

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Cantalamessa

L’ultima parola a proposito di ogni beatitudine deve essere sempre quella che ci tocca personalmente e spinge ognuno di noi alla conversione e alla pratica. San Paolo esortava i Colossesi con queste accorate parole: 
“Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti [alla lettera: di viscere] di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi” (Col 3, 12-13).
“Noi esseri umani, diceva sant’Agostino, siamo come vasi di creta che, solo sfiorandosi, si fanno del male” (lutea vasa quae faciunt invicem angustias) (7). Non si può vivere insieme in armonia, nella famiglia e in ogni altro tipo di comunità, senza la pratica del perdono e della misericordia reciproca. Misericordia è una parola composta da misereo e cor; significa impietosirsi nel proprio cuore, commuoversi, a riguardo della sofferenza o dell’errore del fratello. È così che Dio spiega la sua misericordia di fronte al traviamento del popolo: “Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione” (Os 11,8). 
Si tratta di reagire con il perdono e, fin dove è possibile, con la scusa, non con la condanna. Quando si tratta di noi, vale il detto: “Chi si scusa, Dio lo accusa; chi si accusa, Dio lo scusa”; quando si tratta degli altri avviene il contrario: “Chi scusa il fratello, Dio scusa lui; chi accusa il fratello, Dio accusa lui”.
Il perdono è per una comunità quello che è l’olio per il motore. Se uno esce in auto senza una goccia d’olio nel motore, dopo pochi chilometri andrà tutto in fiamme. Come l’olio anche il perdono scioglie gli attriti. C’è un salmo che canta la gioia del vivere insieme come fratelli riconciliati; dice che questo "è come olio profumato sul capo” che scende lungo la barba e le vesti di Aronne, fino all’orlo della sua veste (cf. Sal 133). 
Il nostro Aronne, il nostro Sommo sacerdote, avrebbero detto i Padri della Chiesa, è Cristo; la misericordia e il perdono è l’olio che scende da questo “capo” elevato sulla croce e si diffonde lungo il corpo della Chiesa fino all’estremità delle sue vesti, fino a quelli che vivono ai suoi margini. Dove si vive così, nel perdono e nella misericordia reciproca, “il Signore dona la sua benedizione e la vita per sempre”. 
Cerchiamo di individuare, tra i nostri rapporti con le persone, quello nel quale ci sembra necessario far penetrare l’olio della misericordia e della riconciliazione e versiamocelo silenziosamente, con abbondanza, in occasione della Pasqua. Uniamoci ai mostri fratelli ortodossi che a Pasqua non si stancano di cantare:

“È il giorno della Risurrezione! 
Irradiamo gioia per la festa, 
abbracciamoci tutti quanti. 
Diciamo fratello anche a chi ci odia, 
tutto perdoniamo per amore della Risurrezione” (8).