Meglio un cuore ardente....

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Bernardi diceva: "Viviamo in un mondo sempre più povero di amore. Questo è il grande rischio che vedo davanti ai nostri bambini!"

Anche Antonio Mazzi è sulla stessa linea: "La crisi più profonda oggi parte dalla mancanza di abbracci, di relazioni, di amicizia, di tenerezza."

Ma noi no, preferiamo un cuore ardente, o come dice Buber "soltanto una potenza che abbraccia può essere guida." E così cerchiamo di mettere in circolazione parole di seta. E' noto a tutti che vi sono parole che gelano i cuori, altre che li riscaldano; parole che schiacciano e parole che innalzano; parole pallottole e parole carezze. Ditemi se non sono vitamine psicologiche allo sato puro, parole come queste, dette al figlio: "Sei favoloso!"; "Siamo orgogliosi di te!". "E' bello averti come figlio!"?

Queste sono parole terapeutiche. Privare di esse il figlio, è disidratargli l'anima, è devitalizzarlo. Non usiamole con il contagocce: quelle sono parole benedette!

Non dimentichiamoci delle coccole. Alcuni anni fa era in cicrcolazione un magnifico lavoro intitolato "La terapia delle coccole": L'autore Piero Balestro, provava che il contatto pelle a pelle ha effetti prodigiosi: giova alla crescita, previene le malattie, migliora l'umore, stabilizza le funzioni cardiache... Una cosa è certa: cinque secodo di carezze comunica un'ora di parole! Con le coccole mandiamo al figlio messaggi positivi. Gli diciamo "Ti amiamo, Siamo contenti che tu ci sia. Tu ci importi. Sei prezioso!".

Non per nulla la parola carezza deriva dal latino "carus" nel senso di caro e di prezioso. La carezza è sempre una dichiarazione di valore!
Lo hanno provato gli scienziati i quali hanno scoperto che le coccole stimolano il rilascio di una proteina oppioide che serve alla produzione di beta-endrofina, dall'azione simile alla morfina. Le coccole assicurano al bambino la fiducia di base nella vita che secondo lo psicanalista statunitense Erik Erickson è il pilastro fondamentale della personalità sana.

E infine, la mancanza di amore si combatte regalando gentilezze. Benjamin Spock era solito ricordare alle mamme che "la cura amorevole data con gentilezza ai figli vale cento volte di più di un pannolino messo alla perfezione. Regalare gentilezze è accompagnare il bambino a letto e non mandarlo; è fargli una sorpresa; è partecipare alla recita scolastica, ecc. Per tutta la vita il figlio si ricorderà d'aver avuto genitori che con il loro alto vantaggio emotivo riscaldavano la casa con i termosifoni spenti!

 

 

Senza passione non vi è educazione!

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Di Pino Pellegrino

Come l'anemia è mancanza di forze, mancanza di brio, mancanza di calore, anche in educazione possiamo parlare di anemia, quella pedagogia ossia: mancanza di slancio, di passione, di interessi... L'anemia perdagogica porta ad un'educazione piatta, sbiadita, rassegnanta.
Un educatore così ha un carattere inadatto alla crescita di un uomo, è molliccio, debole, privo di grinta.

Per i genitori l'unica giustificazione che può spiegare l'educazione è la dedizione disinteressata di far crescere un uomo nuovo al quale abbiamo dato la vita. A conti fatti l'unica gistificazione dell'educazione può essere solo la disponibilità senza scopo di lucro: non può essere che una PASSIONE. Se si toglie la passione pedagogica, l'educazione non ha radici. Ai primi ostacoli si getta la spugna e ci si limita ad allevare e non educare.

Come è possibile sconfiggere l'anemia pedagogica? Prima di tutto è necessario riflet0tere un attimo su ciò che siamo. Essere genitore non è uno spasso, non è una cosa per gente pigra. Ne era convinto anche l'autorevole pediatra Bernardini (1922-2001) quando dice: "Diventare genitore non è obbligatorio. Ma quando uno lo diventa, deve darsi una bella regolata e stare attento a quello che fa!"

Eh si perchè la sorte di un uomo è nelle mani di chi lo mette al mondo! I genitori, lo vogliano o no, ci pensino o no, lasciano una traccia sul figlio che non può sottrarsi ad essi, soprattutto nei primi anni di vita che formano lo zoccolo duro della nostra personalità. 

Il contesto famigliare è la base che ha il potere di costruire o demolire, in modo indelebile l'Io del bambino e quindi l'uomo del domani!


Pertanto dobbiamo fortificare, il più possibile, la passione ducativa che muove tutto!
La molla che dà forza ad ogni passione è un sogno, una meta, un ideale.
Un uomo con un sogno è più forte di cento che abbiano solo interessi! Non solo più forte, ma anche più grande in base all'altezza del sogno, dell'ideale. Ebbene, si trovi un ideale più grande di quello di regalare al mondo un Uomo nuovo! Non ci stanchiamo di sottolinearlo: costruire un calcolatore elettronico è geniale, andare sulla Luna è meraviglioso, educare un Uomo è immenso!

Per concludere... sconfiggiamo l'anemia pedagogica; prendiamo consapevolezza dell'altezza e della grandezza del nostro essere genitori!

