IL BUON CONTENIMENTO

di Pier Paolo Gobbi

Il buon contenimento dei genitori  “muove” il bambino, lo fa crescere e per questo lo introduce gradualmente nei ritmi della vita e gli consente di parteciparvi con il giusto equilibrio tra sé e gli altri, le cose, lo spazio e il tempo.

Cerco di spiegarmi: se pensiamo a quello che abbiamo fatto oggi, ognuno ha fatto tante cose, alcune simili, come dormire, mangiare, parlare, ascoltare, altre invece molto diverse. Ma tutti abbiamo vissuto dentro dei ritmi generali, delle “matrici” che hanno dato forma e ordine a quello che abbiamo fatto. Quali sono questi ritmi?

Il ritmo io/tu, piacere/frustrazione, solitudine/compagnia, vicinanza/distanza, dare/ricevere, ascolto/parola, azione/immobilità, velocità/lentezza: il bambino deve essere introdotto a vivere questi ritmi e non lo può fare senza la nostra amorevole e paziente presenza.

Nel primo anno di vita è la relazione con il corpo dell’altro che gli consente di iniziare a distinguere il sé da ciò che è altro da sé, il suo interno dall’esterno: tocca e viene toccato, spinge ed è spostato, ecc.

Sono cose naturali, ma non si pensa mai abbastanza che questa percezione del sé corporeo va a costruire progressivamente anche altri aspetti che sono le colonne della vita: la distinzione psicologica tra sé e gli altri, quella affettiva ed emotiva di sentirsi oggetto d’amore e di sapere a sua volta amare, la scoperta di avere pensieri, emozioni desideri che sono solo propri e non si confondono con quelli degli altri.

Dipendenza e autonomia.... un equilibrio

L'altra volta si diceva quanto è bene allenarsi a trovare un equilibrio tra dipendenza e autonomia soprattutto quando i figli sono piccoli poichè poi le cose sono difficili...

Non ci sono segreti nè bisogno di capacità straordinarie per far vivere a un figlio il "buon contenimento", ogni coppia genitoriale è capace, statene certi.

Vi propongo tre passi che ci possono aiutare:

1. Osservare con stupore il proprio figlio, conoscerlo e rispettarlo nei suoi bisogni, tratti di personalità e comportamenti, nelle somiglianze con noi e nelle differenze. Riconoscere anche le sue possibili difficoltà e cercare di comprenderne le ragioni profonde, andando oltre il comportamento che si osserva.

A che tappa è arrivato nel suo cammino di crescita? Tutti i vari aspetti (motorio, cognitivo, emozionale, relazionale, ecc) avanzano con lo stesso passo e velocità? Di cosa ha più bisogno?

2. Porci una domanda: i limiti che poniamo o non poniamo, le regole, le cose che gli chiediamo di fare) "gli fanno vivere l'esperienza di un buon conteniemento"? La domanda potremmo anche esprimerla così: che "bene" gli fanno? Occorre che le cose gli chiediamo e permettiamo gli facciano "bene": favoriscano la sua crescita, lo conducano a diventare u nuomo, cioè a relalizzare tutta la pienezza umana, che in lui è contenuta.

Tante volte dovremo porcela questa somanda e cercare la risposta. Se ci riflettete non è scontato che sia così per tante regole, limiti e cose che chiediamo o non chiediamo loro. Ad esempio quando diciamo "Lasciagli guardare i cartoni, che male gli fa?", diciamo una cosa abbastanza corretta perchè i cartoni a giuste dosi e adeguati all'età non fanno male.

Ma se chi chiedessimo "Oggi pomeriggio guardare due ore i cartoni che bene gli fa? Cosa fa crescere mio figlio in questo momento?", forse potremmo anche spegnere la televisione e stare con lui, andare in giardino insieme ad insegnargli a spazzare le foglie secche e mettere in ordine.

Dobbiamo però essere altrettanto attenti che impedirgli di fare alcune cose sia realmente un passo positivo nella sua crescita. Un esempio semplice potrebbe essere quando neghiamo ai nostri figli il permesso di uscire in giardino perchè fa freddo. Certo, a volte fa proprio freddo, ma un bambino coperto il giusto, che si muove felice con i suoi amichetti, non ha il freddo che sentiamo noi. Che bene gli fa? Che bene gli fa stare in casa, per non prendersi un ipotetico raffreddore? Cosa lo fa crescere di più, quale è il suo bisogno più grande?

3. Il terzo passo, lo avete compreso, è dunque ascoltarsi, confrontarsi e aiutarsi con amore rispettoso tra papà e mamma, nel vivere con goia e consapevolezza l'avventura dell'educazione, tenendo lo sguardo sull'obiettivo grande e i piedi impegnati a camminare con piccoli passi.