Testimonianza di una figlia

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La testimonianza di una figlia

Quando ero piccola mio padre era il mio idolo. Mamma era troppo severa ai miei occhi, mentre con lui potevo fare ed ottenere tutto. Crescendo, mi sono resa conto che mamma c'era sempre nelle difficoltà, era accanto al mio letto nella malattia, mentre papà mi concedeva tutto tranne la sua attenzione. Ho capito che lui era un adulto rimasto bambino e che io non rappresentavo per lui una figlia, ma un fratello scomodo che gli rubava l'attenzione della sua "mamma/moglie", un fratello che doveva mantenere economicamente a scapito dei suoi interessi e desideri, come un'auto nuova o lo stereo di ultima generazione. Ma non è questo che ho dovuto perdonare, tutto questo può fare parte della vita di molti in una società manipolatoria, che riduce gli adulti a bambini nel paese dei balocchi per farli consumare beni e ricchezze.

La prova è arrivata quando la mamma si è ammalata. Ormai al quarto stadio del diabete ha subito l’amputazione di un arto, ci vedeva poco e l'arteriosclerosi minava spesso il suo umore, anche se non una parola di rabbia o di ribellione a Dio è mai uscita dalla sua bocca. Chi non ha saputo resistere è stato papà. Ho scoperto che aveva un'amante. Ne abbiamo parlato e lui si è impegnato a restare accanto alla mamma fino alla fine, che si sapeva non troppo lontana. Però, non ce l'ha fatta. Ha reclamato il diritto di vivere il suo nuovo amore e mi ha lasciato mamma sulla porta di casa. Fino ad allora lei non aveva sospettato nulla, anzi, il marito immaturo si era riscattato ai suoi occhi medicandole le piaghe della cancrena. La disillusione è stata pesante, il giorno stesso ha avuto un primo infarto, leggero, poi, dopo sei mesi di sofferenze morali inimmaginabili, le sofferenze di un moribondo cui è stata tolta la speranza, è morta per un secondo infarto. Qualche ora prima di morire, mentre le ero accanto in ospedale, mi disse: "Non ce la faccio più, il dolore che tuo padre mi ha inflitto è troppo grande, voglio tornare a Dio”. La supplicai di restare, per me, per i suoi nipoti che la adoravano, per mio marito che le voleva bene come a una seconda madre, ma non ce la fece.

La mia prima reazione incontrando mio padre nel corridoio dell'ospedale fu quella di chiedergli di sparire per sempre dalla mia vita. Mio marito però mi suggerì di prendere tempo. Mi fece riflettere sul fatto che la vendetta avrebbe fatto molto più male a me che a mio padre, il cui animo insensibile non avrebbe risentito troppo del nostro allontanamento, ora che aveva tutta la libertà che desiderava. Decidemmo insieme che i nostri figli, che amavano, ricambiati, il nonno, non potevano ancora capire quanto fosse grande il male che lui ci aveva procurato. Era meglio aspettare che crescessero e potessero valutare da soli. E così stiamo facendo. Sorretti dalla nostra fede in Dio, dall’aiuto dei suoi sacerdoti, con il conforto della comunità e la gioia di una nuova figlia, abbiamo perdonato senza aspettarci nulla in cambio, perchè mio padre non ha mai capito l'enormità delle sue azioni, anzi, ogni tanto ci procura nuovi dispiaceri, ci ribadisce il suo egoismo. Crediamo però che il più sfortunato sia lui, perchè non  potrà mai conoscere la felicità che nasce dall'avere compiuto il bene.

(Antonella Canepa di Genova)

Il perdono…. Impossibile? Cosa c’entra con me, con me educatore, con me genitore, con me cristiano, con me cittadino?

Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Questo Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell'Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016, domenica di Nostro Signore Gesù Cristo, re dell'universo e volto vivo della misericordia del Padre.” (Papa Francesco)

In questo anno lasciamoci provocare e interrogare dalla parola misericordia con alcune riflessioni e testimonianze.