AGGRESSIVITA': DOTE O DIFETTO?

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

(di Laurence Pernoud)

In certe fasi dello sviluppo il bambino manifesta aggressività, ad esempio nel momento dell’educazione alla pulizia; verso i 2 anni “no” è la parola al centro delle sue ire e delle sue scenate; poco più tardi rifuterà di ubbidire battendo i piedi per terra…

Questa reazione non è segno di carattere difficile. Si affaccia ogni volta che il bambino deve superare una tappa importante della sua evoluzione. La sua resistenza, le sue collere, i suoi dinieghi denotano una personalità che cerca di esprimersi, di farsi posto fra i suoi genitori.

L’aggressività traduce sempre uno stato di crisi: la difficoltà del bambino ad adattarsi a nuove costrizioni, ad abbandonare certe abitudini, ma esprime anche il dinamismo e la vitalità di una personalità in evoluzione. Passata la crisi superata quela tappa, torna la clama, il bambino non si oppone più sistematicamente e ritrova il quo equilibrio. In questo caso, l’aggressività è segno di buona salute.

Ma se persiste, se diventa abituale, esprime un autentico disagio affettico. In questo caso, l’aggressività deve essere un segnale d’allarme per i genitori. Invece di concluedere: “Mio figlio è insopportabile”, bisogna rendersi conto che è infelice e cercarne il motivo. Reagisce a una severità eccessiva? Vuole richiamare l’attenzione di una madre distratta o di un padre troppo occupato? E’ sconvolto da litigi in famiglia? Sarà geloso? Bisogna trovarne la causa prima che l’aggressività rischi di diventare un ostacolo alle relazioni del bambino con la sua cerchia, ed eventualmente parlarne con le educatrici o insegnanti, con lo psicologo o con il pediatra.