Progetto educativo

Scritto da La Direzione. Postato in Documenti Offerta Formativa

            “Se vogliamo che un messaggio d’amore sia udito, spetta a noi lanciarlo”
Madre Teresa di Calcutta

 Premessa

 Il progetto educativo nasce da scelte comuni di fondo condivise e rappresenta l’elemento di passaggio e declinazione verso una progettazione più concreta di esperienze da offrire ai bambini. Questo ci fa comprendere come il progetto educativo sia un’occasione di confronto e impegno per la crescita sia dei bambini sia degli adulti coinvolti nell’agire educativo e richiami con forza alla corresponsabilità.

Per un’autentica educazione è fondamentale osservare la realtà in tutte le sue dimensioni; questo è il primo criterio che guida ed orienta un progetto educativo dove lo sguardo è “su, per e con” i bambini. Tale passaggio ci porta a definire che sono i criteri educativi[1]:

  • ·         La consapevolezza che la realtà è all’origine di ogni processo educativo perché lo accompagna in ogni passo e ne diventa termine di paragone;
  • ·         Il considerare che la tensione alla verità è il fine ultimo di ogni conoscenza, a qualunque livello;
  • ·         Il ruolo fondamentale della famiglia come primo e sostanziale ambiente educativo;
  • ·         La continuità, la congruità e la coerenza;
  • ·         Lo sguardo del personalismo cristiano come fondamento dello sguardo ai bambini e alle famiglie;
  • ·         L’impegno che ogni azione educativa congiunta salvaguardi la spontaneità dei bambini e la libertà.


 

Educazione armoniosa e globale

 J. Delors afferma che l’educazione si colloca al centro dello sviluppo sia della persona sia della comunità; il suo compito è quello di consentire a ciascuno di sviluppare pienamente i propri talenti e di realizzare le proprie potenzialità creative, compresa la responsabilità per la propria vita e il conseguimento dei propri fini personali.

L’educazione nel corso della vita è basata su quattro pilastri: imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme e imparare ad essere.

  1. 1.       Imparare a conoscere, combinando una conoscenza generale sufficientemente ampia con la possibilità di lavorare in profondità su un piccolo numero di materie. Questo significa anche imparare ad imparare, in modo tale da trarre beneficio dalle opportunità offerte dall’educazione nel corso della vita.
  2. 2.       Imparare a fare, allo scopo d’acquistare non soltanto un’abilità, ma anche, più ampiamente, la competenza di affrontare molte situazioni e di lavorare in gruppo.
  3. 3.       Imparare a vivere insieme, sviluppando una comprensione degli altri ed un apprezzamento dell’interdipendenza (realizzando progetti comuni e imparando a gestire i conflitti) in uno spirito di rispetto per i valori del pluralismo, della reciproca comprensione e della pace.
  4. 4.       Imparare ad essere, in modo tale da sviluppare meglio la propria personalità e da essere in grado di agire con una crescente capacità di autonomia, di giudizio e di responsabilità personale. A tale riguardo, l’educazione non deve trascurare alcun aspetto del potenziale di una persona: memoria, ragionamento, senso estetico, capacità fisiche e abilità di comunicazione.

 

Al centro: il bambino

Il bambino è posto al centro della nostra azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. Sin dai primi anni di scolarizzazione è importante che gli insegnanti definiscano le loro proposte in una relazione costante con i bisogni fondamentali e i desideri dei bambini e degli adolescenti. La scuola è il luogo dove si pongono le basi del percorso formativo dei bambini e degli adolescenti sapendo che esso proseguirà in tutte le fasi successive della vita. In tal modo la scuola fornisce le chiavi per apprendere ad apprendere, per costruire e per trasformare le mappe dei saperi rendendole continuamente coerenti con la rapida e spesso imprevedibile evoluzione delle conoscenze e dei loro oggetti.[2]

La scuola è il luogo dove il bambino, non sviluppa solo l’aspetto cognitivo ma in particolare negli anni relativi all’infanzia, sviluppa anche l’affettività. Edgar Morin () dice infatti, che vi è una relazione stretta tra intelligenza e affettività: la facoltà di ragionare può essere ridotta, se non distrutta, da un deficit di emozione; la capacità emozionale è indispensabile alla messa in opera di comportamenti razionali. Non esiste quindi un piano superiore della ragione che domini l’emozione, bensì un anello che unisce intelletto e affetto.[3]

L’educazione deve necessariamente occuparsi degli aspetti cognitivi e degli aspetti affettivo-relazionali, tanto più nei primi anni vita del bambino, poiché è questo il periodo in cui si determinano quei sistemi comportamentali che poi metterà in atto nel corso della vita.

Don Orione, attribuisce grande importanza al ruolo dell'affettività nella formazione integrale della persona. Secondo lui «è il cuore che governa la vita, non l'ingegno; onde già i latini dicevano: "Córculum quod facit homines"; un po' di cuore, è il cuore che fa l'uomo».[4] Il cuore è la porta attraverso cui entrano tutti i valori. Questi, una volta calati quasi impercetti­bilmente nel cuore e consolidati con forti convinzioni di ragione e di fede, formano personalità forti, quali sono richieste oggi dal mondo e dalla Chiesa. La verità esistenziale, quella che conta per l'uomo, è esperienza di bene prima ancora che conoscenza intellettuale.[5]

Il nostro interesse è il buon sviluppo della persona, è creare nel bambino, attraverso l’educazione, uno stile di attaccamento sicuro[6] ossia, un bambino che si sente libero di esplorare il mondo, capace di sopportare distacchi prolungati, che non ha alcun timore di abbandono, che ha fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri. è un bambino con un Sé positivo e affidabile e dove l’emozione predominante è la gioia. è quel bambino che in caso di difficoltà si rivolge all’adulto considerandolo una “base sicura”.

Diventa qui necessario chiarire quanto il ruolo degli adulti in gioco nell’educazione del bambino quindi la famiglia e la scuola, devono essere quella “base sicura” che permette al bambino di organizzare ciò che Bowlby definisce come “modelli operativi interni”. Nella sua esperienza affettiva il bambino organizza delle rappresentazioni mentali che sono in grado di raffigurare con sufficiente coerenza l’esperienza vissuta nelle relazioni interpersonali con le persone che si prendono cura di lui.

Pertanto la disponibilità, le cure, il calore emotivo, la protezione, il conforto e l’autorevolezza rappresentano i comportamenti più significativi che l’adulto può mettere in atto nei confronti del bambino affinché egli possa sviluppare delle relazioni con gli altri altrettanto basate sulla sicurezza, sulla fiducia, su una regolazione emozionale equilibrata, su una ricerca di conforto nei momenti di disagio.

Per la scuola è di fondamentale importanza, al fine di permettere la base sicura per il bambino, valorizzare le potenzialità dei genitori, fornire loro gli strumenti per essere empatici e incoraggianti nei confronti dei loro figli e degli altri. La scuola attraverso la corresponsabilità si impegna a far acquisire ai genitori conoscenze sullo sviluppo dei figli, ma li mette anche in condizione di maturare consapevolezza riguardo ai propri stili educativi e ai valori cui essi si riferiscono. Allo stesso modo essa deve favorire lo sviluppo delle competenze relazionali dei genitori, mettendoli in grado di riconoscere le loro fallibilità e le loro emozioni.

La Milani porta l’esempio del genitore “autocentrato”, che si sente onnipotente e che in quanto tale non potrà che condizionare in maniera negativa la relazione con il figlio. Al contrario un genitore capace di ascolto empatico, in grado di “mettersi nei panni dell’altro” potrà più facilmente riconoscere i sentimenti del figlio e condividerli con lui, sarà in grado di attivare una relazione significativa anche quando dovrà autorevolmente opporre un diniego.[7]

Abbiamo il dovere di promuovere una adeguata circolarità della comunicazione, in maniera tale che tutti possano esprimere le proprie opinioni e mettersi in discussione, sempre nel rispetto delle proprie specificità.

La Scuola materna San Pio X, si impegna ad essere anch’essa, oltre alla famiglia, una base sicura per i bambini. Le insegnanti e tutto il personale hanno a cuore la crescita sana ed equilibrata del bambino realizzabile solo a partire da un rapporto di corresponsabilità.

 

Corresponsabilità

Il concetto di base sicura è il fondamento su cui poi si esplicita la relazione educatore-bambino, indispensabile per attuare l’intervento educativo. Alleanza questa che è attuabile solo nella misura in cui si concretizza anche tra insegnante e famiglia, tra Scuola, in quanto istituzione, e famiglia.

Il concetto fondamentale cui dà corpo la corresponsabilità è la continuità educativa, un principio invocato da tutti per la realizzazione di un’educazione efficace, ma spesso frainteso o concepito in termini riduttivi come semplice passaggio dolce, non traumatico, da un ambiente ad un altro. Sarebbe inoltre insufficiente una continuità concepita solo come successione lineare di ambienti, come se la famiglia dovesse preparare alla scuola e la scuola dovesse strumentalmente adeguarsi alle dinamiche e ai codici comunicativi della famiglia per poter svolgere al meglio la propria autonoma funzione educativa.

Continuità non è solo il passaggio sereno dalla casa alla scuola. E’ importante ma non basta. La famiglia non esaurisce il suo compito – la sua responsabilità – una volta che il bambino è ben inserito nel contesto scolastico; deve continuare ad interagire con la scuola, sia sostenendone il lavoro, sia presentandole le proprie legittime esigenze educative. Continuità vuol dire dialogo ininterrotto fra scuola e famiglia, per coordinare al meglio le rispettive azioni mediante una messa a punto costante. Ovviamente, la comunicazione è bidirezionale; non è solo la famiglia a chiedere alla scuola interventi particolarmente mirati, ma è anche la scuola a sollecitare nei genitori comportamenti coerenti con l’educazione impartita dalla scuola.[8]

Per esercitare la corresponsabilità non si può prescindere da alcuni atteggiamenti che ciascuno, scuola e famiglia, è chiamato ad esercitare nei confronti dell’altro:


- Dialogo empatico: la riuscita dell'intervento educativo dipende in buona parte da questo aspettoossia dalla capacità di mettersi in relazione avendo come fine la comprensione dei pensieri e degli stati d’animo dell’interlocutore. Esige di mettere in secondo piano il proprio modo di percepire la realtà per dare spazio alle esperienze e percezioni dell’altro.


- Stima: ci si pone dinanzi all'altro con un atteggiamento che valorizza ed accentua doni e qualità. Significa comunicargli che è una persona che vale. Significa accogliere tutto quello che l'altro ci dice-offre e da parte nostra mostrare un concreto e fattivo interessamento. Si tratta di riconoscere le competenze altrui, rispettandole e valorizzandole.


- Fiducia: in primo luogo l'altro è un'opportunità ed una potenzialità. Si tratta di un'opportunità per fare del bene. Si tratta di una potenzialità perché se accompagnato sarà qualcuno di speciale ed unico. Non esiste mai il: “ormai non c'è più niente da fare”, ma solo un: “può cambiare”. Questo significa investire l'altro come parte attiva del processo educativo. Significa procedere rendendolo compartecipe e corresponsabile del processo affidandogli richieste, incarichi e corresponsabilità equilibrate alla sua capacità. Significa costantemente promuovere e rinforzare positivamente ogni passo di avanzamento.

 Alla luce del Vangelo

 

L’ispirazione cristiana della scuola si esprime proprio attraverso questa educazione armoniosa e globale dei bambini, con la proposta di esperienze che diventano così fondanti per la loro vita.

Proprio perché la Scuola fonda il suo essere sul Vangelo; vi è il desiderio di valorizzare la ricchezza dei doni che Dio ci ha benevolmente consegnato. Esistono due precondizioni che permettono l’attuazione di una idea cristiana di scuola. La prima riguarda la testimonianza personale richiesta a chi a vario titolo agisce nella realtà educativa. La seconda riguarda la messa a punto di un idoneo ambiente educativo e cioè la realizzazione di un luogo ricco di relazioni umane che condividono un medesimo progetto. Un ambiente dove ci si sente a casa e dove non soltanto il sapere, ma anche le emozioni e gli affetti sono condivisi.

 Pertanto l’opera dei docenti, che sono uomini e donne di sicura scelta di fede, si traduce in una testimonianza di valori cristiani. Sono persone, che avendo Gesù come miglior modello di educatore, si sforzano di essere coerenti per essere a loro volta modello ideale agli occhi dei bambini, adulti di aggiornata formazione culturale e matura competenza professionale. L’educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene, cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite. Ciò lo rende umile e in continua ricerca. Educa chi è capace di dare ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di trasmetterla. La passione educativa è una vocazione, che si manifesta con un’arte sapienziale acquisita nel tempo. L’educatore compie il suo mandato anzitutto attraverso l’autorevolezza della sua persona. Essa rende efficace l’esercizio dell’autorità; è frutto di esperienza e di competenza ma si acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. L’educatore si impegna a servire nella gratuità, ricordando che “Dio ama chi dona con gioia(2Cor 9,7).[9] 

 Concludendo la nostra scuola, in quanto parte della comunità educante, ha come obiettivo la promozione dello sviluppo della persona nella sua totalità, in quanto soggetto in relazione. Dice Paolo VI “la vera formazione consiste nello sviluppo armonioso di tutte le capacità dell’uomo e della sua vocazione personale, in accordo ai principi fondamentali del Vangelo e in considerazione del suo fine ultimo, nonché del bene della collettività umana di cui l’uomo è membro e nella quale è chiamato a dare il suo apporto con cristiana responsabilità”.

