Dire sì a se stessi

Pier Paolo Gobbi

Quanti genitori si sentono tutti “occupati” dal figlio? O si lamentano che i figli “non sanno fare niente da soli”?

I bambini hanno diritto di essere accolti, ascoltati, amati, aiutati, compresi, ma non hanno il diritto di occupare e invadere costantemente tutta la nostra vita, il tempo e lo spazio, di essere accontentati in tutto e di farci rinunciare ai nostri giusti bisogni e desideri.

Quando i limiti e i confini in casa, in famiglia, tra i membri sono chiari, i bambini stanno meglio e noi con loro.

Il bambino fa il suo mestiere, come sempre, ma tocca a noi iniziare presto a insegnargli due degli aspetti più importanti per la sua buona crescita:

-          anche noi abbiamo i nostri bisogni, tempi e spazi;

-          non siamo a sua completa disposizione né ci facciamo comandare.

Occorre farsi forza per riuscire in questo, perché può venirci da pensare di non essere dei buoni genitori o di fargli un torto nel privarlo di ciò che gli spetta di diritto. Invece spesso dire “sì” a se stessi è il modo migliore di dire “sì” anche al nostro bambino.

I bambini più sereni e contenti sono quelli che hanno imparato a gestire anche i propri tempi di “solitudine” e noia, quelli ai quali è stato insegnato a fermarsi, ad ascoltare, a stare in silenzio per un tempo ragionevole fin da piccoli, a rispettare i confini tra sé e i propri genitori, a essere rispettati nei propri confini.

Anche questo è un buon contenimento, che offriamo loro e servirà, statene certi. La fatica che ci può costare è ben spesa.

I RITMI DELLA VITA

di Pier Paolo Gobbi

I frutti della buona crescita si vedono stagione dopo stagione, ma occorre seminare e averne cura per tempo, non confidare solo nella bontà della natura o nello scorrere dei giorni.

Facciamo due esempi che sono interessanti per il nostro discorso sulle regole:

-          Il ritmo azione/immobilità: non può iniziare a sei anni, quando a scuola è chiesto ad un bambino di stare fermo nel banco cinque ore o più. Per stare fermo deve distinguere il tempo del gioco da quello dello studio, sapere ascoltare e parlare solo quando tocca lui, rinunciare al suo piacere immediato, aver imparato a regolare le sue emozioni, a sopportare l’alternanza di piacere e frustrazione, a prestare attenzione a quanto sta fuori e dentro di lui. Non deve essere troppo distratto dall’incertezza circa il proprio valore e l’amore dei genitori.

Queste cose iniziano quando il bambino è piccolo, se è contenuto dentro ritmi regolari di sonno e veglia, soddisfazione e frustrazione, gioco e riposo, parola e ascolto, rispetto del suo spazio e di quello degli altri, amore e presenza coerenti e pazienti. Significa che la buona e serena esperienza scolastica è preparata anche dai piccoli no e le regole quotidiane che gli poniamo, dalla fatica che facciamo e che gli chiediamo di fare. Potremmo allora chiederci: un bambino che fatica molto a “stare” a scuola, come ha vissuto e appreso queste cose in precedenza? Cosa ci dice la sua fatica di contenimento a scuola? Come aiutarlo?

 

-          Il ritmo solitudine/compagnia: anche la “buona” solitudine inizia da piccoli, quando il bambino rimane qualche volta da solo nella culla o sullo sdraietto e magari si annoia. Piange, chiama, si lamenta. Possiamo correre da lui, ma potremmo anche lasciare che “peschi” risorse dentro di sé, presti nuova attenzione all’ambiente, impari a intrattenersi e giocare con quello che c’è. Potrebbe pensare e ascoltare la sua vita interiore, senza che noi ci inventiamo sempre cose da fare per lui, lo intratteniamo o rinunciamo immediatamente al nostro tempo e ai nostri giusti bisogni. Potrebbe… Certo, se corriamo subito ogni volta, queste belle cose non le scopre, né a cinque mesi né a otto anni. Forse nemmeno a diciotto…

Osservando i bambini di varie età con i loro genitori, si notano molte differenze su questo aspetto: bambini lasciati troppo a lungo da soli anche se strillano per richiamare l’attenzione (in vari modi, anche disobbedendo o a volte per esempio, quando sono più grandicelli, andando male a scuola per essere finalmente oggetto di attenzione dai genitori…), altri che sono subito sempre presi in braccio, assistiti, giustificati, in vari modi (dal ciucco subito pronto, ai compiti compilati di notte dai genitori ansiosi e che sempre giustificano il figlio).