I VALORI... QUALI CONDIZIONI NECESSARIE PER TRASMETTERLI? (Parte seconda)

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Eric de la Parra Paz

Molti genitori si lamentano di non riuscire a ottenere un comportamento morale ed etico dai figli. Ricordiamoci sempre che il comportamento dei figli è la conseguenza della situazione in cui crescono. La volta scorsa abbiamo visto alcune delle condizioni basilari, indispensabili all’acquisizione dei valori. Vediamone altre:

- CONVINZIONE

Ciò che in una persona non nasce da una libera scelta, non le apparterrà mai. Questo è il senso profondo del’educazione: far sì che i figli si comportino correttamente perché desiderano agire così. Il figlio che si comporta male per paura non ha ricevuto una buona educazione, e agisce condizionato da un’emozione negativa.

L’autoritarsimo può produrre bambini sottomessi e senza alcun principio morale, che alla prima disattenzione si trasformano in ribelli. La garanzia che un bambino si comporti bene sta nel fatto che questa è la sua convizione; ecco perché è importante parlare con lui dei suoi problemi e delle sue preoccupazioni, per potergli fornire un criterio che serva da modello al suo comportamento e che dia significato ai valori.

- SEPARARE LA SFERA MATERIALE DA QUELLA MORALE

Evitare di associare l’osservanza delle regole e dei principi morali a premi e castighi. La siddisfazione di raggiungere obiettivi morali deve andare oltre gi aspetti materiali o l’interesse concreto del momento. La soddisfazione per aver agito correttamente deve costituire la sua stessa gratificazione.

 Sono i valori a determinare la possibilità, nei vostri figli, di vivere una vita degna e onorevole, con la capacità di attraversare il fango senza sporcarsi. Altrimenti, anche se è solo una piccola pozzanghera, si sporcheranno da capo a piedi e il fango li ricoprirà.

Non è più il tempo di dare la colpa ai bambini o agli adolescenti, ma di domandarci: “che cos’ho fatto per trasmettere a mio figlio i valori che rendono degno un essere umano? Come mi comporto in casa? Com’è il nostro rapporto coniugale? Ci rispettiamo? Ci parliamo con sincerità? Ci ammiriamo? Ci amiamo?”.

I bambini hanno indubbiamente bisogno di essere amati, ma preferiscono che i genitori si amino piuttosto che ricevere il loro amore, perché finchè i genitori si amano sanno di essere al sicuro. Quando i genitori non si amano, la stabilità emotiva dei figli è in pericolo.

Un bambino ha bisogno di due colonne per sostenere il suo tempio: il padre e la madre. Queste figure devono essere due amici, devono amarsi, essere innamorati l’uno dell’altra e dei loro figli; mai assumere una posizione di conflitto che genera insicurezza nel bambino, il quale, sentendo che le colonne che sostengono la sua vita possono crollare in qualunque momento, anche se è stata una scossa di poco conto, assimila questo concetto.

 

I VALORI… QUALI CONDIZIONI NECESSARIE PER TRASMETTERLI?

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Molti genitori si lamentano di non riuscire a ottenere un comportamento morale ed etico dai figli. Ricordiamoci sempre che il comportamento dei figli è la conseguenza della situazione in cui crescono. Esistono quindi alcune condizioni basilari, indispensabili all’acquisizione dei valori. Vediamone qualcuna:

 

- SCELTA DEI VALORI

I genitori devono riflettere insieme sui valori che ritengono indispensabili per lo sviluppo personale dei figli. A titolo di orientamento (benchè dipenda totalmente dal criterio e dal tipo di educazione che i genitori intendono trasmettere ai figli), alcuni valori fondamentali sono: amore, gioia, fede, senso della vita, gratitudine, autostima, salute, rispetto, obbedienza, responsabilità, desiderio di superare se stessi, pazienza, sensibilità, tolleranza, perdono, generosità, lealtà, umiltà, creatività, giustizia, pulizia e ordine.

 

- COERENZA

Bisogna diventare profondamente consapevoli del fatto che i genitori sono il modello dei figli. Nessuno è in grado di dare quello che non ha, e alla fine si finisce con il proiettare sui figli le proprie carenze, pretendendo dai figli cose che i genitori non sono capaci di mettere in pratica. Educa più l’esempio delle parole. I genitori dovrebbero dare un’autoanalisi per capire qual è il loro grado di competenza rispetto ai valori che desiderano trasmettere ai figli; e verificare a vicenda in che modo li mettono in pratica nella vita di tutti i giorni, aiutandosi reciprocamente a migliorare. Per i bambini, i valori sono concetti astratti, difficili da capire, ma diventano molto più facilmente assimilabili se vedono nei genitori l’esempio pratico, e la loro attuazione pratica come qualcosa di naturale.