Come ha insegnato Don Orione i protagonisti dell’educazione vanno considerati come padre e figlio. L’educatore in un certo senso incarna da un lato la paternità di Dio e dall’altro, la funzione del padre di famiglia; quindi l’ideale di educazione si potrà perseguire solo nella misura in cui si assume un atteggiamento di amore nei confronti dell’allievo. Nella scuola è necessario che sia tutto verità ciò che si insegna; quella verità che nutre, che non inaridisce il cuore perché non è mai disgiunta dalla virtù e dalla carità.[10]

Proprio attraverso la corresponsabilità ci impegniamo a testimoniare l’amore quale fondamento indispensabile nella relazione che porta alla piena realizzazione della persona.

 

La “scienza della carezza” manifesta
due pilastri dell’amore: la vicinanza e la tenerezza.
E «Gesù conosce bene questa bella scienza».
Papa Francesco



[1]Rossi B. (2013), Creature nel creato: l’esperienza dell’educazione morale nell’infanzia come veicolo di costruzione di un futuro di pace”, articolo estratto dalla rivista Prima i bambini 212: p. 47.

[2] Miur (2012), “Indicazioni nazionali per il curriculo per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo”: p. 5.

[3]Morin (2007), “I sette saperi”, Raffaello Cortina Editore: p. 19

[4] Don Orione – Fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e delle Piccole Suore Missionarie della Carità, santificato da Giovanni Paolo II nel 2004, ha definito il suo sistema educativo, un sistema paterno –cristiano proprio perché caratterizzato da un’attenzione particolare all’amore paterno e all’insegnamento della verità.

[5] Progetto educativo orionino (1994): p. 30;

[6] Stile di attaccamento: secondo la teoria dell’attaccamento di Bowlby, il bambino già dai primi anni di vita, sperimenta uno stile di relazione con la figura di riferimento, adulto che si prende cura di lui, detto appunto caregiver. Tale stile di relazione (legame di attaccamento), per Bowlby è molto importante poiché da questo dipende un buono sviluppo della persona: stati di angoscia e depressione, in cui un soggetto si può imbattere durante l’età adulta, possono essere ricondotti a periodi in cui la persona ha fatto esperienza di disperazione, angoscia e distacco durante l’infanzia. Secondo Bowlby il modello di attaccamento ossia la relazione stessa con la figura di riferimento, sviluppatosi durante i primi anni di vita, diviene successivamente un aspetto della personalità e un modello relazionale per i futuri rapporti.

[7]Milani P. (2001), “Manuale di educazione familiare. Ricerca, intervento, formazione”. Erickson, Trento: p. 336

 

[8]Cicatelli S. (2009), “Famiglia e scuola dell’infanzia”, 20 – I Quaderni della Fism di Como: p. 35

[9] CEI (2010), Educare alla vita buona del Vangelo: p.10

[10] Progetto educativo orionino (1994): pp. 62 e 65

Il metodo educativo paterno-cristiano

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IL METODO PATERNO-CRISTIANO

(tratto da Elementi del sistema paterno-cristiano)

INDICE

1.    Il metodo paterno-cristiano di Don Orione

      Assunti teorici del sistema paterno-cristiano

      Assunti pragmatici del sistema paterno-cristiano

2. Educare all'orionina

    Livello base  

       Amore-affettività

       Paterno-cristiano

  Livello articolato

       Religione

       Spirito di famiglia

       Ragione

       Affettività

3. La comunità educante

4. Il territorio educa

 

1.Il metodo paterno-cristiano di don Orione

 

Assunti teorici del sistema paterno-cristiano

Ogni modello pedagogico presuppone un quadro di riferimento teorico. Anche la proposta di Don Orione ha dei chiari riferimenti teorici che la configurano. È importante renderli espliciti per poter comprendere correttamente la proposta.

Purtroppo è ancora parziale la riflessione sistematica e critica sulla proposta orionina. Pertanto alcuni aspetti di questa riflessione sono ancora da falsificare.

Il metodo orionino è imperniato su un nucleo che riassume in se le dimensioni teologali ed umane. Nel disegno è rappresentato con i termini “Amore” e “affettività” (nota: il maiuscolo è voluto). La dominante è la dimensione teologale che orienta tutta la proposta, ma non penalizza la persona perché parte dalla convinzione dell'inseparabilità della dimensione antropologica da quella teologica.


Un primo strato di elaborazione logica è il binomio “paterno-cristiano”, ma siamo ancora ad un livello nucleare. Il livello superiore si articola in quattro direttrici. Si tratta di un passo in avanti nello sviluppo teorico e costituisce l'anello di raccordo con gli aspetti pratico-applicativi.
Nella prassi il tutto risulta un'armoniosa unità, dove le singole componenti, che qui tratto isolatamente, non sussistono autonomamente. Queste distinzioni e definizioni teoriche trovano il loro fondamento nelle antiche pratiche e negli scritti orionini, che già in originalmente offrono un'articolazione.

Livello base: è costituito dal nucleo Amore-affettività e viene delimitato dal rivestimento Paterno-Cristiano:

-Amore-affettività: la ragione dell'interessamento per l'altro ed il motivo del mio agire per l'altro è nel "saper vedere e sentire il volto di Dio nell'altro". Don Orione prende le mosse da una linea verticale che ha origine in Dio. Ecco che "Amore" è scritto con la maiuscola riferendosi direttamente alla sua semantica teologica, ma assume anche il senso umano in quanto esce dalla contemplazione per illuminare e abbracciare la creaturalità di chi ci circonda.

-"Paterno-cristiano", come ci dice Don Orione stesso, diventa la vision che ha origine dal metodo salesiano che «non dice tutto, per me non mi soddisfa pienamente, non mi pare completo. […] Fondamento del sistema non solo deve essere la ragione e l'amorevolezza, ma la fede e la religione cattolica -praticata- e il soffio di un'anima e di un cuore di educatore» (Postulazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, 19693). Si tratta non solamente di dare un nome, ma del come si realizza l'amore, l'accompagnamento e la creazione del benessere dell'altro.

Livello articolato: costituisce i binari di tramitazione tra gli assunti teorici e quelli pragmatici. Don Bosco individua la ragione, la religione e l'amorevolezza. Don Orione aggiunge lo spirito di famiglia. In breve:

- religione: è il sistema di valori della proposta e orienta tutto il metodo. È richiesta una fede creduta e vissuta. Incardinata sui sacramenti, su pratiche coerenti e ortodosse. Impegna a stimolare nell'altro la maturazione e corretta percezione del personale anelito d'infinito per uno sviluppo completo e armonioso dell'io;

- spirito di famiglia: è il clima e la strategia dell'intervento pedagogico. Chiede una entrata in gioco di tutti, in una relazione di fiducia, di vicinanza, di alterità, di corresponsabilità per offrire all'altro un porto sicuro da dove partire e dove poter tornare in ogni momento;

- ragione: si tratta del ragionare con l'altro. Caratterizza anche l'intervento che si qualifica per la competenza educativa, per la tecnologia educativa impiegata e per il progetto costruito sul bisogno riscontrato;

- affettività: traduce l'amorevolezza salesiana, ma è anche il calore del metodo e l'integralità dell'azione pedagogica. È regolata dalla ragione e guidata dalla fede. Comporta l'uso dell'affettività, sia come messa in gioco da parte dell'educatore, sia come richiesta di maturazione nell'altro. Pertanto chiede conoscenza, padronanza ed esercizio del linguaggio emozionale per un adeguato sviluppo-esercizio dell'affettività stessa.


 

Assunti pragmatici del sistema paterno-cristiano

La caratteristica fondamentale è il clima di famiglia che impregna tutta la proposta. Questo si contestualizza in un ambiente fatto di molti soggetti educanti e da educare, con più agenzie educative che interagiscono. Il processo funziona con l'innesco di un flusso educativo continuo che tiene costantemente relazionate le varie parti. La strategia è quella dell'intervento partecipato, ma che prevede una supervisione e che si estende longitudinalmente.
Lo spirito di famiglia si esprime in primo luogo come accoglienza e disponibilità. Ciò presuppone doti sufficienti nell'equipe di intervento per saper prendere le distanze dagli stereotipi e dalle precognizioni che possono, anche involontariamente, creare barriere e faziosità.
L'accoglienza si basa sulla condivisione esistenziale e comporta la stima, la fiducia ed il dialogo. Questo permette di creare quella alleanza educativa tra educatori ed educandi indispensabile per attuare l'intervento. Una breve descrizione di questi elementi:
condivisione esistenziale: è condividere il linguaggio, le conoscenze, i valori ed i riferimenti dell'altro. Ciò procura la vicinanza e la confidenza che deve essere offerta dall'educatore, in primo luogo, senza pretendere che sia reciproca. Improntata alla verità è caratterizzata dal tratto dell'affabilità. Un ruolo importante, in questa fase, è giocata dall'empatia. Alcune semplici tecniche permettono di supplire agevolmente ad una empatia limitata. L'informazione preventiva circa conoscenze, valori, interessi dell'altro è un buon modo, come anche il vivere preventivamente un periodo nel mondo dell'altro. Mi sembra molto significativa ed esplicativa un'affermazione di Don Orione che, riportando il pensiero di Don Bosco, dice: «entriamo con la loro, per uscire con la nostra» e l'episodio dell'incontro con il giovane orfano Ignazio Silone1.

- Stima: ci si pone dinanzi all'altro con un atteggiamento che valorizza ed accentua doni e qualità. Significa comunicargli che è una persona che vale. Significa che noi ci mettiamo alla sua scuola. Significa accogliere tutto quello che l'altro ci dice-offre e da parte nostra mostrare un concreto e fattivo interessamento: spendere tempo, attenzioni e qualche risorsa per lui.

- Fiducia: in primo luogo l'altro è un'opportunità ed una potenzialità. Si tratta di un'opportunità per fare del bene. Si tratta di una potenzialità perché accompagnato sarà qualcuno di speciale ed unico. Non esiste mai il: “ormai non c'è più niente da fare”, ma solo un: “può cambiare”. Questo significa investire l'altro come parte attiva del processo educativo, e non solo come un destinatario passivo. Significa procedere rendendolo compartecipe e corresponsabile del processo affidandogli richieste, incarichi e corresponsabilità equilibrate alla sua capacità. Significa costantemente promuovere e rinforzare positivamente ogni passo di avanzamento.

- Dialogo: la riuscita dell'intervento educativo dipende in buona parte da questo aspetto, ma Don Orione accentua di più la testimonianza personale nel processo comunicativo. Sottolineando con forza e ripetutamente il fatto di dare esempio sembra che il santo tortonese colga intuitivamente la grande importanza ed efficacia della comunicazione non verbale e dell'esperienza vicaria. Nella comunicazione non verbale faccio riferimento, oltre alla comunicazione pura, ai processi di interiorizzazione ed appropriazione. Con l'esperienza vicaria mi riferisco alla teoria di Bandura dove si dà corpo ai processi di apprendimento fatti tramite una persona terza.
In questo processo si mette in gioco l'affettività imponendo agli operatori un'immersione completa nel processo. Ciò comporta il pieno coinvolgimento emotivo e può compromettere l'efficacia dell'equipe. A questo scopo lo staff educante controbilancia questo effetto con la preparazione e la supervisione. Altri correttivi sono offerti dal sistema di valori dell'equipe, dalla fede, dalla professionalità e dalla fiducia negli educandi.
Lo staff di supervisione ha il ruolo di garantire quella che Don Orione chiama ragione e di garantire l'imprescindibile necessità di metodo per l'educatore. La mancanza del coinvolgimento emotivo favorisce la serenità ed obiettività delle scelte e degli orientamenti.
Ma staff, equipe ed educandi si trovano ad interagire in un territorio che a sua volta è in costante dialogo con questi costituendo un altro soggetto che educa e va educato. Il disegno 3 riporta una sola direzione di influsso tra territorio e gli altri tre soggetti. Questo perché la forza e la pressione sociale è rilevante, ma lo scopo dell'intervento educativo è anche di innescare un influsso benefico sul territorio perché a sua volta si modifichi migliorando. Questo processo avanzato, però, avviene solo in un secondo momento. Pertanto andrebbe raffigurato su un'asse longitudinale. Avendo scelto di non rappresentarla non è possibile evidenziare questo aspetto che affido solamente a questa spiegazione discorsiva.

Il territorio non è solo lo spazio fisico in cui avviene l'intervento, ma anche lo spazio umano, cioè la cultura, le tradizioni, l'insieme delle persone (come gruppo o società) ed il sistema di valori condivisi. In questo ambito rientrano numerose altre caratteristiche minori che insieme costituiscono qualcosa di molto vicino alla città, ma se ne distacca perché indipendente da confini fisici. Il perimetro risulta definito da una linea sfumata che segue una dimensione umana e non politico-geografica. Questo mi fa preferire il termine di territorio perché più vicino al concetto che Don Orione esprime con diversi termini.
Il territorio richiede alcune pratiche specifiche che si possono riassumere in: rispetto-accoglienza, interazione simbolica, cognizione distribuita, affiliazione e adattamento funzionale. Scelgo dei termini moderni per argomentare la proposta orionina perché più adatti e più in sintonia con il suo forte appello a essere “alla testa dei tempi”.

