Portare su mille spalle

Dare le regole e insegnare ad obbedire sono una modalità necessaria di mettere giù un figlio, ma non dobbiamo dimenticarci che ha sempre bisogno delle nostre spalle, ancora di più di quando sta imparando ad arrangiarsi e non dipende più da noi per i bisogni più immediati.

Molti di noi commettono questo errore: appena il figlio si arrangia abbastanza nei bisogni biologici, ci allontaniamo emotivamente, il tempo insieme si riduce o è sempre tutto occupato da cose da fare e organizzare, la relazione corporea si allenta, si sta insieme ma si vivono meno intensamente la relazione e la presenza.

Oppure commettiamo l’errore opposto, soprattutto le mamme: continuiamo a guardare il bambino che cresce solo in termini di bisogni biologici, di cure per il cibo, i vestiti, il sonno, i denti, e magari mille attività sportive, musicali, artistiche.

Sono tutte cose giuste, ma i bambini hanno sempre bisogno e diritto di sentire che qualcuno si fa carico di loro, li porta e li conduce, conosce la strada e la meta, trascorre del tempo con loro per il puro piacere di starci, per la bellezza di essere papà e figlio, mamma e figlia.

Questo li rassicura, li mette al loro posto, gli consente di crescere serenamente nel confronto con noi, nell’apertura a tutta la realtà, che va dalla vita delle formiche fino alle domande sulle stelle e su chi ha fatto l’universo e il nostro cuore.

PORTARE UN FIGLIO E SAPERLO METTERE GIU

Abbiamo iniziato a vedere che è fondamentale vivere la buona dipendenza, il buon contenimento. Significa che c’è anche una cattiva dipendenza/contenimento ?

La cattiva dipendenza è quella che:

-   tiene piccolo il bambino, lo tiene “legato” a noi, lo vuole proteggere da tutto;

-   tarpa le ali al volo dei suoi desideri, non gli fa sentire piena fiducia, limita e spegne le sue iniziative, non gli permette di vivere e sopportare un poco di frustrazione;

-   così riduce la possibilità che scopra la sua identità e le sue risorse e viva più felice l’avventura della crescita e della sua vita.

Il contenimento dei genitori è invece “buono” quando:

-   protegge il bambino dall’attardarsi in una “cattiva” dipendenza dai grandi e lo chiama a crescere;

-   dice al bambino parole importanti: “Papà e mamma vogliono che tu cresca, crediamo che ce la puoi fare, noi ci siamo ma non ci sostituiamo sempre a te, sappiamo che sei capace di imparare, anche ad obbedire e a tollerare un po’ di frustrazione”.

Anche se le parole non sono esattamente così, sono queste che un bambino sente dentro la piccola regola che gli mettiamo, la cosa che gli chiediamo, le fatiche e le frustrazioni che gli facciamo vivere: può essere la piccola attesa del neonato, il gioco che non gli compriamo anche se insiste allo spasimo, i compiti che gli lasciamo fare da solo anche se non è proprio ordinato come noi…

- sempre le regole e i confini giusti sono un movimento di crescita e fiducia: a partire dalla breve attesa, fanno scendere il bambino dalle nostre spalle, lo mettono giù per terra, sulla terra della realtà.

Cioè chiamano il bambino a lasciare il mondo dell’onnipotenza del primo periodo, per stare dentro la realtà, che non è solo fatta di piacere e dove gli latri, il tempo, lo spazio e le cose non sono sempre a nostra disposizione e occorre imparare ad esprimere se stessi in modo adeguato e rispettoso di sé e degli altri. Allo stesso tempo le regole gli trasmettono sicurezza, rispetto e fiducia, lo invitano a muovere i suoi passi, a spendere le sue risorse.