EDUCARE AL NATALE

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Il Natale è una festa religiosa e si potrebbe pensare che non riguardi chi non ci crede e così si priva anche il bambino di conoscere questa festa... Ma anche se non siete credenti potete spiegare al vostro bambino l'origine e il significato del Natale: ascoltandovi, si renderà conto che questa festa è una delle più belle storie dell'umanità, una storia che ha impresso il suo segno nel mondo.

Si devono raccontare le storie di Gesù o di Babbo Natale oppure è meglio evitarl?, mi chiedono in molti. A questo proposito le opinioni di psicologi e pedagogisti sono molto contrastanti e la decisione spetta solo a voi, in base alle vostre opinioni personali o alle tradizione di famiglia. Del resto il discorso è più ampio e riguarda l'educazione religiosa. Alcuni genitori dicono di non voler influenzare i figli e preferiscono lasciare che siano loro a scegliere quando saranno più grandi, al momento opportuno. Si deve però tenere conto che è difficile scegliere senza poter fare dei paragoni. Crescere i propri figli in un cammino di fede, invece, permetterà loro di poter scegliere se continuare o no quando raggiungeranno l'età adulta. 

Non priviamo i nostri bambini della dimensione spirituale nella vita di tutti i giorni perchè ciò susciterà comunque in loro altri bisogni e altre esigenze. 

 

 

ALCUNE DIFFICOLTA' ALLA SCUOLA MATERNA

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Di Laurence Pernoud

 

Il bambino a casa non racconta nulla

Questo non significa che a scuola sia scontento. Forse pensa per il momento che sia un dominio riservato. Oppure è per natura poco espansivo. O anche è il suo modo di prendere le distanze da voi, di diventare "grande". Assicuratevi presso la maestra che tutto vada bene e rispettate la sua riservatezza.

Il bambino che non si interessa e non partecipa a niente

E' nella sezione dei piccoli: sarà forse troppo giovane? E' più grande: forse lo avete abituato a essere oggetto di troppe attenzioni e ora, affidato a se stesso, ansioso e timoroso non osa prendere nessuna iniziativa, nè da solo nè insieme ad altri. Di salute fragile, forse fatica a sopportare il chiasso e l'agitazione di una classe e perciò ha scelto di isolarsi. O forse è il suo modo di attirare su di sè l'attenzione della maestra. Bisogna, senza drammatizzare, uscire da questa situazione mediante un buon dialogo con la maestra.


L'anno di anticipo

Alcuni genitori vorrebbero che il loro figlio entrasse alla scuola elementare con un anno di anticipo. Bisogna tuttavia considerare che è importante che il bambino abbia raggiunto un certo grado di maturità per acquistare le nozioni di base. Questa maturità i bambini l'hanno in generale a 6 anni. Appunto per questo, 6 anni è l'età legale per entrare alla scuola elementare. Molti bambini, che non per questo sono meno normali, raggiungono questa maturità solo a 6 anni e mezzo, 7 anni; alcuni di loro addirittuara anche più tardi. E' vero che ci sono dei bambini molto precoci ed equilibrati che rivelano un gusto reale per l'apprendimento, che manifestano di volere imparare a leggere, scrivere, far di conto, e che ne sono capaci fra i 5 e i 6 anni. Altri fattori entrano in gioco per sapere se il bambino sia pronto per anticipare di un anno: bisogna per esempio che sappia distinguere bene la destra dalla sinistra, si collochi bene nel tempo e nello spazio, se sappia relazionarsi adeguatamente con i suoi pari, ecc. 

Bisogna inoltre che il bambino abbia acquisito una certa maturità, cosa che non sempre accade. Alcuni bambini sono precoci sul piano intelletuale, ma sono ancora infantili; hanno bisogno più dei giochi, della libertà, della spontaneità della scuola materna che dell'insegnamento rigido della scuola elementare. Quindi salvo eccezioni, l'anno di anticipo rischia di essere più una fonte di difficoltà che un guadagno di tempo. 

AGGRESSIVITA': DOTE O DIFETTO?

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

(di Laurence Pernoud)

In certe fasi dello sviluppo il bambino manifesta aggressività, ad esempio nel momento dell’educazione alla pulizia; verso i 2 anni “no” è la parola al centro delle sue ire e delle sue scenate; poco più tardi rifuterà di ubbidire battendo i piedi per terra…

Questa reazione non è segno di carattere difficile. Si affaccia ogni volta che il bambino deve superare una tappa importante della sua evoluzione. La sua resistenza, le sue collere, i suoi dinieghi denotano una personalità che cerca di esprimersi, di farsi posto fra i suoi genitori.