-Rispetto-accoglienza: in primo luogo si tratta di una semplice inculturazione (assai importante nelle sacche di sottocultura della nostra opulenta e variegata società occidentale!), ma anche di un eccellente modo per creare il clima di famiglia. Accogliere e rispettare usi, costumi e tradizioni è estremamente significativo per i destinatari che vedono ridursi sensibilmente le distanze. È una semplice strategia per catturare simpatia e fiducia e poter essere, a nostra volta, accettati come educatori e produrre interventi significativi sul target e sul territorio stesso. Essere educatore è anche essere mediatore culturale.

- Interazione simbolica: lo sviluppo proposto con l'intervento educativo è di successo solo nella misura e nella qualità del dialogo con l'ambiente. Questo può essere efficacemente conseguito con questa relazione simbolica fatta con la cura delle relazioni, dei ruoli e dei modelli di relazione. Questo punto probabilmente merita un consistente approfondimento che ora non è possibile.

- Cognizione distribuita: le risorse di intelligenza non sono riposte solo in qualche genio, ma ciascuno ha un ruolo nei traguardi che si raggiungono. Questo significa che tutti abbiamo conoscenze e capacità utili alla comunità. L'educatore evidenzia questo con l'incoraggiamento ed il rinforzo continuo, accompagnato da una sistematica specificità negli interventi (a ciascuno offre l'incoraggiamento proprio e non dispensa lodi generali o a caso) e con il ricorso alle competenze e risorse altrui. Dunque anche l'intervento educativo stesso è composito nelle specificità ed esige diversi operatori. In questo quadro ciascuno è educatore ed educando al contempo, ma in misura, qualità e durata diverse2.

- Affiliazione: il luogo e lo staff educante costituiscono una sorta di papà-mamma che funge da porto sicuro da cui partire e a cui tornare in ogni momento. In questo modo l'intervento (pratica e operatori) diventa un laboratorio in cui apprendere e fare esperienza base di socializzazione per partire e viaggiare autonomamente nel territorio e nella vita. La possibilità del ritorno conferisce sicurezza e serenità all'educando che si avventura al di fuori. Questo aspetto si proietta longitudinalmente diventando riferimento nella vita. Alcune strutture (Don Orione costituì gli “Amici” e gli “Ex allievi”) divengono la forma che coltiva e promuove l'affiliazione curando che non degeneri in una dipendenza.

- Adattamento funzionale: scaturisce quasi naturalmente dai precedenti. La covariazione (cioè il variare sia dello staff-equipe, degli educandi e del territorio al contempo) permette ai destinatari dell'intervento di svilupparsi come persone adatte a sopravvivere autonomamente nel territorio. Quando questo riesce siamo in presenza di un adattamento funzionale. Quando fallisce abbiamo un adattamento disfunzionale. Ma la funzionalità non si misura solo in termini di sopravvivenza, ma anche in termini di proattività e di nuova educazione. La persona che esce dall'intervento è uno che prende iniziative e opera attivamente per modificare il territorio in cui vive. Questo viene procurato dall'educatore con role-play, esperienze pilota, con il rinforzo positivo, la fiducia e la corresponsabilizzazione.

Una prospettiva ulteriore che emerge da questo approccio è lo sviluppo longitudinale. Si esprime in termini di tempo per l'educando, non solo perché ha bisogno di un tempo per modificarsi, ma anche perché il processo educativo accompagna tutto l'arco della vita. Le diverse necessità legate all'età portano ad una specificità diversa, ma non all'estinzione del bisogno educativo. In secondo luogo perché è pensato come una spirale virtuosa che, una volta innescata, continua espandendosi progressivamente. La covariazione con il territorio, inoltre, porta alla necessità di tempi di intervento lunghi, in cui non è sufficiente il ciclo temporale di un solo intervento-educatore. Anche la necessità stessa della ragione porta alla costante necessità di avvalersi di proiezioni profonde nel tempo e di impegno di diverse risorse-conoscenze presenti sul territorio (intervento longitudinale e di rete).


 

 2. Educare all'orionina

La proposta di Don Orione si basa sulla religione, lo spirito di famiglia, la ragione e l'affettività. In questo capitolo analizzo ciascun elemento cercando di mettere in luce quegli aspetti ortopratici che più interessano a chi si trova sul campo.
Procedo seguendo passo, passo la struttura proposta nel capitolo 2.2 Il metodo paterno-cristiano di Don Orione. Per comodità riporto anche qui il disegno di struttura del metodo.

Livello base

Amore-affettività

Si tratta dell'amore di Dio, dell'amore dell'uomo, dell'amore a Dio e dell'Amore all'uomo. Tutto ciò coesiste in un'unità monolitica. Tra loro c'è un legame-scambio incrociato che rimanda (e unisce) costantemente Dio all'uomo e l'uomo a Dio.

Esplicito meglio i due concetti per esporre l'idea orionina e, nel contempo, per dare ragione alla scelta terminologica.

Amore: il maiuscolo indica che sto alludendo ad un affetto divino. Don Orione preferisce il termine “carità” che indica univocamente la dimensione teologale. In questa sede preferisco il termine “amore” per la sua intrinseca equivocità (riassume tutti gli aspetti teologali, umani e carnali) perché rende meglio il concetto orionino di amore educativo ed il costante gioco di relazione Dio-uomo.

In termini laici può essere efficacemente descritto dalle parole di Lévinas «io sono responsabile dell'altro, senza attendere che questo diventi reciproco, dovesse costarmi la vita» (Lévinas, 1982, 94).

Le caratteristiche di questo amore possono essere schematizzate come:

a)  teologale: la radice più profonda di questo affetto è in Dio, creatore di quest'affetto ed unico ed autorevole richiedente. L'altro deve essere da me amato sempre, comunque, ovunque per un motivo/causa eterno: Dio.

b)  Integrante: qualsiasi intervento educativo non può prescindere da questa comprensione, pena lo sviluppo di un organismo squilibrato.

c)  Integrale: prescindere da questa dimensione è rendere menomata la persona, anzi è minare alla base l'organismo costitutivo della persona stessa. Lato educatore significa anche mettersi completamente in gioco.

d)  Finalizzato (finalizzante): comporta il perseguire esclusivamente il bene dell'altro. Orienta l'intervento ad un fine di benessere globale.

e)  Gratuito/altruistico: unico scopo è il bene dell'altro senza alcun tornaconto (amore altruistico).

Affettività: faccio riferimento alla dimensione squisitamente umana assumendo l'equivocità del vocabolo sia come sinonimo di amore, sia nell'accezione psicologica di risonanza della soddisfazione o frustrazione dei bisogni sul continuo piacere-dolore (cf. Albino RONCO, Introduzione alla psicologia, LAS, Roma, 1991, 51ss). Si può parafrasare questa parola con la proposta di Goleman «di insegnare […] l'alfabeto emozionale – le capacità fondamentali del cuore» (Daniel GOLEMAN, Intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano, 1996).

Le caratteristiche di questa affettività possono essere così schematizzate:

a)  strategia d'intervento: si pone, in prima istanza, come un ottimo passepartout per poter realizzare l'alleanza educativa tra i soggetti (educatore-educando).

b)  Empatia: richiede e genera l'empatia. Ciò comporta anche lo sviluppo della percezione, della conoscenza dei propri e altrui sentimenti, dell'accedere e/o generare sentimenti, del comprenderli e del regolarli.

c)  Autenticità: soprattutto da parte dell'educatore è richiesta un'autenticità in termini di relazione e del sistema di sé (vicinanza funzionale tra l'io ideale, l'io possibile ed il sé possibile).

d)  Umanità: non si tratta di un intervento tecnologico (nel senso peggiorativo) o tecnocratico, ma basato su relazioni significative a tutti i livelli.

e)  Intelligenza: si assume completamente il principio della psicologia della correlazione tra le componenti fisiologiche e psicologiche, rifiutando l'immanentismo tipico del comportamentismo. Come dire: ci sono verità non quantificabili, ma non per questo meno vere.

f)  Profondità: si va a interagire con le componenti più profonde e riservate dell'altro. Questa dimensione esige anche strumenti religiosi come i sacramenti.
g)  Totalità: nel doppio senso che ogni cosa è un'occasione opportuna per incontrare l'altro; la persona è un unicum costituito da più componenti (livello affettivo, cognitivo, fisiologico e vegetativo).

- Paterno-cristiano

È la prima elaborazione dialogica che traduce il nucleo. Descrive per antonomasia questo sistema educativo e lo definisce. Oltre a riassumere quanto espresso sopra comporta una prima accentuazione (=definizione) del sistema.
Affido ad uno testo di Don Flavio l'approfondimento.

«Paterno: “Convitto paterno” fu il nome della prima fondazione orionina a Tortona. L’aggettivo paterno individuava e descriveva la natura giuridica dell’istituto, aperto in forza degli articoli 251 e 252 della legge Casati del 1859 che permetteva la costituzione di scuole organizzate ed amministrate dai padri di famiglia. Era una formula che lasciava alle istituzioni scolastiche che vi facevano ricorso una certa autonomia amministrativa e anche pedagogica, senza però alcun finanziamento.

In primo luogo quindi, l’aggettivo “paterno”, con cui Don Orione qualificò il suo metodo, aveva un significato giuridico. Poi, l’aggettivo “paterno”, con l’aggiunta di “cristiano”, divenne la formula utilizzata per descrivere lo stile educativo. Infine, passò a indicare un vero e proprio metodo pedagogico, con caratteristiche specifiche di Don Orione e della sua Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Mentre negli anni Trenta del secolo scorso, già si parlava molto del fenomeno dell’eclissi del padre nella società moderna, la qualifica paterno, scelta da Don Orione, poneva al centro del metodo pedagogico proprio la figura paterna (nell’uni-dualità di padre e madre) come cardine della società e come elemento irrinunciabile del processo di educazione e di sviluppo-integrazione personale, familiare e sociale.

«La Congregazione deve avere il suo sistema educativo. Il nostro sistema educativo dev’essere  “paterno”. Dobbiamo diportarci con i giovani come si diporta un padre di famiglia che sa unire l’amore con il dovere»  (Parola, 25 maggio 1932).
Don Orione desume e illustra cosa significhi in concreto la “cura” nell’educazione dal modello dei  rapporti nella famiglia, illuminati  dalla fede cristiana: “Amateli nel Signore come fratelli vostri, prendetevi  cura della loro salute, della loro istruzione e d’ogni loro bene: sentano che voialtri vi interessate per crescerli (...) Non  vi è terreno ingrato e sterile che, per  mezzo di una lunga pazienza, non si  possa finalmente ridurre a frutto; così è  l’uomo” (Lettere II, 558).

Il santo tortonese vede l’istruzione e la formazione innestati nella cura di tutta la persona (“salute, istruzione, ogni loro bene”) in una prospettiva di speranza cristiana che dona fiducia e alacrità all’azione educativa.

Cristiano: È l’altro dinamismo del metodo educativo di Don Orione. “Vedere e servire Cristo nell’uomo”, sviluppare ed esprimere la “presenza divina nell'uomo” è il nobile dinamismo dell’agire educativo, dal quale scaturiscono e si alimentano gli atteggiamenti di autentico rispetto, di cura e, quasi, di devozione verso gli allievi nel rapporto educativo.
Viene da pensare alla contemplazione di Michelangelo che “vedeva” il Mosè ancora dentro il masso informe di marmo, per cui metteva tutta la sua arte, tecnica e fatica per “tirarlo fuori”, per farlo emergere. Se si eclissa il sacro, cala il freddo nell’azione educativa, perché essa ha sempre bisogno di molto calore, di speranza, come ha affermato recentemente anche Benedetto XVI: “anima dell’educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile.

Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita” (Lettera sul compito dell’educazione, 21 gennaio 2008).

Si comprende che quando Don Orione definisce cristiano il suo metodo educativo non

intende solo un riferimento di valori e di modalità pedagogiche, ma propone l’esperienza di Dio come fondamento, condizione e dinamismo dell’agire educativo fondato sulla ragionevole speranza cristiana.

“Il Vangelo – egli scrive - è il più sublime trattato di didattica e di pedagogia che esista. La fede cattolica e il carattere saldamente cristiano, formato sul Vangelo e sugli insegnamenti della Chiesa, sono le forze più potenti del mondo morale” (Lettera del 21.2.1922, Lettere I, 358). A motivo della forte connotazione cristiana data al suo metodo educativo, Don Orione riteneva che “il sistema, così detto preventivo, non dice tutto, non mi soddisfa pienamente, non mi pare completo.

Mi pare che, oggi, non sia più sufficiente o da tutti non così sufficientemente attuato. Finché esso è in mano di Don Bosco e dei Salesiani, praticamente è completato dalla religione, di cui essi lo animano; ma, quando è in mano di educatori borghesi, è quello che è, e fa quello che fa. Il nostro sistema, lo chiamiamo paterno-cristiano“ (Lettere I, 241)» (PELOSO F., Il metodo paterno-cristiano. Il tempo di “eclissi del padre” e di “eclissi del sacro”, in «Don Orione oggi» 4 (2011), 4-5).