 

- AMBIENTE FAMILIARE FAVOREVOLE

L’acquisizione dei valori nei bambini non avviene in una volta sola e una volta per tutte. E’ un processo che li accompagna in tutto il loro sviluppo, e per questo è fondamentale creare un ambiente familiare che faciliti e rafforzi questi valori. Il dialogo, le decisioni, le abitudini, le attività, il tipo di rapporti, tutto deve essere impregnato della stessa fragranza morale; è l’unico modo in cui i figli si possono nutrire in modo naturale dei valori come se realmente vissute.

Ce ne sono altre ma le vediamo la prossima volta…

L'ETA' DELL'ISPIRAZIONE

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

(Eric de la Parra Paz)

Il periodo che va dai 14 ai 21 anni è l’età dell’ispirazione. L’adolescente si ispira a grandi idee, di diversa natura. Ha bisogno di eroi o di eroine. Se voi, i suoi genitori, non lo siete, cercherà queste figure altrove, e se i “buoni” non lo ispirano lo ispireranno i “cattivi”.

In questa fase, l’adolescente introietta i valori sociali e i principi etici attraverso la famiglia e l’ambiente in cui vive. Può sviluppare stabilità e carattere, a patto di avere sempre presenti determinati obiettivi. Naturalmente, le regole e i  limiti continuano a essere importanti, ma in questa fase l’adolescente ha bisogno di un controllo interno, perché i genitori non possono essere sempre presenti né partecipare a tutte le sue attività come quando era piccolo.

L’adolescente comincia quindi a servirsi della propria scala di valori.
L’adolescente conosce ormai esattamente le convinzioni che reggono la vita dei suoi genitori, ma non sempre comprende le ragioni su cui tali convinzioni si basano. Per questo è importante comunicare ai figli i motivi delle proprie idee e convinzioni. Regole e convinzioni si rafforzano attraverso il dialogo. I giovani hanno bisogno di discutere con i genitori, esattamente come con i compagni, sulle cose importanti della vita. Soprattutto le discussioni informali possono avere una profonda influenza sul modo di pensare di un adolescente. Ma sopra ogni cosa ha bisogno di percepire l’amore, la fiducia, la comprensione e il sostegno dei genitori. Sentendosi accettato e amato, l’adolescente è aperto a ogni cambiamento positivo.

Se i vostri figli sono arrivati ai 18 anni senza valori, anche se li iscrivete alla scuola più cara e prestigiosa, se venissero un giorno in contatto con la droga correrebbero il grave pericolo di volerla provare. Non hanno difese. Anche se distingue già tra il bene e il male, l’adolescente si muove ancora al 90% in modo istintivo, sulla base delle informazioni registrate in precedenza nel cervello, e tutto avviene a livello inconscio.

Ora capite le fasi più importanti della vita dei vostri figli?

Il periodo che va dalla nascita ai 21 anni è quello decisivo, perché è lì che avviene il processo di costruzione dei valori. Possiamo fare un paragone con le automobili: quando acquistate un’automobile nuova, il suo futuro funzionamento dipende da come la usate nei primi mille chilometri. Se maltrattate la vostra auto e non seguite i consigli del costruttore, si guasterà e vi darà problemi di ogni tipo. La durata e il funzionamento di un’automobile dipendono da come la guidate. Con i figli è lo stesso, e i primi 21 anni sono fondamentali per la creazione della struttura che li accompagnerà per il resto della vita. A partire dai 21 anni, il giovane sviluppa in modo formale e cosciente le interazioni sociali. Tutto ciò che si è formato negli anni precedenti evolve e viene messo in pratica.

L'ETA' DELL'IMITAZIONE

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Nel corso dello sviluppo e della maturazione, i bambini passano attraverso tre fasi che rivelano la necessità di diversificare l’educazione e la trasmissione dei valori: l’età delle regole, quella dell’imitazione e quella dell’ispirazione.
Abbiamo già visto quella delle regole ora vedremo l’età dell’imitazione.

L’ETA’ DELL’IMITAZIONE

(Erica de la Parra Paz)

La seconda età dell’infanzia, quella dell’imitazione, avviene tra gli otto e i quattordici anni. E’ il periodo in cui, se i genitori danno ai figli una buona istruzione e nello stesso tempo un cattivo esempio, è come se gli dessero del cibo con una mano e del veleno con l’altra.

