La famiglia oggi ed il suo ruolo educativo

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

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Psicologa psicoterapeuta

“(…) Il compito dei genitori è essenzialmente il privilegio (ed in verità si dovrebbe considerare un privilegio divino) di permettere ad un’anima di entrare in contatto col mondo al fine di evolversi”. (E. Bach).

Il periodo storico in cui stiamo vivendo è caratterizzato da profondi cambiamenti culturali, sociali, da uno sviluppo tecnologico sempre più innovativo e da condizioni di vita maggiormente frenetiche e stressanti. Queste trasformazioni epocali hanno un’inevitabile effetto sulla famiglia, sul rapporto uomo-donna, sulla funzione materna e paterna e anche sul rapporto tra genitori e figli. Per quanto riguarda il ruolo dell’educazione, la famiglia costituisce un punto di riferimento importante ma non è l’unico. Con l’ingresso nella scuola, il bambino esce dalla nicchia della famiglia ed entra in contatto con figure diverse da quelle a cui era abituato imparando a socializzare e ad integrarsi nel nuovo ambiente. Inoltre, rispetto al passato, contribuiscono alla formazione dei giovani e dei giovanissimi anche le informazioni provenienti dai mass media, dalla televisione e da internet. Oggi si è passati dalla famiglia con un “ruolo normativo” in cui si trasmettevano principi morali e norme sociali, alla famiglia “affettiva” orientata a negoziare tutto e a soddisfare i bisogni individuali dei figli, a evitargli sofferenze e frustrazioni. Stiamo sicuramente assistendo ad un’educazione in cui lo stile affettivo tende a predominare su quello normativo al punto di metterlo in secondo piano. Sarebbe esagerato ed anacronistico rimpiangere la figura genitoriale autoritaria che impartiva divieti ed obblighi, così come risulterebbe eccessivo da parte della famiglia considerare come primario l’aspetto affettivo e delegare alla scuola il compito di insegnare le regole. Anche l’educazione alle norme sociali è un’espressione d’affetto che i genitori trasmettono ai propri figli. È fondamentale che il bambino acquisisca un bagaglio di principi morali che gli permetta di vivere in mezzo agli altri e di riservarsi un suo posto nella società anche in vista dell’adolescenza e dell’età adulta. In questo modo a scuola, oltre ad apprendere nuove norme di comportamento, il bambino potrà avvalersi di quelle che già conosce e che appartengono alla sua educazione familiare. L’educazione, quindi, non consiste nell’applicazione rigida e rigorosa di principi o di un sistema di regole, divieti e premi che se vengono applicati mettono al riparo da eventuali deviazioni di comportamento.

L’educazione è un processo complesso che interessa la dimensione affettiva ed emotiva; è un incontro e un intreccio fra personalità e relazioni che il bambino sperimenta innanzitutto con i genitori, i quali svolgono un ruolo fondamentale nel suo sviluppo.
L’azione educativa dei genitori non si limita solo a trasmettere corrette informazioni e norme di cultura ma si basa anche sugli affetti profondi che vengono trasmessi fin da quando il bambino è piccolo e che costituiscono la base sicura entro cui si creano relazioni sane.

Numerosi studi psicologici hanno sottolineato il particolare ruolo della madre e del padre nella crescita del figlio fin da quando egli è neonato. Il rapporto con la figura materna rappresenta una modalità affettiva e relazionale che mette in figura in particolar modo l’area della cura intesa come accoglienza, protezione, legame, calore, soddisfazione sollecita del bisogno, con la presenza di modalità anche sacrificali (dare tutto senza volere niente in cambio). Al padre, invece, è affidato il compito di favorire il processo di separazione dalla madre e di introdurre il figlio nel mondo più adulto e autonomo del sociale. Il rapporto con la figura paterna valorizza la capacità, l’esplorazione, l’efficienza, l’autonomia e l’indipendenza. La famiglia, quindi, è intesa sia come base di appoggio emotivo che come scambio di affetti. Essa è il luogo in cui l’individuo cresce e si adatta a vivere nel sistema sociale ma può anche costituire luogo di grandi conflitti, di fronte ai quali i genitori possono assumere due modalità comportamentali opposte e disfunzionali: o si dimostrano troppo rigidi arrivando a non tollerare i comportamenti aggressivi dei figli, coartandoli nell’espressione delle emozioni in generale; oppure si identificano con i figli trascurando in un certo senso il ruolo parentale, diventando “amici” dei loro figli, impedendoli così di imparare a controllare la propria aggressività. Queste situazioni si verificano soprattutto nella fase adolescenziale dei figli.

Al giorno d’oggi, l’adolescente vive in un contesto socio-culturale e tecnologico iperattivo, sovraccarico di stimoli che sembrano non lasciare spazio alla riflessione sul proprio futuro e al raggiungimento di certi obiettivi. Sembra che si sia assopita la capacità di introspezione, di analisi dei propri sentimenti e del proprio vissuto emozionale lasciando prevalere la soddisfazione immediata di bisogni primari relativi al presente. Così facendo è il tedio (la noia) che prende il sopravvento. I giovani sono spesso scontenti di ciò che fanno, della propria famiglia e delle proprie esperienze. In un contesto di questo genere, i genitori comunque rappresentato per i propri figli un modello di vita. Se noi adulti trasmettiamo efficacemente ai nostri giovani, affetto, valori, scopi, propositi che noi stessi seguiamo e condividiamo, i ragazzi acquisiranno creatività, interesse e passione nello svolgere le varie attività che arricchiranno la loro personalità. Quindi, per educare e responsabilizzare i figli, è forse opportuno ridare un significato più profondo alle cose, significato che è stato sicuramente inaridito dalla nostra cultura troppo consumistica e superficiale.
Fare il genitore è sicuramente un mestiere difficile, non esistono genitori perfetti: occorre la capacità di accettare i propri limiti e allo stesso tempo essere presenti nell’educazione dei figli, senza perdere di vista il proprio ruolo genitoriale, con il massimo impegno, amore ed entusiasmo offrendo loro la possibilità di crescere e di acquisire il senso profondo della propria esistenza.