Livello articolato

- Religione

La religione configura tutto il sistema pedagogico orionino. Ne costituisce il sistema di valori di riferimento. Guida l'affettività e lo spirito di famiglia. Costituisce il motivo originale dell'intervento e conferisce una dignità ontologica alla persona. È una parte integrante dell'uomo e pertanto non può essere ignorata o sottovalutata.
In altri termini è possibile spiegare questa direttrice con i concetti:

la religione è intesa come il personale e autentico sviluppo della vita interiore e spirituale. È la cura del rapporto con Dio nella preghiera, nella frequenza ai sacramenti, in un impegno morale serio e continuo.

I valori umani e teologali derivano dal quadro offerto dalla dimensione religiosa. Quindi sono costruiti, prima di tutto, dall'insegnamento dato da Dio.

La visione dell'uomo del suo significato, dal suo valore, ecc... è dato da Dio e non dalla ragione umana. Significa vedere la persona nella sua totalità e non solo nella sua umanità. Significa prendere in considerazione e in cura anche la parte più intima e profonda dell'educando. Quindi non interventi educativi superficiali od orientati al solo cambiamento dei comportamenti.

Interiorizzazione profonda e completa delle vicende, dei significati e di ciò che costituisce l'uomo. Questo processo è basato su verità eterne e coinvolge contemporaneamente educatore ed educando in un costante lavoro di dialogo, approfondimento ed aggiornamento.
Risposte soddisfacenti agli interrogativi esistenziali che possono provenire dalla ragione e interpellano la fede. Quindi Cristo diviene il fondamento dell'amore, del rispetto, della speranza e della fiducia che l'educatore pone nei riguardi dell'educando. Un educatore che non si radica in Cristo è educatore solo a metà.

L'interiorità personale: può raggiungere le massime profondità solo alla luce della fede in Cristo perché l'unico in grado di illuminare adeguatamente il mistero dell'uomo all'uomo stesso.
Attraverso la Chiesa si vive, si alimenta e si evitano errori. Ciò significa non una religione ed una fede personalistica e spontanea, ma un cammino autentico che trova espressione in una comunità, nella tradizione e nelle Verità Rivelate. Dunque in un intelligente, autentico e creativo ossequio all'insegnamento della Chiesa ed in una pratica sacramentale viva, frequente e sincera. Ciò significa anche una partecipazione di tutti con il proprio ruolo e con le proprie competenze attraverso un dialogo autorevole di confronto, basato sulla parola di Dio.

Credo che sia evidente che senza la religione è mezzo uomo sia l'educatore che l'educando. Mi sembra altrettanto evidente che il discorso religione è molto più ricco e concreto di quanto qui accennato.

- Spirito di famiglia

Costituisce il clima e la strategia di intervento. In primo luogo si presenta come proposta di abbattimento delle distanze, orienta all'adozione di linguaggi e di riferimenti. Il rapporto tra educatore ed educando è basato su una relazione affettiva di alterità.
Questa direttrice può essere descritta con i seguenti punti:

Abbattimento delle distanze. L'educando deve sentirsi accolto, e, chiaramente, esserlo realmente. C'è da togliere e ridurre al minimo tutto ciò che può farlo sentire lontano e solo oggetto dell'intervento educativo. Insomma, si dovrebbe conoscere il linguaggio, le idee ed i valori che appartengono all'altro. Questo significa condividere il suo mondo. E poi portarlo al nostro, ovvero all'obbiettivo che vogliamo raggiungere. Facendo così si crea quella alleanza educativa indispensabile perché funzioni la proposta. Infatti se l'educando non accetta la proposta, nemmeno la violenza fisica piegarlo.
Relazione basata su affettività e alterità. Significa creare un rapporto schietto e sincero.  Ma mettiamo a fuoco l'idea di alterità. Amore e abbattimento delle distanze non significa essere tutti uguali; significa essere tutti amici. L'educatore è un amico autorevole. Cioè: colui che conduce il gioco. E se fosse necessario è pronto a prendere anche decisioni difficili. Quindi una conduzione non dispotica, ma in alleanza con il destinatario.
Attraverso il dialogo (sia verbale e non) di sentimenti e di esempi vissuti. Ci deve essere questo costante rapporto tra chi educa e chi riceve l'educazione. Chi educa dialoga per far conoscere le regole, per raccontare le proprie emozioni e spiegare il perché delle scelte, delle lodi e dei rimproveri. Chi riceve deve essere ascoltato attivamente e avere condizioni per narrarsi liberamente. È attraverso questo raccontarsi che farà crescere se stesso. Insomma, alla base di questo dialogo a due c'è una sincera e profonda stima, rispetto ed accoglienza.


Ambiente educativo significa mura, cortile, ecc... e il clima umano che c'è tra le persone. Lo spazio fisico (cioè le mura, il cortile, ecc...) deve essere famigliare. Cioè uno spazio realmente per l'educando, e non una fantastica scatola da non toccare. Quindi ogni cosa è pensata a misura di chi l'abiterà e in ordine all'obiettivo che ci si è dati. Il clima umano ha bisogno di altre due caratteristiche per essere educativo: l'esempio di vita e il territorio. L'esempio di vita significa che l'educatore vive concretamente le cose che insegna. Lui si fa modello da imitare (funzione vicaria). Il territorio è l'insieme delle altre persone-istituzioni della zona. L'azione educativa è aperta e in dialogo con questi altri e non crea una scatola impermeabile (=disfunzionale), ma funzionale.

La comunità territoriale è l'ambiente vitale nel quale l'educando dovrà vivere e pertanto va accompagnato perché raggiunga un sufficiente livello di sopravvivenza. Nel contempo il rapporto è simbolico perché è il territorio ad offrire all'educando il contesto materiale e psicologico-cognitivo. Ciò si traduce in una pratica educativa aperta, in dialogo e in scambievole relazione tra staff educante, educando e territorio.

La religione, principalmente con i sacramenti, costituisce il principale elemento integratore, ma è anche regolatore offrendo un quadro di valori per condurre l'intervento stesso. La cura del rapporto personale con Dio è il passo più profondo dell'interiorità della persona e l'espressione sacramentale è l'esperienza autentica per produrre e vivificare fede ed intimità. Parafrasando il concetto: è il cuore del cuore dello spirito di famiglia.
Insomma non è possibile lavorare all'orionina se non si crea questo clima di famiglia.

 -Ragione

È Don Bosco a dire per primo che ci vuole ragionevolezza per educare. Don Orione assume completamente questa idea e la completa con tre cose: la competenza educativa, la tecnologia educativa ed il progetto.

Ma cos'è la ragione? Si intende il ragionare con i giovani, la ragionevolezza dei discorsi, ma si spinge anche alla scientificità dell'intervento. La base per poter fare questo è il dialogo e l'informazione puntuale e preventiva. Si capisce che questo si oppone all'imposizione violenta e all'adozione di sistemi punitivi e repressivi. Quindi si tratta di persuadere l'educando. Ma l'aspetto più interessante, e forse meno noto, in questa proposta è la scientificità.

Scientificità significa fare una cosa dandosi delle regole precise, basarsi su elementi che tutti possono vedere e misurare, lavorare in continuo confronto con altri e fare un lavoro che chiunque può ripeterlo per verificare. Ecco che nascono tre componenti indispensabili: la competenza educativa, la tecnologia educativa ed il progetto.
Competenza educativa: l'educatore possiede una conoscenza teorica e pratica sufficiente, sia sul metodo stesso, che sulla pedagogia-psicologia. Ciò significa sapere, saper fare, saper essere e lavorare insieme ad altri, saper lavorare in confronto (non in opposizione) con il territorio (scuole, palestre, discoteche, ecc...). L'intuizione e l'intervento solitario non bastano. Bisogna prepararsi, aggiornarsi continuamente e fare staff.
Tecnologia educativa: significa fare qualcosa con il preciso scopo di portare una situazione dallo stato A allo stato B. In pratica lavorare non a caso, ma studiando, cercando cosa han fatto gli altri e verificando continuamente quello che si sta facendo. Bisogna tenere continuamente a braccetto teoria e pratica. E l'attività va inserita all'interno di precisi quadri di riferimento. Il risultato naturale è quello di operare con obbiettivi e con progetti chiari che regolano le singole azioni degli operatori. Nulla a caso, ma tutto pensato e voluto.

Progetto: nasce da quanto appena detto. Si tratta di un testo scritto, perché tutti possano sapere cosa si vuole e come lo si vuole. Diventa una sorta di racconto di ciò che dovrà accadere. Un progetto, poi, prevede alcune parti fisse: analisi della situazione attuale, la misura di quanta educazione è necessaria per i destinatari (=domanda educativa), la definizione di cosa si ha a disposizione (soldi, persone, capacità, ecc...), gli obbiettivi che si vogliono raggiungere e i sistemi che mi permettono di verificare se gli obiettivi sono raggiunti. Una volta fatto quanto previsto dal progetto, si valuta il risultato e si ricomincia modificando il progetto (magari anche proprio rifacendolo completamente). Se è andata molto bene si continuerà quanto iniziato.

Educare all'orionina significa anche prepararsi e lavorare con metodo.

-Affettività
Don Bosco parla di amorevolezza per educare. Don Orione parla dell'affettività come di una vera strategia. Un intervento educativo empatico che pone il cuore come base di partenza, di arrivo e strumento di intervento. Ma procediamo per gradi.
Fonte: gli altri «li dobbiamo amare – dice Don Orione – perché in essi vediamo e amiamo Gesù Cristo».  Il motivo che mi porta a fare qualcosa per gli altri è l'amore, anzi l'Amore.  L'altro, qualsiasi situazione abbia, qualsiasi persona sia, gode incondizionatamente di questo Amore.

Le guide dell'amore sono la religione e la ragione. La prima offre la dimensione morale e le motivazioni, mentre la seconda offre la dimensione etica e impedisce che scada in sentimentalismo o improvvisazione.

Dunque la chiave dell'educazione è l'amore o meglio, usando le parole stesse di Don Orione, è il «farsi altamente e santamente amare più che temere». Si può riconoscere nell'amore un aspetto proprio dell'educatore (base di partenza), un altro proprio degli strumenti d'intervento e un altro specifico dell'educando (base di arrivo). Vediamoli uno ad uno:

l'educatore ha raggiunto una maturità che gli permette di riconoscere i propri sentimenti e passioni evitando di restare sequestrato da loro. Anzi: li conosce così bene che li sa usare come risorsa personale per capire e per agire. Non teme di mostrarli con verità e sa anche leggerli negli altri. Ciò gli permette di modulare opportunamente il suo intervento e di capire l'altro in modo più completo ed autentico. Insomma si può definire l'educatore come un appassionato amante.

L'affettività è anche uno strumento d'intervento che porta l'educatore alla ricerca di farsi amare perché questo sentimento è il passpartoo per intervenire. Permette di sentire l'altro e l'ambiente in modo empatico, cioè vedere anche con gli occhi del cuore. Questo permette di operare costruendo un ambiente caldo e un clima di famiglia. Ciò si ottiene anche facendo sapere ai destinatari che sono amati, attraverso dichiarazioni esplicite e comportamenti adeguati. In questo senso è fondamentale la promozione costante dell'altro ed il far leva sui suoi aspetti positivi: l'altro è sempre una risorsa.
Il destinatario è costantemente aiutato e stimolato a maturare in se la capacità di riconoscere e gestire i propri sentimenti e a manifestarli adeguatamente. L'educatore con il suo esempio offre un modello da imitare e in cui il destinatario può riconoscersi. L'intervento educativo mira anche a sviluppare e a mantenere attive le risorse personali per superare i momenti difficili ed evitare di rimanere sequestrati dalle passioni.
L'applicazione attenta di queste indicazioni porta non solo ad avere un clima costantemente positivo, ma anche a far nascere un'alleanza educativa robusta, che libera nuove risorse personali e/o di gruppo permettendo di arrivare a risultati notevoli. La corretta applicazione porterà il destinatario a raggiungere, o mantenere, un'autonomia di vita con un livello di benessere personale maggiore.

Mi sembra utile e simpatico chiudere questo capitolo con uno slogan: sapere, saper fare, saper essere, saper essere e fare con gli altri.


 

 La comunità educante

 Don Orione non immagina un educatore solitario, ma una comunità che lavora insieme per educare. Diversi elementi concorrono a disegnare un'idea ben definita delle caratteristiche di questa “comunità educante”. Si tratta di un gruppo strutturato in due unità che si regge su alcune linee guida e che ha un nucleo promotore e propulsore. La teorizzazione della comunità educante si basa su:

lo stile di famiglia e il forte impegno all'unità. Questi elementi, richiamati e sottolineati da Don Orione in vario modo e in molte occasioni, indicano che ci sono molte persone che intervengono, che lavorano con affetto e in armonia.

Tutte le persone che intervengono (educatori ed educandi) sono soggetti positivi, cioè sono portatori di ricchezza, fonte di conoscenze e di pensiero.

Concretamente la comunità si realizza con un'organizzazione (non si è tutti uguali) e ciascun operatore lavora con un'adeguata preparazione (non ci si improvvisa educatori).
L'organizzazione della comunità ha una struttura base fatta di due parti che viene ulteriormente strutturata a seconda della realtà concreta dove si opera. Le due parti sono:
uno staff di supervisione e studio con il compito di sostenere gli operatori in prima linea e dare gli elementi tecnici e scientifici adatti per comprendere e affrontare la realtà in cui si opera.
Un'equipe di intervento che lavora con le persone e raccoglie le informazioni sul campo per lo staff di studio (modello di intervento-studio partecipato).

