Educare a scuola

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Paola Bignardi

Per essere all’altezza delle sfide di oggi, la scuola deve avere il coraggio di re-interpretare la sua funzione educativa e sociale per questa stagione della nostra società e per le attuali nuove generazioni. La scuola è un luogo di vita, un microcosmo in cui si intrecciano molte dimensioni: è luogo di cultura, di relazioni, di trasmissione di valori, di rapporto con il territorio e le sue istituzioni... Ciascuno di questi aspetti credo debba essere ripensato e re-interpretato alla luce del compito educativo, che li qualifica e li orienta.

Imparare a pensare

La scuola educa l’intelligenza dei ragazzi. Le maggiori conoscenze che essi posseggono non rendono superflua la cura del pensiero; anzi, da certi punti di vista la rendono ancor più necessaria. Oggi accade che fin dentro l’università si senta ripetere che i ragazzi «non hanno un metodo di studio». In effetti non hanno acquisito la disciplina del pensiero, la spinta alla curiosità, l’ordine del ragionamento, la pazienza del cercare. E non hanno imparato a mettere in conto che tutto questo è fatica, passaggio necessario per aprirsi ai grandi orizzonti che la scuola dovrebbe contribuire a far intravedere. Tutto questo non si impara da internet, che ai ragazzi dà pure grande ricchezza di informazioni: occorre chi insegni a dare un ordine alle tante cose che oggi si possono imparare al di fuori della scuola.

Il gusto dell’originalità

Compito dell’educazione è quello di aiutare ogni persona a diventare se stessa, cioè a scoprire e a realizzare quell’essere unico che ciascuno di noi è. È un compito che resta valido anche in una temperie culturale caratterizzata da una consistente spinta all’omologazione, a mimetizzare la propria originalità sotto le diverse «divise» che il nostro tempo ci propone: abbigliamento, consumi, linguaggi fanno intuire la pressione cui anche il pensiero è sottoposto, sempre più povero di originalità e di criticità. Ragazzi e adulti rischiano di assorbire dal contesto stili di comportamento, atteggiamenti di fronte alla vita, modi di giudicare la realtà. Grande funzione della scuola è quella di tener desta un’originale capacità di valutare le cose, a partire dai valori della persona e di una convivenza civile di alto profilo. E di far intravedere la forza della libertà, la suggestione di un’umanità impegnata, la bellezza di pensare la vita non come la pensano tutti, ma liberando desideri, sogni, utopie. Allora l’educazione non è semplicemente introdurre i ragazzi alla società e alla cultura in cui vivono, ma aiutarli a conoscerla per cambiarla, per trasformarla a misura di un’umanità piena. Educazione, senso critico, responsabilità, impegno… maturano insieme; da questo processo la scuola non può restare estranea, se vuole continuare a proporsi come l’istituzione in grado di orientare verso il futuro: e non solo i ragazzi che in essa passano, ma la società tutta.

La cittadinanza come appartenenza

Il percorso attraverso la cultura apre la strada dell’educazione alla cittadinanza, cui contribuisce anche la famiglia, ma che nella scuola può diventare consapevole ed esplicita ricerca e apertura a quei valori che fanno maturare la coscienza di essere parte di una comunità e del mondo intero. Negli ultimi anni è cresciuta l’esigenza che la scuola riservi una maggiore attenzione verso la nostra Costituzione. Occorre che la scuola non si fermi a far conoscere la lettera del documento, ma piuttosto orienti ad apprezzarne e viverne i valori: democrazia, giustizia, uguaglianza, solidarietà, valore della persona e della famiglia, rispetto e tolleranza… Tutto questo ha particolare importanza in una società multiculturale, dove occorre esplicitare i valori su cui si fonda la convivenza, perché tutti se ne approprino e diventino parte attiva della comunità in cui vivono. L’acquisizione dei valori del vivere insieme oggi può avvenire solo se c’è un processo esplicito di proposta e l’accompagnamento motivato ad assumerli: dal momento che nulla più è automatico. Con un guadagno: che i comportamenti sociali che si assumono sono motivati, fatti propri in forma personale e non assunti per pressione sociale. Questo domanda ai docenti una più attenta intenzionalità e una maggiore attenzione a questa dimensione.