L’aggressività traduce sempre uno stato di crisi: la difficoltà del bambino ad adattarsi a nuove costrizioni, ad abbandonare certe abitudini, ma esprime anche il dinamismo e la vitalità di una personalità in evoluzione. Passata la crisi superata quela tappa, torna la clama, il bambino non si oppone più sistematicamente e ritrova il quo equilibrio. In questo caso, l’aggressività è segno di buona salute.

Ma se persiste, se diventa abituale, esprime un autentico disagio affettico. In questo caso, l’aggressività deve essere un segnale d’allarme per i genitori. Invece di concluedere: “Mio figlio è insopportabile”, bisogna rendersi conto che è infelice e cercarne il motivo. Reagisce a una severità eccessiva? Vuole richiamare l’attenzione di una madre distratta o di un padre troppo occupato? E’ sconvolto da litigi in famiglia? Sarà geloso? Bisogna trovarne la causa prima che l’aggressività rischi di diventare un ostacolo alle relazioni del bambino con la sua cerchia, ed eventualmente parlarne con le educatrici o insegnanti, con lo psicologo o con il pediatra.

IL DONO DI SOGNARE E DI DESIDERARE

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Eric de la Parra Paz

I bambini hanno una qualità meravigliosa: una grande immaginazione. Aiutarli a conservare e a stimolare questo dono equivale ad accrescere la loro capacità di trasformare in realtà i loro sogni.

Napoleone Bonaparte disse una volta: “l’immaginazione domina il mondo”. Einstein pensava che “l’immaginazione è più importante della conoscenza, perché la conoscenza è limitata a ciò che sappiamo e comprendiamo in questo momento, mentre l’immaginazione abbraccia il mondo intero e tutto quello che c’è ancora da sapere e da comprendere”.

Tutti i bambini hanno dei sogni: di possedere un dono speciale, di essere diversi, di poter fare una particolare impressione sugli altri, di trionfare in questa o quell’attività, e di trasformare il mondo in un posto migliore in cui vivere.

Bisogna incoraggiare i bambini a sognare la loro grandezza. Non è necessario che credano negli eroi, né che diano ad altre persone più importanza che a se stessi.

Come genitori, dobbiamo insegnare a scoprire la grandezza che c’è dentro di loro, facendo domande come: “In che cosa ti piacerebbe emergere nella vita? Che cosa inventeresti per aiutare l’umanità? Come trasformeresti il mondo un posto migliore per viverci?” E dicendo: “Sono sicuro che te la caverai benissimo in qualunque cosa; sei molto intelligente e le tue idee sono fantastiche”.

Parlare così ai bambini li fa sentire in grado di poter diventare grandi umini o grandi donne, e di far scoprire la loro grandezza nel campo che hanno scelto.

Un modo validissimo per aiutare i figli a nutrire dei sogni consiste nel leggergli o dare da leggere libri che stimolino l’immaginazione. Può servire anche intervenire con domande  del tipo: “Secondo te, che cosa succederà dopo?”, “Che cosa avresti fatto tu?”, “Cambieresti qualcosa nel racconto?”. I racconti e le favole, oltre a stimolare  l’immaginazione, hanno lo scopo di trasmettere un messaggio che penetra nella mente in modo inconscio.

Un altro modo per stimolare grandi sogni è la lettura di biografie di personaggi che si sono distinti per le loro qualità umane, per l’eroismo, la perseveranza, le capacità o qualunque impresa ammirevole che li ha resi famosi.

Se insegnamo ai bambini a sognare e a desiderare, li stiamo educando a porsi degli obiettivi e delle mete. La mente lavora in base agli obiettivi. Quando ci proponiamo qualcosa, grande o piccola che sia, la mente si focalizza sulla sua realizzazione. Quando un bambino impara a desiderare, e a sapere ciò che desidera, ha imboccato la strada giusta per trsformarla in realtà. Insegnamo ai bambini a chiedere a Dio, all’angelo custode, alla loro stella, non importa a chi, di esaudire i loro desideri. L’importante è che credano nel potere del desiderio.