Questa comunità educante vive e funziona con delle caratteristiche e regole specifiche. Si tratta di un quadro complesso che si può descrivere così:

pluralità di educatori che portano competenze diverse, sensibilità diverse, conoscenze distribuite, ecc... permettendo di ottenere un totale alto di capacità. L'armonia interna (=spirito di famiglia e carità) permette a ciascuno di esprimere le sue competenze alla massima potenza creando un clima risonante ed efficace.

Un metodo scientifico permette non solo un lavoro di qualità, ma anche un lavoro duraturo ed efficace. Anzi, diventa la via obbligata per poter rendere concreto l'intervento di più persone sulla stessa realtà. Significa, praticamente, avere una comunicazione intensa e costante con tutti, poi conoscere, saper essere, saper fare, saper essere e fare insieme.

I differenti ruoli e l'organizzazione è la conseguenza di quanto sopra scritto. La stesura di un organigramma permette di conoscere i vari ruoli e in che relazione sono tra loro offrendo ai destinatari dei chiari riferimenti di persone. Il funzionigramma dà chiarezza ai singoli operatori che sanno cosa debbono fare e il senso del loro lavoro nel contesto.
La rete che si sviluppa e si articola su due direttrici e significa un intenso e articolato sistema di relazioni chiare e flessibili. La prima direttrice è di tipo umano e cura i rapporti interni della comunità educante, poi con i destinatari, con i familiari di questi e, in fine, con le persone del territorio. La seconda direttrice riguarda le relazioni con il territorio.
Lo stile con cui si vive tutto questo è di flessibilità, accoglienza e coinvolgimento. La flessibilità riguarda l'intelligenza e la competenza dell'essere educatore. Con l'accoglienza si fa un gruppo che ha un circuito aperto, cioè sensibile agli stimoli esterni e pronto a mettersi in discussione. Il coinvolgimento riguarda la formazione, la negoziazione di significati condivisi che garantiscono e creano il processo formativo: l'educando è un educatore.
Il “Long Life Learning”(=imparare per tutta la durata della vita) viene realizzato non solo nella sua forma naturale di benessere (una persona sana infatti apprende sempre), ma diventa una scelta voluta. I motivi sono: noi cambiamo ogni giorno, cambiano continuamente i destinatari e l'ambiente che ci circonda e abbiamo sempre da apprendere novità e modificare-migliorare le nostre conoscenze.
Mi piace sottolineare, a riguardo di questo ultimo punto, come Don Orione stesso l'abbia vissuto in prima persona e lo chiedesse ai suoi collaboratori con forza.
Poi mi sembra particolarmente interessante il centro della comunità educante. Dio è il pilastro di tutto, ma accanto a questo c'è il Religioso e la Religiosa che devono fare da promotori e propulsori dando corpo ad una imprenditoria sociale. Insomma un incarico di animazione non da poco e non per sprovveduti. La via d'oro per questa animazione è il dialogo e l'informazione che dev'essere preventiva (=dire prima di fare), progressiva (=spiegare passo, passo) e sistematica (=dire tutto).


 

Il territorio educa

Qualsiasi intervento educativo si attui bisogna fare i conti con il territorio perché influenza chi l'abita, veicolando messaggi autorevoli e offrendo o negando possibilità. È fondamentale, per crescere e accompagnare una persona, tessere una rete di relazioni con l'ambiente circostante al fine di favorire la crescita ed il mantenimento di «onesti ed integri cittadini», come dice Don Orione. È un discorso articolato. Qui di seguito metto in luce gli aspetti fondamentali iniziando con qualche osservazione preliminare.
La pressione sociale ha un fortissimo potere condizionante. I cambiamenti che si riesce ad attuare nella cultura e nei comportamenti tendono ad essere molto duraturi.
Il territorio è popolato da diverse agenzie educative che sono in coazione con il nostro operato. Scuole, tutor personali, centri comunali, centri sportivi, ecc... si affiancano alle istituzioni religiose (Chiesa, oratorio, scuola cattolica, ecc...) offrendosi non come alternativa educativa, ma come una opportunità in più.

Svariati personaggi fanno da educatori ponendosi accanto alle figure tradizionali (genitori, insegnanti, catechisti, sacerdoti e suore) e offrendo altri valori e percorsi pedagogici sovente non come alternativa, ma come un altro da aggiungere a quanto già si ha.

L'ecologia è un elemento che ha acquisito uno spessore consistente. Questa parola ha assunto un significato molto ricco ed è doveroso considerarla, trattarla e integrarla intenzionalmente nell'intervento educativo.

Il termine esprime la relazione con l'ambiente e l'equilibrio intrinseco che la relazione sottende. Questa particolare situazione trasforma l'ambiente in un sistema, cioè un insieme articolato di soggetti (attori ed attanti) che gode di una sorta di vita autonoma identificata come eco-sistema.

In questo contesto  dobbiamo fare almeno due considerazioni:

l'educando ha molti punti di riferimento ed è pluri-orientato. È in difficoltà a capire quali punti di riferimento sono di valore, quali no e quali sono da scegliere.
La presenza di più educatori e più agenzie educative permette di realizzare una collaborazione (=rete) e ridurre il disagio da pluri-orientamento.

Riguardo al territorio come rete:

la crescita e la vita delle persone è possibile per la presenza di altre persone (rete sociale) con cui si interagisce. La cultura, in senso generale, è un elemento chiave. È fondamentale accogliere sia quella dominante che le varie sottoculture locali e accompagnare l'educando ad un'assimilazione critica.
In questa interazione non siamo soli, né i leader. È necessario attivare canali di collaborazione con gli altri enti e persone del territorio. Ciò significa sviluppare strategie d'intervento di rete, elaborare quadri di valori e significati adatti perché siano significativi e incisivi.

Aiutare a crescere e a vivere significa non solo favorire lo sviluppo di un'autonomia nelle reti sociali, ma anche aiutare a mantenerla agevolando tutto ciò che la costituisce.
Il confronto ed il lavoro con altri può essere uno stimolo a migliorare. Si tratta di fare un benchmarking, cioè un confronto per capire i punti deboli, rinforzare quelli buoni e definire sempre meglio quello che è lo specifico della propria offerta educativa.
Insomma si tratta di educare al territorio, educare con il territorio ed educare il territorio. Facciamo crescere se i nostri destinatari imparano a vivere in questa rete. Ma l'efficacia di quest'educazione dipende dalla qualità interna della rete che creiamo tra i nostri operatori e la rete esterna, tra la nostra agenzia educativa e le altre. Lavorare in questo modo è già educare il territorio perché si agisce sui processi socio-culturali.

PIANO OFFERTA FORMATIVA

Scritto da La Direzione. Postato in Documenti Offerta Formativa

INDICE

  1. Il bambino: al centro del nostro interesse
  2. Breve storia
  3. Rapporti con il territorio
  4. Caratteristiche strutturali della scuola
  5. Organizzazione generale
  6. Collaborazione scuola-famiglia
  7. Programmazione Educativo-Didattica
  8. Il Curricolo
  9. Valutazione e verifica
  10. Appuntamenti

  1. L'educazione armoniosa e globale del bambino: al centro del nostro interesse

    San Luigi Orione diceva «è il cuore che governa la vita, non l'ingegno; onde già i latini dicevano: "Córculum quod facit homines"; un po' di cuore, è il cuore che fa l'uomo».[1] Il cuore è la porta attraverso cui entrano tutti i valori. Questi, una volta calati quasi impercetti­bilmente nel cuore e consolidati con forti convinzioni di ragione e di fede, formano personalità forti, quali sono richieste oggi dal mondo e dalla Chiesa. La verità esistenziale, quella che conta per l'uomo, è esperienza di bene prima ancora che conoscenza intellettuale.[2]

    Al centro del nostro interesse è il buon sviluppo della persona, è creare nel bambino uno stile di relazione dove può sentirsi libero di esplorare il mondo, capace di sopportare distacchi prolungati, che non ha alcun timore di abbandono, che ha fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri. è un bambino con un Sé positivo e affidabile e dove l’emozione predominante è la gioia.

    Per questo è necessario che gli adulti in gioco, famiglia e scuola, siano un modello che il bambino poi interiorizzerà durante l’esperienza di vita.

    Pertanto la disponibilità, le cure, il calore emotivo, la protezione, il conforto e l’autorevolezza rappresentano i comportamenti più significativi che l’adulto può mettere in atto nei confronti del bambino affinché egli possa sviluppare delle relazioni con gli altri altrettanto basate sulla sicurezza, sulla fiducia, su una regolazione emozionale equilibrata, su una ricerca di conforto nei momenti di disagio.

    Tutto questo è possibile grazie a due elementi fondamentali:

    1. Il rapporto di corresponsabilità tra Scuola e Famiglia; un dialogo “ininterrotto” tra genitori e personale scolastico caratterizzato da un dialogo empatico[3], fiducia e stima reciproca.
    2. La testimonianza; l’educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene, cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite. Proprio perché la Scuola è di ispirazione cristiana i docenti sono persone, che avendo Gesù come miglior modello di educatore, si sforzano di essere coerenti per essere a loro volta modello ideale agli occhi dei bambini.

    [1] Don Orione – Fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e delle Piccole Suore Missionarie della Carità, santificato da Giovanni Paolo II nel 2004, ha definito il suo sistema educativo, un sistema paterno –cristiano proprio perché caratterizzato da un’attenzione particolare all’amore paterno e all’insegnamento della verità.

    [2] Progetto educativo orionino (1994): p. 30;

    [3]La riuscita dell'intervento educativo dipende in buona parte da questo aspettoossia dalla capacità di mettersi in relazione avendo come fine la comprensione dei pensieri e degli stati d’animo dell’interlocutore. Esige di mettere in secondo piano il proprio modo di percepire la realtà per dare spazio alle esperienze e percezioni dell’altro


Breve storia

La Scuola dell’infanzia  San Pio X  è una scuola cattolica, paritaria, gestita dalla Parrocchia S. Pio X, e si rivolge a bambini e bambine di età compresa tra i 3 e i 6 anni. La Scuola ha avuto inizio nell’anno 1962 per opera di don Angelo Mezzalira Parroco con lo scopo di affiancare la Scuola Materna alla giovane Parrocchia, per formare le nuove generazioni ad una vita umana e cristiana. Detta Scuola dell’infanzia è una scuola cattolica ai sensi dell’art. 803[1] del Codice di Diritto Canonico. Pertanto ha come finalità propria l’educazione del bambino e della bambina secondo i valori cristiani. Il Rappresentante Legale è il Parroco della Parrocchia San Pio X di Marghera (Opera Don Orione). La gestione educativa e didattica è stata affidata per molti anni alle Religiose: Piccole Suore Missionarie della Carità (Don Orione), ora è affidata ad un team di laici che con passione si impegnano nella valorizzazione del bambino aiutandolo nella sua crescita. La proposta educativa si realizza in un contesto comunitario di cui partecipano oltre ai bambini/e e alle educatrici, i genitori, il gestore e il personale di servizio; con l’apporto di tutti si tende a realizzare un clima comunitario sereno e stimolante, caratterizzato dallo stile “paterno cristiano” di vita, nello spirito di famiglia.

“Fondamento del sistema – scrive Don Orione – non solo deve essere la ragione e l’amorevolezza, ma la fede e la religione cattolica – praticata – e il soffio di un’anima e di un cuore di educatore che ami veramente Dio e lo faccia amare, dolcemente, insegnando ai giovani le vie del Signore. L’educatore deve sempre parlare il linguaggio della verità con la ragione, col cuore, con la fede”[2].

La Scuola San Pio X si fonda sulla libera adesione dei genitori al suo progetto educativo, e garantisce con ciò alle famiglie la libertà di scelta educativa prevista dalla Costituzione italiana all’art. 33. La Scuola è aperta a tutti quelli che condividono la proposta educativa, o sono disponibili ad essa


Rapporti con il territorio

La Scuola ha rapporti con le istituzioni scolastiche della zona: con la scuola primaria per la continuità tra bambini e bambine dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia e i bambini e bambine della prima; con il Quartiere divulgando le iniziative proposte (festa di San Martino, Mercatino della solidarietà, iniziative culturali e teatrali); con l’Amministrazione comunale; con la Comunità ecclesiale inserita come parte integrante nel Piano Pastorale Parrocchiale. La Scuola è associata alla FISM (Federazione Italiana Scuola Materne), che è espressione della sollecitudine della Chiesa italiana in campo educativo. Il collegamento tra essa e la Chiesa italiana è espresso anche dal fatto che, come previsto dallo Statuto della Fism, il Vescovo – oppure, ai rispettivi livelli, la Conferenza Episcopale Regionale o la CEI – “manda” un sacerdote come espressione visibile di piena comunione per una più profonda e completa formazione degli associati. L’adesione alla Federazione ha un significato ideale ed esprime la condivisione di una progettualità ecclesiale prima di essere una “necessità funzionale”.In questa prospettiva la Fism verifica la natura delle scuole dell’infanzia che chiedono di farne parte, il loro concreto orientamento educativo e il rispetto della correttezza gestionale. Ciò premesso, la Fism, coerentemente con la sua storia, le sue finalità, i suoi principi e valori statuari, adotta un modello per la promozione interna della qualità delle scuole. Tre sono i principi fondamentali cui ci si intende ispirare:

  -principio di sussidiarietà - che prevede di intervenire soprattutto in direzione di scuole associate che non abbiano, per vari motivi, la possibilità di dotarsi di un sistema autonomo di gestione della qualità;

  -principio del servizio – che ribadisce un intervento della federazione sotto forma di aiuto ai gestori delle scuole, affinchè siano in grado di assolvere al meglio alle proprie prerogative e responsabilità;

 - principio di reciprocità – che, accanto alla ricerca di una sempre migliore qualità nelle scuole, prevede una corrispettiva, crescente, qualità nelle attività di servizio e supporto della Federazione ai diversi livelli.