Scrive Piero Angela (1928) parlando della mamma: "Immersa nei pannolini, nelle pappe, nei rigurgiti, la mamma si sente spesso frustrata intellettualmente, ma può ritrovare una diversa propsettiva, se è consapevole che la sua intelligenza, il suo talento, la sua sensibilità sono praticamente le sole cose che permettono a quel batuffolo umano di emergere dalla notte animale e di diventare un essere pensante. Tocca a lei plasmare, modellare, stimolare la nascita dell'intelligenza, della creatività, della personalità. Il suo compito è molto simile a quello di uno scultore, di un pittore, di un musicista."

Ecco i genitori sono come compositori ed artisti. Chi ha una prospettiva così alta stenta a credere che ci si possa ammalare di "anemia pedagogica"!.

 

 

TARANTOLITE?

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

(tratto da Le malattie dell'educazione di Pino Pellegrino)

Tanti interrogativi sorgono nella mente del genitore: "Mio figlio non ha ancora fatto certe domande, sarà normale?; Non mangia il pesce, cosa fare per dargli una dieta integrale?" e insieme a queste anche ansie e preoccuapazioni. Si tratta di vere e proprie trappole come quelle che seguono:

1. La trappola del bambino da manuale. I libri di psicologia stabiliscono le tappe della crescita del bambino. "Il mio non rispetta la tabella di marcia! Abbiamo in casa un bambino ritardato!"

2. La trappola del bambino televisivo. "Il bambino televisivo è una gioia di bambino! Non suda, non fa capricci, non ha bisogni..."

3. La trappola del bambino del vicino. "Lui si che è bravo! Lui studia, lui obbedisce, lui è educato...!" 

e a queste aggiungiamo il Complesso dell'Assedio proprio di chi teme che il bambino corra sempre qualche pericolo, e il Complesso di Mastro Lindo proprio di chi ha l'ossessione della pulizia.

Con queste caratteristiche Pino Pellegrino definisce la "tarantolite", un'altra malattia che non permette un'educazione efficace e blocca i nostri figli nella paura di tutto e di tutti, li blocca nella libertà di espressione e di gioco perchè non devono sporcarsi, non devono farsi male e via dicendo. E, non ultima, la paura di non essere all'altezza perchè ancora immaturo rispetto alle fasi di sviluppo e di crescita.

Il bambino da manuale esiste solo sui libri. Il bambino televisivo è un'astuta invenzione. Il bambino della famiglia che ci sta di fronte può essere un'illusione.

Grazie a Dio i figli hanno più risorse di tutte le nostre ansie e di tutte le nostre preoccupazioni! Lasciamoci provocare da Thomas Berry Brazelton che ci dice: "Genitori, vi ordino: siate felici!"

TAGLIARE IL CORDONE OMBELICALE

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

Pino Pellegrino per un'educazione al top ci ricorda quanto sia importante tagliare il cordone ombelicale... come?

Nel secolo scorso un noto pediatra, Marcello Bernardi (1922-2001) disse: "I genitori ammalati di "figliolite" non vogliono essere soltanto le fondamenta: vogliono essere tutto, fino all'ultima tegola. Vogliono essere genitori per sempre, genitori in servizio permanente effettivo, per usare un gergo militaresco. Controllano tutto: cibo, vestito, amicizie, giochi, carriere scolastiche, comportamenti. Come farà un ragazzo ad afrrontare la vita, se non ha mai imparato a vivere? Se tutto è sempre stato deciso da altri, preparato da altri, scelto da altri, guidato da altri?"

E per di più, si accompagnano a questi atteggiamenti anche una protezione eccessiva del figlio, che porta i genitori a difenderlo sempre e comunque!

Come quella mamma che a Roma, convocata dall'insegnante per avvertirla che se la figlia non si fosse impegnata di più avrebbe rischiato la bocciatura, le urlò in faccia: "Questa è una scuola privata! Io pago. Lei non deve seccarmi!"

O come quella mamma che, per cancellare le prove della colpevolezza del figlio, bruciò ben sette capolavori di Pablo Picasso, rubati dal ragazzo al museo di Rotterdam nel Luglio 2013.

Esempi questi che ci dicono cosa può portare la malattia della "figliolite": PUO' PORTARE A GENITORI DISTANTI DALL'EDUCAZIONE QUANTO LO E' LA FARINA DALLA SABBIA, IL FUOCO DALLA NEVE!

Infatti il figlio troppo protetto si illude d'essere infallibile, perfetto, insindacabile: ed ecco la premessa per un futuro prepotente!

Che fare per liberarci dell'insidiosa "figliolite"?

Pino Pellegrino ci dice che il successo dipende dalla vittoria sul cosidetto "Complesso del bagnino"; il bagnino teme sempre che qualcuno anneghi. Allora lasciamo che il figlio cresca, quindi teniamo conto che "Tutte le volte che facciamo noi una cosa che il figlio può fare da solo, gli rubiamo un pezzo di vita". 

 

 

 

Per un'educazione al top

Scritto da La Direzione. Postato in Educhiamo Insieme

L'educazione è sempre affamata come un neonato sano. Di stagione in stagione vuole parole nuove. Non è mai scontata: va sempre aggiornata, contestualizzata. Non le è permesso di vivacchiare, se vuole continuare ad essere quello che deve essere: "l'arte" del produrre persone umane provviste di mente e di cuore. E così puntiamo ad un'educazione fedele a se stessa.

Ci aiuterà Pino Pellegrino a scoprire come vivere un'educazione che goda di ottima salute e lo faremo conoscendo le "tredici malattie" che la insidiano.
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