In questi anni i modelli sono estremamente importanti. Le regole continuano a essere importanti, ma è l’esempio a costituire lo stimolo fondamentale.

In questa fase, il bambino sviluppa le inclinazioni di base che in seguito lo condurranno alle grandi decisioni riguardo al tipo di persone con cui associarsi, allo stile di vita, al rispetto per gli altri e all’importanza assegnata all’onestà.

Il bambino non impara i valori attraverso le parole o le minacce; li apprende mediante l’esempio, e comincia a vivere in conformità con il modello che gli trasmettono i genitori. I bambini imparano persino da quello che potrebbe sembrare il più insignificante dei comportamenti.

Per trasmettere valori, i genitori devono essere  coerenti e seguire quegli stessi valori che vogliono trasmettere ai figli, perché i bambini assorbono inconsciamente dalle persone che li circondano. Se il bambino vede che i genitori si amano, si prendono cura l’uno dell’altro e si rispettano reciprocamente, impara a conoscere l’amore, ad acquisirne e viverne il valore. In questa fase è molto importante fare attenzione al tipo di persone che sono vicine ai figli, cominciando da voi stessi, perché si possono trasmettere anche valori negativi, come l’aggressività o la mancanza di rispetto.

Se il vostro desiderio più grande è che i vostri figli conducano una vita sana e abbiano cura del loro corpo, vi domando: che cosa fate voi, in  qualità di genitori, per insegnarglielo? Ciò di cui i bambini hanno bisogno per imparare ad avere cura del proprio corpo è vedere come ve ne prendete cura voi; se fate attività fisica, se siete attenti all’alimentazione, se evitate prodotti dannosi per la salute, e così via. E’ necessario che i figli imparino la cura del corpo attraverso l’esempio vivente dei genitori.

Ricordate che la cosa più importante per trasmettere un valore è testimoniarlo nella nostra vita.

Se volete che i vostri figli abbiano rispetto di sé, è essenziale essere persone che rispettano se stesse in ogni momento e in qualunque circostanza. Se volete essere un esempio per i vostri figli, è indispensabile che siate coerenti nella vostra vita.

Tutto ciò che volete che i vostri figli siano, dovete esserlo voi per primi. Quando scoprite in vostro figlio qualcosa che non vi piace, guardatevi dentro e lì troverete sicuramente la causa. Se un bambino manifesta un comportamento negativo, invece di correggerlo in lui, correggetelo in voi stessi.

Il maestro insegna più con ciò che è, che con ciò che dice. (Kierkegaard)

LA RECITA A SCUOLA: ne vale la pena?

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Tanti sono i motivi per cui la recita scolastica e la sua preparazione sono importanti per favorire uno sviluppo sempre più completo del bambino.

E’ sicuramente un'esperienza emotiva per i bambini, ma anche educativa e sociale in una fascia d'età in cui il gioco e lo stare insieme sono il terreno fertile per la loro crescita.

Le recite sono ulteriori occasioni in cui il bambino si esercita ad ascoltare, comprendere e a riesprimere narrazioni, a memorizzare canzoni e poesie, a cantare e seguire un ritmo e una melodia.  Non solo… ma accetta  anche di interpretare un ruolo, accetta le regole per una buona riuscita della recita e impara a muoversi in modo coordinato con gli altri.

Per non parlare delle emozioni che entrano in gioco; quante volte noi adulti esitiamo a prendere un microfono in mano, quante volte subentra in noi la paura di sbagliare, non vogliamo esporci di fronte ad un pubblico? La recita a scuola aiuta il bambino sin da piccolo, a vivere le emozioni, e se aiutato dall’adulto può anche imparare a riconoscerle e ad affrontarle.

La recita di Natale poi, non lo dimentichiamo, avvicina i bambini al senso e alla scoperta della Nascita di Gesù, lasciando anche un messaggio a coloro che ascoltano. I bambini vengono così sensibilizzati alla fede, alle tradizioni della nostra cultura ma non solo loro… Leggiamo perché, secondo quanto ci racconta Guareschi ne “La favola di Natale”…

“Natale è la festa della famiglia e tutti si danno da fare per trascorrerla insieme in allegria; se gli adulti hanno da fare, i bambini non sono da meno.
 In molte famiglie è tradizione che i figli recitino nel giorno della festa una poesia e allora ... che fatica imparare le poesie! E se poi in famiglia ci sono più poesie da imparare c'è il rischio che mezzo quartiere sia costretto a impararle.

Forse Margherita ha ragione quando dice che occorre la maniera forte coi bambini: il guaio è che, a poco a poco, usando e abusando della maniera forte, in casa mia si lavora soltanto con le note sopra il rigo.
 La tonalità, anche nei più comuni scambi verbali, viene portata ad altezze vertiginose e non si parla più, si urla.