Pertanto la Scuola è inserita in una rete che permette di avere un dialogo e un confronto con le realtà del territorio al fine di offrire sempre più un servizio migliore.


Caratteristiche strutturali della Scuola

 La Scuola dell’infanzia San Pio X è stata costruita nell’anno 1962; ha subito un primo intervento di ampliamento, con la costruzione delle nuove aule e della sala per le assemblee, nell’anno 1969/70, seguito da una serie di interventi di completamento delle strutture, fino al 1974. Un consistente intervento di ampliamento (costruzione di nuova dispensa) e di adeguamento alle vigenti norme di sicurezza e di igiene, risale al luglio-settembre del 1999, nel 2002 si è fatto l’adeguamento dell’impianto elettrico e la sostituzione dei vetri stratificati a norma.  Nel 2003 si è fatta la ristrutturazione completa dei bagni dei bambini, e collocati i copricaloriferi. Nel 2004 si sono sostituiti i giochi esterni, la sostituzione degli alberi, e il riordino della pavimentazione del giardino.
Nel 2006 sono stati sostituiti gli armadietti dei bambini nei corridoi, tavoli e sedie nelle sezioni.

La Scuola dispone di un ingresso e corridoio, la sala colloqui con biblioteca, una direzione-segreteria, una infermeria, quattro aule per le attività, una sala per il riposo dei piccoli, una sala da pranzo, una cucina, una dispensa, due batterie di servizi igienici, una sala giochi, usata anche per attività motorie e psicomotricità relazionale, un ampio giardino con alberi utilizzato oltre che per il gioco anche per le feste durante l’anno.
Le aule sono così arredate: tavoli, sedie, armadietti per il materiale didattico e scaffale per i giochi, una cattedra (tutto l’arredamento è stato rinnovato nell’anno 2008).
La sala per il riposo, al piano superiore, ha brandine ed armadietto.
La sala da pranzo ha 13 tavoli rettangolari, con sedie e due mobili (acquistati nel 2009), e dal 2006
un nuovo televisore con DVD e video registratore.
La cucina a norma dispone di due tavoli in acciaio inox, tre lavelli, una cucina a gas, armadi pensili in acciaio inox, tavolo taglia carne, affettatrice, carrello.
La dispensa dispone di un armadio frigorifero, un frigorifero e due scaffali, il tutto in acciaio inox.
Il bagno più grande ha nove WC per i bambini, un bidè con acqua calda, quattro lavelli con otto rubinetti, dispensa-sapone e dispensa-salviette.
Il bagno più piccolo ha un lavello con tre rubinetti e due wc. E’ stato completamente ristrutturato nell’estate 2009.
Uno spogliatoio per le insegnanti con annesso wc e lavamani.
La sala giochi è arredata con cassapanche, contenitori per giochi, un canestro, angolo costruzioni, angolo casetta-cucina, angolo morbido, 3 tavoli rotondi con 5 sedie ciascuno.
La segreteria dispone di scrivania rettangolare, sedie, un armadio per contenere tutti i documenti d’archivio aggiornati, una fotocopiatrice  e un Personal Computer collegato in Internet.
L’infermeria ha una cattedra con sedia, la bilancia pesa persone e misura altezza e un armadio.
Nell’ingresso c’è un grande mosaico che rappresenta la Parola di Gesù “Lasciate che i bambini vengano a me”, ci sono due bacheche: una per gli avvisi e una per il menù.
In corridoio ci sono gli armadietti personali dei bambini contraddistinti da una loro fotografia.
La sala colloqui ha un tavolo, sedie, libreria con sussidi didattici, l’archivio e la cassetta del pronto soccorso.
Il giardino infine, dispone di giochi: un castello con scivolo, panche, il gioco “villaggio primavera” . Nel Maggio 2010 sono stati aggiunti: un castello con scivolo, ponte tibetano e rete per arrampicata; una casetta con piccolo scivolo; un bilico e due dondoli a molla, con pavimentazione morbida.
Nel settembre 2013 sono state sostituite le finestre nella stanza del riposino al piano superiore, e le scale adiacenti sono state messe in sicurezza con due cancelletti in legno. Nel settembre 2013 sono state sostituite le finestre nella stanza del riposino al piano superiore, e le scale adiacenti sono state messe in sicurezza con due cancelletti in legno. Nel marzo 2014 è stato modificato l’impianto elettrico con l’aggiunta di quattro apri-cancello: in sala giochi, nel corridoio delle classi, in cucina e in direzione con un videocitofono. Nel luglio 2014 è stata aggiunta una porta anti-panico in sala da pranzo.

 Tutte le strutture sopraelencate sono a norma di legge.


Organizzazione Generale

La Scuola può accogliere 84 bambini fino ad un massimo di 87, divisi in tre sezioni: la sezione dei rossi, la sezione dei gialli e la sezione dei blu.

La direttrice Chiara Baso ha conseguito il Diploma di Laurea triennale in Scienze psicologiche dello sviluppo e dell’educazione ed è munita di Diploma di Laurea specialistica in Psicologia dell’Educazione e Clinica. E’ iscritta all’albo degli psicologi, ha frequentato il corso RLS e il corso Rischio Incendio Basso – Gestione Emergenza. 

Le insegnanti sono 4: Liliana Borme (con Diploma di abilitazione all’insegnamento nelle Scuole del Grado Preparatorio di Scuola Magistrale), Francesca Zanatta (con Diploma di Istituto Magistrale), Elisa Zagallo (con Diploma di Liceo Socio-psico-pedagogico e con Diploma di Laurea in Scienze della Formazione Primaria) e Alessandra Baffon (con Diploma di Liceo Socio-psico-pedagogico e Diploma di Laurea Triennale in Educazione professionale).

Tre insegnanti sono assunte a tempo indeterminato di cui due full-time ed una part–time , con rapporto di lavoro individuale con Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro FISM (Federazione Italiana Scuole Materne): Borme in data 3 Settembre 2007, Zanatta 6 Settembre 1999; Zagallo dal Settembre 2008 e Alessandra Baffon, assunta dal 4 settembre 2014, per un anno a tempo determinato, full-time a seguire dall’1 settembre 2015 con contratto a tempo indeterminato.

La cuoca Sig.ra Anna Marina Marella è assunta a tempo indeterminato con rapporto di lavoro individuale, ha frequentato il corso Prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro (D.L. 626/94) e  al Corso per Addetti al Primo Soccorso.

Elisa Zagallo ha frequentato il Corso di primo soccorso, Francesca Zanatta e Liliana Borme il Corso di prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro, Alessandra Baffon di Addetto alla prevenzione incendi, Addetto al pronto soccorso e Addetto al primo soccorso.

Da gennaio 2011 è stata assunta la signora Stefania Di Pol per le pulizie degli ambienti scolastici e per l’assistenza durante il servizio di uscita posticipata.

Per l’attività motoria e per l’insegnamento della Lingua Inglese ci si avvale di insegnanti esterne designate dall’Agenzia Patriarcale.


Dal 2007 è stata introdotta la psicomotricità relazionale tenuta da un esperto/a in materia.
    
Gli organi collegiali istituiti nella Scuola sono:
    - il Collegio dei Docenti                
    - il Consiglio di intersezione                   
    - l’Assemblea dei Genitori della Scuola    

Gli organi collegiali esterni a cui la scuola partecipa sono:
    - Commissione Continuità dove partecipano le insegnanti incontrandosi almeno 3 volte all’anno;
    - Coordinamento zonale delle scuole aderenti alla FISM.
Nell’anno 2007 è sorto il Comitato di Gestione composto da: il Parroco come Legale Rappresentante, dalla Direttrice, dalla Coordinatrice didattica, da 2 Rappresentanti dei genitori e dall’ Amministratore Economico.

La Scuola è dotata di servizio mensa, offrendo ai bambini/e cibi semplici e curati, dove poter inserire con gradualità una corretta educazione alla varietà e complementarietà; in ogni caso, il menù approvato dall’ASL è suddiviso in quattro settimane con tabella esposta settimanalmente in bacheca.
La cuoca, Sig.ra Anna Marina Marella, ha partecipato al corso di addetto all’autocontrollo alimentare HACCP nella ristorazione scolastica (D.L. n. 155/97) e al 1°corso igiene alimentare dell’Azienda U.L.S.S. 12 Veneziana dipartimento di prevenzione.
La Scuola si attiene a ciò che viene richiesto dal Consultorio Pediatrico di Marghera per quanto riguarda visite mediche pediatriche (Visus per i bambini e bambine dei 4 anni). Inoltre il personale si fa carico di aggiornarsi ai corsi  richiesti.

    La scuola prevede un servizio di entrata anticipata a pagamento, tenuto dalla cuoca nella fascia oraria dalle 7.30 alle 8.00, a seguire è tenuta dalle insegnanti.
    Al fine di venire incontro alle esigenze delle famiglie, la scuola prevede un servizio di uscita posticipata dalle 16.00 alle 18.00 con modalità definite nel contratto di iscrizione, ed è tenuto dalla Sig.ra Di Pol.


La Scuola dell’infanzia opera la continuità, le insegnanti partecipano alle riunioni della Commissione continuità scuola dell’infanzia-primaria presso la Direzione Didattica “Grimani” di Marghera.
La continuità prevede:
- incontri da effettuare nel mese di giugno fra insegnanti di Scuola dell’infanzia e insegnanti di Scuola primaria per:
* la presentazione  di notizie sugli alunni;
- incontri da effettuare nel corso dell’anno scolastico tra insegnanti della Scuola dell’infanzia e insegnati della Scuola primaria per programmare e concordare attività da svolgere in comune tra alunni di cinque anni della Scuola dell’infanzia e alunni della prima elementare. Tali attività possono riguardare giochi, canti, drammatizzazioni, attività motorie, cartelloni con disegni, collage, merende in comune…
    
La direttrice e le insegnanti partecipano ai corsi di formazione e di aggiornamento della FISM di Venezia, agli incontri zonali di coordinamento pedagogico-didattico, e agli incontri organizzati dalla Diocesi di VE.
Nell’anno scolastico verranno effettuate  con i bambini due esercitazioni antincendio e due esercitazioni di confinamento.
La Scuola è in possesso del Progetto Educativo, del Piano dell’Offerta Formativa, della Progettazione educativa e didattica e del Regolamento interno.
Questi documenti sono approvati dal Legale Rappresentante della Scuola e dal Collegio dei Docenti.


Collaborazione Scuola – Famiglia

-          Alleanza Scuola-Famiglia

Trent’anni fa Rodari diceva “il punto cruciale è quello dell’incontro di base fra genitori e insegnanti, forma concreta dell’incontro fra Scuola e Società: se questo fallisce, la struttura non vive”. Infatti è possibile dire che, se la scuola non fonda l’azione educativa sulla fattiva collaborazione con le famiglie, e viceversa, poco si riesce ad attuare e si finisce per vedere impoverita la propria opera. Per questo è necessario favorire al massimo l’assunzione da parte della famiglia del suo ruolo formativo così da rendere maggiormente incisivo il percorso di istruzione educativa. Comprendendone quindi il valore del rapporto tra la Scuola e la Famiglia, è importante interiorizzare che questo deve essere sempre più improntato sul rispetto dei ruoli e sulla corresponsabilità educativa. Per far ciò il dialogo diventa quella parola chiave che va a definire le caratteristiche di tale rapporto. Il dialogo è finalizzato all’ispirazione ad un comune progetto di crescita dove ciascuna figura interviene secondo la propria specificità: genitore, insegnante. In questo stile di apertura, ascolto e collaborazione può nascere un nuovo modo di fare scuola e un rinnovato senso di responsabilità educativa da parte della famiglia, obiettivo che la nostra scuola si impegna a raggiungere giorno dopo giorno.

-          Organizzazione Scuola-Famiglia

Nell’ottica di vivere quanto detto finora, la scuola organizza alcuni incontri fissi durante l’anno che diventano l’evento propulsore per instaurare il dialogo con le famiglie. Sono fissati due incontri all’anno di Assemblea dei genitori; uno all’inizio e uno alla fine dell’anno. Sono programmati dei colloqui tra insegnanti e genitori, ed eventuali altri colloqui solo se richiesto dai genitori. Per l’organizzazione e per lo svolgimento di determinate attività e feste, sono designati dei genitori rappresentanti che si incontrano periodicamente per accordarsi e stimolare la partecipazione e il coinvolgimento di tutti i genitori.


Programmazione Educativo - Didattica

… “Il bambino si apre alla scoperta, alla interiorizzazione e al rispetto pratico dei valori universalmente condivisi, quali la libertà, il rispetto di sé e degli altri e dell’ambiente, la solidarietà, la giustizia e l’impegno ad agire per il bene comune”[4].

La Scuola dell’infanzia contribuisce a sviluppare la componente socio -  affettiva ed emotiva, stimola e consolida nel bambino le abilità sensoriali, motorie, linguistiche, intellettive, anche con l’intervento dell’insegnante esterna di psicomotricità presente due giorni alla settimana da ottobre a maggio. La programmazione fa capo alle Indicazioni per il curricolo 2007 attualmente in vigore. Quest’anno si lavorerà tramite laboratori inerenti il corpo, i colori, le emozioni, le lettere, i numeri e le figure geometriche e gran parte dell’anno viene dedicato alla preparazione delle feste. La programmazione viene presentata alla prima Assemblea dei genitori e collocata in visione nell’ingresso della scuola per tutto l’anno scolastico. Vengono anche esposti in visione: il Piano dell’Offerta Formativa, il Regolamento interno.

Il curricolo

Il metodo educativo didattico si basa sull’apprendimento attraverso i campi di esperienza, secondo quanto indicato dal Ministero della Pubblica Istruzione nel documento “Le Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia”. Essi sono intesi come specifici ambiti entro i quali promuovere il fare e il conoscere del bambino e l’acquisizione di schemi base di tipo esecutivo, percettivo e simbolico, predisposti a incorporare sempre nuovi dati e nuove conoscenze. Gianfranco Cerini afferma che i campi rappresentano non una disciplina in tono minore, ma “uno spazio simbolico e operativo che dà forma al pensiero. Ci sono più campi, cioè modi per capire il mondo”.

Il curricolo è pertanto l’insieme delle scelte che come scuola intendiamo percorrere al fine di guidare i bambini nel raggiungimento dei traguardi previsti per lo sviluppo di identità, autonomia,  competenza e cittadinanza.

 

Un profilo delle competenze del bambino al termine della Scuola dell’Infanzia

 

Ogni campo di esperienza offre specifiche opportunità di apprendimento, ma contribuisce allo stesso tempo a realizzare i compiti di sviluppo pensati unitariamente per i bambini dai 3 ai 6 anni, in termini di identità (costruzione del sé, autostima, fiducia nei propri mezzo), di autonomia (rapporto sempre più consapevole con gli altri), di competenza (intesa come conoscenze, abilità, atteggiamenti), di cittadinanza (come dimensione etico-sociale e riflessività).

Al termine del percorso triennale della scuola dell’infanzia, è ragionevole attendersi che ogni bambino abbia sviluppato e raggiunto competenze di base che strutturano la sua crescita personale:

-          Conosce e gestisce le proprie emozioni, è consapevole di desideri e paure, avverte gli stati d’animo propri e altrui, sviluppa una intelligenza “empatica”;

-          Consolida la propria autostima, diventa progressivamente consapevole delle proprie risorse e dei propri limiti, utilizza gli errori come fonte di conoscenza;

-          Sviluppa la curiosità e la voglia di sperimentar, interagisce con le cose, l’ambiente e le persone, percependone le reazioni ed i cambiamenti;

-          Condivide esperienze e giochi, usa strutture e risorse comuni, gestisce gradualmente i conflitti e le regole del comportamento nei contesti “privati” e “pubblici”;

-          Ha sviluppato l’attitudine a porre domande, cogliere diversi punti di vista, riflettere, negoziare significati;

-          Sa raccontare, narrare, descrivere situazioni ed esperienze vissute, comunica e si esprime con una pluralità di linguaggi, utilizza con sempre maggiore proprietà la lingua italiana;

-          Padroneggia abilità di tipo logico, ha interiorizzato le coordinate spazio-temporali, si orienta nel mondo dei simboli, delle rappresentazioni, dei media, delle tecnologie;

-          Rileva le caratteristiche principali di eventi, oggetti, situazioni, formula ipotesi, ricerca soluzioni a situazioni problematiche di vita quotidiana;

-          È attento alle consegne, si appassiona, porta a termine il lavoro, diventa consapevole dei processi realizzati e li documenta;

-          Si esprime in modo personale, con creatività e partecipazione, è sensibile alla pluralità di culture, lingue, esperienze.

 

 

 

Qui di seguito proponiamo uno schema che riassume, invece, i traguardi di sviluppo per ogni campo di esperienza, in obiettivi di competenza, suddividendoli per età.  Si tratta di uno schema generale, mentre ogni anno viene redatto un documento presentante la programmazione annuale che è possibile visionare sul sito o richiedere una copia in direzione.

IL SE’ E L’ALTRO

 

Traguardo/ obiettivo per età

3 anni – 4 anni

4 anni- 5 anni

5 anni – 6 anni

 

Il bambino gioca in modo costruttivo e creativo con gli altri, sa argomentare, confrontarsi e sostenere le proprie ragioni con adulti e bambini.

 

Sa rispettare il proprio turno nel gioco se viene indicato dall’adulto.

 

Collabora con gli altri nel gioco, rispettando i ruoli assegnati dall’adulto.

 

Sa giocare con gli altri collaborando, suddividendo e rispettando i vari ruoli. Sa dare ragione dei propri comportamenti.

 

Sviluppa il senso dell’identità personale, percepisce le proprie esigenze e i propri sentimenti, sa esprimerli in modo sempre più adeguato.

 

Dice il proprio nome e cognome, si riconosce maschio e femmina. Sa esprimere le emozioni primarie (tristezza, felicità, rabbia)

 

Riconosce le emozioni su immagini e le sa rappresentare fisicamente.

 

 

 

Esprime le proprie esigenze e le proprie emozioni, sa dire che cosa gli piace. Sa dire cosa sa fare e cosa non sa fare.

 

Sa di avere una storia personale e familiare, conosce le tradizioni della famiglia, della comunità e le mette a confronto con altre.

 

 

Sa nominare i familiari. Riconosce il gruppo di appartenenza sezione e di età.

 

Sa esprimere i legami di parentela di base. Sa raccontare le abitudini della famiglia. 

 

Sa parlare dei familiari e dare informazioni su di essi.

 

Riflette, si confronta, discute con gli adulti e con gli latri bambini e comincia a riconoscere la reciprocità di attenzione tra chi parla e chi ascolta.

 

Sa ascoltare le richieste dell’insegnante e sa rispondere a domande in modo pertinente.

 

Sa collaborare nell’allestimento di un cartellone o nel riordino. Sa esprimere preferenze di gioco e attività.

 

Sa farsi capire dai compagni e dal personale della scuola. Sa rispettare il proprio turno nelle attività didattiche e di routines…

 

Pone domande sui temi esistenziali e religiosi, sulle diversità culturali, su ciò che è bene o male, sulla giustizia, e ha raggiunto una prima consapevolezza dei propri diritti e doveri, delle regole del vivere insieme.

 

Comprende e rispetta le regole della sezione e della scuola. Accetta i ritmi e i tempi scolastici.

 

Formulano domande e ipotizzano possibili risposte  sulla nascita degli esseri viventi e sull’esistenza delle cose che lo circondano.

 

Riconosce le somiglianze e le differenze individuali, l’aspetto fisico, linguistico, culturale e le rispetta.

 

Si orienta nelle prime generalizzazioni di passato, presente, futuro e si muove con crescente sicurezza e autonomia negli spazi che gli sono familiari, modulando progressivamente voce e movimento anche in rapporto con gli altri e con le regole condivise.

 

Racconta l’esperienza collocata nel presente. Riconosce gli spazi scolastici e ne comprende l’utilizzo.

 

Racconta le esperienze vissute collocandole nel presente o nell’immediato passato. Sa riconoscere le regole di base se richiamate dall’adulto.

 

Sa collocare nel tempo esperienze vissute. Sa rispettare le regole e utilizzare il tono della voce in modo appropriato.

Riconosce i più importanti segni della sua cultura e del territorio, le istituzioni, i servizi pubblici, il funzionamento delle piccole comunità e della città.

 

Riconosce le istituzioni a lui più vicine e i servizi pubblici di cui ha fatto esperienza.

 

Distingue la lingua italiana rispetto alle altre. Distingue le istituzioni e i servizi pubblici.

 

Riconosce la lingua di appartenenza e i tratti somatici che caratterizzano alcune etnie.

 

IL CORPO E IL MOVIMENTO

 

 

Traguardo/ obiettivo per età

3 anni – 4 anni

4 anni- 5 anni

5 anni – 6 anni

 

Il bambino vive pienamente la propria corporeità, ne percepisce il potenziale comunicativo ed espressivo, matura condotte che gli consentono una buon autonomia nella gestione della giornata a scuola.

Riconosce i segnali e i ritmi del proprio corpo, le differenze sessuali e di sviluppo e adotta pratiche di cura di sé, di igiene e di sana alimentazione.

 

Sa andare ai servizi, si abbassa e alza le mutandine da solo. Sa lavarsi e asciugarsi le mani. Sa mangiare da solo, usando le posate in modo corretto, senza giocare. Sa riconoscersi come maschio o femmina.

 

Sa apparecchiare la tavola e sa utilizzare il tovagliolo per pulirsi. Sa stare seduto fino alla fine del pasto.

 

Sa infilare e sfilare cappotto o maglia, cappello, scarpe, con strapp. Sa accettare di assaggiare cibi forniti dalla mensa e stare seduto composto fino al termine del pranzo.

 

Prova piacere nel movimento e sperimenta schemi posturali e motori,li applica nei giochi individuali e di gruppo, anche con l’uso di piccoli attrezzi ed è in grado di adattarli alle situazioni ambientali all’interno della scuola e all’aperto.

 

Sa correre evitando ostacoli, rotolare, salire e scendere le scale.

 

Sa saltare a piedi uniti, sa eseguire uno slalom con dei percorsi stabiliti e con una serie di ostacoli che prevedono il salto, lo strisciare, l’arrampicarsi, il seguire una indicazione. Sa fare la capovolta.

 

Sa coordinare i movimenti per: calciare, lanciare, fermarsi a un segnale, rincorrere, durante i giochi di squadra e individuali. Sa utilizzare attrezzi evitando situazioni di pericolo.

 

Controlla l’esecuzione del gesto, valuta il rischio, interagisce con gli altri nei giochi di movimento, nella danza, nella comunicazione espressiva.

 

Sa riconoscere le fonti sensoriali nel corpo: vista, udito, tatto. Sa definire i contrapposti sensoriali attraverso la percezione diretta.

 

Sa riconoscere tutti i cinque sensi. Segue il ritmo musicale e partecipa ai giochi psicomotori con movimenti coordinati con il gruppo.

 

Sa partecipare e assumere un ruolo coordinandolo a quello dei compagni in semplici danze e mimiche musicali.

 

Riconosce il corpo, le sue diverse parti e rappresenta il corpo fermo e in movimento.

 

Si riconosce allo specchio e si rappresenta con arti, busto, testa ed alcuni elementi del viso.

 

Sa rappresentare in modo preciso se stesso e i familiari definendoli con caratteristiche diverse. Mima i movimenti, che gli vengono proposti, allo specchio.

 

Sa rappresentare e mimare posizioni a specchio in verticale e orizzontale. Sa rappresentare e disegnare un vissuto.

 

IMMAGINI, SUONI, COLORI

 

 

Traguardo/ obiettivo per età

3 anni – 4 anni

4 anni- 5 anni

5 anni – 6 anni

 

Il bambino comunica, esprime emozioni, racconta utilizzando le varie possibilità che il linguaggio del corpo consente.

 

Esprime e mima emozioni primarie. Assume ruoli in giochi di finzione.

 

Sa assumere ruoli di personaggi. Sa coordinare il proprio ruolo con quello dei compagni.

 

Sa assumere ruoli di personaggi in situazioni di drammatizzazioni semplici.

 

Inventa storie e sa esprimerle attraverso la drammatizzazione, il disegno, la pittura e altre attività manipolative; utilizza materiali e strumenti, tecniche espressive e creative; esplora le potenzialità offerte dalle tecnologie.

 

Sa raccontare storie che conosce. Sperimenta varie tecniche artistiche e fa esperienza di materiali diversi.

 

Sa raccontare attraverso il disegno un episodio di una storia. Sa utilizzare con maggior precisione materiali e strumenti diversi.

 

Utilizza diverse tecniche per disegnare, colorare, e collaborare all’allestimento di addobbi per abbellire la scuola. Utilizza diversi materiali per produrre artefatti da regalare ai genitori in occasione delle feste.

 

Segue con curiosità e piacere spettacoli di vario tipo (teatrali, musicali, visivi, di animazione…) sviluppa interesse per l’ascolto della musica e per la fruizione di opere d’arte.

 

Rimane seduto e presta attenzione per assistere ad un breve spettacolo o seguire un brano musicale.

 

Sa esprimere con parole quanto ha visto e capito dello spettacolo a cui ha assistito. Sa dire quello che vede e cosa pensa.

 

Sa rielaborare con l’utilizzo di tecniche grafico pittoriche uno spettacolo o un brano musicale visto o sentito connotando ed esprimendo emozioni provate.