Rincasando, un giorno del dicembre scorso, la portinaia si sporse dall'uscio della portineria e mi disse sarcastica: È Natale, è Natale è la festa dei bambini - è un emporio generale - di trastulli e zuccherini!


Ecco, - dissi tra me - Margherita deve aver cominciato a insegnare la poesia di Natale ai bambini.
 Arrivato davanti alla porta di casa mia, sentii appunto la voce di Margherita:
 «È Natale, è Natale - è la festa dei bambini!...». 
È la festa dei cretini! -rispose calma la Pasionaria. Poi sentii urla miste e mi decisi a suonare il campanello.
 Sei giorni dopo, il salumaio quando mi vide passare mi fermò.
 Strano, - disse - una bambina così sveglia che non riesce a imparare una poesia così semplice.
 La sanno tutti, ormai, della casa, meno che lei.
 In fondo non ha torto se non la vuole imparare, - osservò gravemente il lattaio sopravvenendo. - È una poesia piuttosto leggerina.
 È molto migliore quella del maschietto: «O Angeli del Cielo - che in questa notte santa - stendete d'oro un velo - sulla natura in festa...».
Non è così, - interruppe il garzone del fruttivendolo. - «O Angeli del Cielo - che in questa notte santa stendete d'oro un velo - sul popolo che canta...
 Nacque una discussione alla quale partecipò anche il carbonaio, e io mi allontanai.
 Arrivato alla prima rampa di scale sentii l'urlo di Margherita: «...che nelle notti sante - stendete d'oro un velo - sul popolo festante...».
 Due giorni prima della vigilia, venne a cercarmi un signore di media età molto dignitoso.
 Abito nell'appartamento di fronte alla sua cucina, - spiegò. Ho un sistema nervoso molto sensibile, mi comprenda. Sono tre settimane che io sento urlare dalla mattina alla sera:
 «È Natale, è Natale - è la festa dei bambini - è un emporio generale - di trastulli e zuccherini».
 Si vede che è un tipo di poesia non adatto al temperamento artistico della bambina e per questo non riesce a impararla.
 Ma ciò è secondario: il fatto è che io non resisto più: ho bisogno che lei mi dica anche le altre quartine.

Margherita, la sera della vigilia era triste e sconsolata.
 Ci ponemmo a tavola, io trovai le regolamentari letterine sotto il piatto.
 Poi venne il momento solenne.
 Credo che Albertino debba dirti qualcosa, - mi comunicò Margherita.
 Albertino non fece neanche in tempo a cominciare i convenevoli di ogni bimbo timido: la Pasionaria era già ritta in piedi sulla sua sedia e già aveva attaccato decisamente:
 «O Angeli del Cielo - che in queste notti sante - stendete d'oro un velo - sul popolo festante...». Attaccò decisa, attaccò proditoriamente, biecamente, vilmente e recitò, tutta d'un fiato, la poesia di Albertino.
 È la mia! - singhiozzò l'infelice correndo a nascondersi nella camera da letto.
 Margherita, che era rimasta sgomenta, si riscosse, si protese sulla tavola verso la Pasionaria e la guardò negli occhi.
 Caina! - urlò Margherita.
 Ma la Pasionaria non si scompose e sostenne quello sguardo. E aveva solo quattro anni…

Guareschi ci fa riflettere: per far imparare anche solo una piccola e semplice poesia ad una bimba di quattro anni, tutto il quartiere ne resta volontariamente o meno coinvolto.

Ed è bellissimo vedere come anche alla nostra recita di Natale i genitori sapessero la parte del loro bambino, la poesia da recitare o vedere come qualcuno canticchiasse insieme ai bimbi la canzone “Marry Marry Christmas”.  E se ci lasciamo interrogare e stupire da quanto i bimbi recitano e cantano ecco che cogliamo in loro il germogliare dei primi "semi piantati", l’interiorizzazione dei primi valori che porteranno frutto man mano che i nostri figli cresceranno.

Grazie bimbi perché le vostre parole ci hanno ricordato quanto è importante la venuta di Gesù e che questo è il Natale che noi festeggiamo… i regali? Quelli li porta Babbo Natale ma non sono importanti e tanto meno ineguagliabili rispetto all’Amore che Dio ha nei nostri confronti avendoci donato il Suo figlio Gesù.

Sembrano quasi dirci:

“Mamma, papà, nonni, maestre fateci conoscere e sperimentare questo grande Amore!