 

Scopre il paesaggio sonoro attraverso attività di percezione e produzione musicale utilizzando voce, corpo e oggetti.

 

Produce suoni con il proprio corpo. Produce con la voce suoni lunghi, corti, forti e deboli.

 

Sa distinguere e nominare suoni e rumori che fanno parte del contesto ambientale consueto.

 

Sa cantare da solista e in coro.

 

Sperimenta e combina elementi musicali di base, producendo semplici sequenze sonoro-musicali.

 

Usa, come gioco, gli strumenti musicali seguendo dei ritmi sonori e pause associate ai colori.

 

Sa produrre suoni con strumenti a percussione rispettando le richieste dell’insegnante che organizza.

 

Sa produrre suoni con strumenti a percussione in armonia con i compagni. Produce semplici sequenze sonoro-musicali.

 

Esplora i primi alfabeti musicali, utilizzando anche i simboli di una notazione informale per codificare i suoni percepiti e riprodurli.

 

Sa formare un ritmo binario indicato dall’insegnante.

 

Sa continuare un ritmo ternario guidato dall’insegnante.

 

Sa muovere il corpo abbinando i movimenti a dei simboli o a dei messaggi verbali.

 

I DISCORSI E LE PAROLE

Traguardo/ obiettivo per età

3 anni – 4 anni

4 anni- 5 anni

5 anni – 6 anni

 

Il bambino usa la lingua italiana, arricchisce e precisa il proprio lessico, comprende parole e discorsi, fa ipotesi sui significati.

 

Sa esprimersi con una frase formata da soggetto, predicato, complemento.

 

Si esprime con frasi di cui una principale e la seconda subordinata.

 

Sa articolare una frase in modo corretto. Esprime con logicità pensieri e bisogni.

 

Sa esprimere e comunicare agli altri emozioni, sentimenti, argomentazioni attraverso il linguaggio verbale che utilizza in differenti situazioni comunicative.

 

Sa raccontare qualcosa di sé e del suo vissuto.

 

Sa riflettere sulle proprie esperienze e sa porre domande.

 

Sa mettere in relazioni causa ed effetto di un’azione propria o del contesto.

 

Sperimenta rime, filastrocche, drammatizzazioni: inventa nuove parole, cerca somiglianze e analogie tra i suoni e i significati.

 

Ricorda rime e filastrocche.

 

Produce e inventa rime.

 

Ricorda poesie, e inventa rime più complesse.

 

Ascolta e comprende narrazioni, racconta e inventa storie, chiede e offre spiegazioni, usa il linguaggio per progettare attività e per definirne regole.

 

Sa ascoltare storie di breve durata riconoscendo il ruolo del personaggio principale.

 

Sa ascoltare una storia animata o letta e sa rielaborare il contenuto su domande stimolo.

 

Racconta la storia sentita con l’ausilio delle immagini, confrontando la propria interpretazione con quella dei compagni.

 

Ragiona sulla lingua, scopre la presenza di lingue diverse, riconosce e sperimenta la pluralità dei linguaggi, si misura con la creatività e la fantasia.

 

Riconosce i modi diversi di comunicare da parte dei bambini di cultura e provenienza diversa dall’Italia, memorizza una breve poesia.

 

Distingue su immagine la propria nazionalità da quella altrui. 

 

Ascolta e memorizza una filastrocca, una poesia o una canzoncina. Riconosce e discrimina le lettere dai numeri.

 

Si avvicina alla lingua scritta, esplora e sperimenta prime forme di comunicazione attraverso la scrittura, incontrando anche le tecnologie digitali e i nuova media.

 

Sa sfogliare un libro e raccontare le immagini.

 

Riconosce il proprio nome tra tanti. Ipotizza sulla parola scritta a partire dalle immagini.

 

Manifesta interesse nei confronti della lingua scritta. Sa scrivere il nome e cognome in stampato. Fa le prime esperienze di scrittura spontanea.

 

LA CONOSCENZA DEL MONDO

 

Traguardo/ obiettivo per età

3 anni – 4 anni

4 anni- 5 anni

5 anni – 6 anni

Il bambino raggruppa e ordina oggetti e materiali secondo criteri diversi, ne identifica alcune proprietà, confronta e valuta quantità; utilizza simboli per registrarle; esegue misurazioni usando strumenti alla sua portata.

Sa classificare gli oggetti in base alla funzione. Sa classificare in base al colore e grandezza. Sa raggruppare oggetti: uno, pochi, tanti.

Sa contare oggetti abbinando il simbolo alla quantità fino a cinque elementi. Sa ordinare oggetti in base all’altezza.

Sa ordinare oggetti in ordine crescente e decrescente. Riconosce il valore ordinale e cardinale del numero fino a cinque. 

Sa collocare le azioni quotidiane nel tempo della giornata e della settimana.

Riconosce la scansione dei tempi scolastici. Sa dire cosa si è fatto prima e dopo in un’esperienza comune. Sa dire come era prima di andare a scuola.

Riconosce su immagini le azioni tipiche del mattino, pomeriggio, sera, notte. Sa identificare su immagine l’evoluzione strutturale dell’uomo.

Sa ordinare una sequenza temporale di eventi ed esperienze vissute.

Riferisce correttamente eventi del passato recente; sa dire cosa potrà succedere in un futuro immediato e prossimo.

Distingue il giorno e la notte e le relative azioni. Scandisce un’esperienza in due sequenze; prima e dopo.

Sa registrare su tabella la situazione meteorologica e giornalmente e osserva la natura che cambia nel corso delle stagioni.

Sa nominare i giorni della settimana e riconosce le stagioni rappresentate su immagini. Sa collocarsi nel presente e sa dire che cosa ha fatto ieri, prima….

Osserva con attenzione il suo corpo, gli organismi viventi e i loro ambienti, i fenomeni naturali, accorgendosi dei loro cambiamenti.

Sa dire come siamo fatti e cosa ci serve per vivere. Scopre la trasformazione di una pianta: dal seme al fiore.

Sa ipotizzare e sperimentare, su indicazione dell’adulto, che cosa serve per vivere ad una pianta e che cosa serve per vivere ad un animale.

Assume atteggiamenti di rispetto verso gli organismi viventi. Segue la crescita di una pianta, comprende e ipotizza ciò di cui ha bisogno per vivere.

Si interessa a macchine e strumenti tecnologici, sa scoprirne le funzioni e i possibili usi.

Riconosce macchine e strumenti tecnologici di base (per es. il telefono).

Ipotizza le funzioni delle macchine e degli strumenti tecnologici.

Fa le prime esperienze con le macchine e gli strumenti tecnologici.

Ha la familiarità sia con le strategie del contare e dell’operare con i numeri sia con quelle necessarie per eseguire le prime misurazioni di lunghezze, pesi e altre quantità.

Sa contare fino a tre con l’aiuto delle dita della mano.

Sa confrontare la grandezza di due oggetti.

Sa contare fino a 5 con l’aiuto delle dita della mano. Sa mettere a confronto oggetti per valutarne la lunghezza. 

Sa contare fino a 10 con l’aiuto delle dita della mano. Sa confrontare  la grandezza e la lunghezza di tre oggetti, e il peso di due oggetti.

Individua le posizioni di oggetti e persone nello spazio, usando termini come avanti/dietro, sopra/sotto, destra/sinistra, ecc; segue correttamente un percorso sulla base di indicazioni verbali.

Conosce alcuni concetti topologici (dentro/fuori, sopra/sotto)

Conosce un maggior numero di concetti tipologici (dentro/fuori, sopra/sotto, pieno/vuoto, avanti/dietro)

Conosce i concetti topologici e riesce ad eseguire un percorso sulla base sulla base di indicazioni verbali.

 



Valutazione e Verifica

Alla fine dell’anno scolastico, le insegnanti valutano il lavoro svolto con i bambini, attraverso l’osservazione e accertando l’avvenuto apprendimento da parte dei bambini.

Per quanto concerne la valutazione sul bambino alla fine del percorso scolastico presso la Scuola d’Infanzia, in prossimità dell’ammissione alla Scuola Elementare, le insegnanti si avvalgono del profilo di competenze secondo “Le Indicazioni per il curricolo per la scuola dell'Infanzia").

 

Settembre 2015

Il Presidente

(Don Giuseppe Volponi)

                                                                                                                                      

 

Il nostro Regolamento

Scritto da La Direzione. Postato in Documenti Offerta Formativa

  1. Entrata anticipata dalle ore 07.30 alle ore 08.30 con richiesta scritta nel modulo di iscrizione, al costo di 10 € fissi al mese.
  2. Entrata normale dalle ore 08.30 alle ore 09.00. Eventuali ritardi dovranno essere comunicati e motivati.
  3. La porta d’ingresso al mattino (che verrà chiusa alle ore 9.05) e all’uscita intermedia, è quella principale (vicino alla direzione), mentre per il ritiro dei bambini nel pomeriggio si utilizza la porta laterale (che verrà chiusa alle ore 16,05), oltre questo orario non si potrà usufruire dei servizi interni della scuola.
  4. Per l’uscita i bambini vengono consegnati ai genitori o a persone delegate dai genitori per iscritto nel modulo di iscrizione.
  5. Durante gli orari d’entrata e d’uscita il cancello dovrà essere sempre fermato con l’apposito elastico; nelle eventuali altre entrate ed uscite va completamente chiuso.
  6. Per qualunque necessità, e pagamento rette è possibile rivolgersi in direzione rispettando gli orari di segreteria che sono scritti presso la porta della direzione.
    Al mattino: dalle 8.45 alle 9.30, mentre al pomeriggio: dalle 15.30 alle 16.15. In caso di colloqui più lunghi, con richieste particolari, è necessario chiedere un appuntamento in direzione.
  7. I bambini e le bambine vestono il grembiulino bianco e scarpine comode oppure la tuta nei giorni di attività motoria. Sotto il grembiulino vestire con abbigliamento comodo e leggero da favorire l’autonomia (niente salopette o cinture, o bretelle).
  8. I bambini e le bambine, vanno consegnati al mattino alle educatrici, all’ingresso della sala giochi entro le ore 09.00, e ripresi all’ingresso delle relative sezioni dalle ore 15.30 alle 16.00. Eventuali ritardi dovranno essere comunicati e motivati. I bambini che vanno a casa nell’orario dell’uscita intermedia (13.00-13.30) vanno consegnati subito dopo il pranzo in entrata, oppure più tardi all’ingresso della sala giochi, o in giardino quando si gioca all’esterno, evitando di fermarsi a giocare.
  9. Nell’armadietto personale contraddistinto dalla foto vanno messe solamente le cose richieste per il bambino:
    • le scarpe usate per la strada vanno messe in un sacchetto;
    • le scarpe comode per l’interno possibilmente con strap;
    • il grembiule bianco con il fazzoletto in tasca di stoffa, con nome, da lasciare a scuola anche nei due giorni di attività motoria;
    • un cambio completo in un sacchetto con nome: una tuta da ginnastica, canottiera, mutandine, calze, borsetta in plastica, un pacco di salviette umidificate;
    • lo zainetto per il pasto con: un piatto liscio e uno fondo, un bicchiere in plastica, un cucchiaio, una forchetta, un cucchiaino, un bavaglino con elastico, una tovaglietta in stoffa, tutto con nome;
  10. I bambini/e piccoli che dormono nel pomeriggio porteranno due lenzuola, una federa da sostituire ogni 15 giorni il lunedì, un cuscino, una copertina, tutto con il proprio nome . Si può entrare nella stanza da riposo solo il lunedì per sistemare il lettino, solo in caso di bisogno.
  11. Nei giorni di attività motoria i bambini e le bambine dovranno indossare una tuta da ginnastica con una maglietta in cotone con maniche corte.
  12. Le persone che accompagnano i bambini possono transitare all’ingresso e nei corridoi e non nei locali riservati ai bambini e al personale.
  13. Non si possono consumare cibi o bevande all’interno della scuola e nemmeno custodirli nell’armadietto.
  14. Gli avvisi in bacheca nell’ingresso devono essere letti quotidianamente,
  15. Eventuali reclami vanno riportati verbalmente in direzione, o alle Insegnanti interessate, mai in presenza dei bambini.
  16. L’assenza di sette giorni va giustificata con il certificato medico da consegnare all’insegnante, ulteriori assenze per altri motivi vanno comunicate in anticipo (vacanze…);
  17. In caso di malattie infettive è obbligo avvisare la direzione all’inizio della malattia.
  18. Eventuali diete vanno certificate dal medico allegando gli esami che comprovino l’allergia.
  19. Le rette devono essere pagate entro e non oltre i primi dieci giorni del mese per dieci mensilità.
  20. Il cancello della scuola sarà chiuso alle ore 16.10, oltre questo orario non è possibile sostare presso il cortile. Si fa presente che è disponibile il cortile del patronato. La scuola dalle ore 16,00 declina ogni responsabilità per eventuali danni a cose/o persone.
  21. L’uso dei giochi è consentito esclusivamente ai bambini dai 3 ai 6 anni;
  22. La scuola declina ogni responsabilità per eventuali danni a biciclette, monopattini e passeggini (che dovranno essere parcheggiati nel lato sinistro della scuola), e per lo smarrimento degli effetti personali del bambino;
  23. E’ vietato l’ingresso di animali in giardino;
  24. E’ vietato fumare all’interno della scuola e nel giardino.