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LA CERTEZZA DEL SIGNIFICATO

di Pier Paolo Gobbi

Un figlio richiede sempre la disponibilità al cambiamento, ma il lavoro per cambiare e migliorare noi stessi e la nostra famiglia non può essere sostenuto solo dalla nostra buona volontà o forza di carattere, dalle conoscenze psicologiche e pedagogiche, dalle “tecniche”, metodologie e strategie educative.

Lo abbiamo già accennato: questi sono aspetti importanti ma non bastano, come non bastano le regole per crescere un figlio e per essere genitore.

L’avventura dell’educazione deve trovare origine, sostegno e forza nel riconoscimento di essere anche noi figli, nel dono e nel valore della nostra vita e nelle certezza che essa ha un significato, che abbiamo ricevuto e vogliamo trasmettere ai nostri figli.

L’esperienza con un figlio ci rimanda continuamente a riconoscere che egli è un dono e una domanda di senso e significato, che supera infinitamente i nostri pensieri e desideri, capacità e limiti.

Nel cuore di ogni bambino le domande di senso e significato ci sono naturalmente, basta osservarlo e ascoltarlo. Le domande di un bambino si alimentano nel suo incontro con la realtà, ma hanno bisogno di trovare in noi degli adulti che le ascoltino, non le ignorino, reprimano o irridano, perchè magari per noi sono cose inutili o da “bambini” o non sappiamo cosa rispondere perchè non ci domandiamo più niente da troppo tempo. Quando si ha un figlio ci si preoccupa giustamente di tante cose per crescerlo ed educarlo bene, ma la nostra vita e la sua contengono anche l’esigenza di cercare e trovare il senso e il significato.

Non riconoscere questo sarebbe come guardare a noi e al nostro bambino senza desiderare di andare fino in fondo al mistero che contengono e dal quale sono contenuti.

A SCUOLA… PER SCOPRIRE CHE LE REGOLE SONO UNA BELLA COSA

di Pier Paolo Gobbi

Nel frattempo, se non c’è già stato l’asilo nido, arriva anche il tempo della prima esperienza di socialità e gruppo: la scuola dell’infanzia.

Il bambino si apre alla dimensione della socialità, della quale ha grande bisogno, soprattutto oggi che ci sono tanti figli unici e si sono ridotti gli aspetti di socialità e comunità e tanti bambini si relazionano quasi esclusivamente con i grandi.

La relazione con i pari nel gruppo è decisiva per la maturazione della capacità di accettare la frustrazione, di accogliere le regole per quello che sono: non un torto all’io onnipotente del bambino o una cattiveria degli adulti, ma un modo di stare bene con gli altri, di essere accettato, di giocare bene, di essere felice.

Le regole sono una bella cosa!

Non possiamo spiegare ad un bambino con le parole, anche se molti di noi continuano a provarci… Ma se lo vive sulla sua pelle lo capisce e matura anche nella comprensione dell’importanza delle regole per la vita in famiglia e nella società.

Una volta queste cose si imparavano naturalmente nelle lunghe ore passate in cortile: se “rompevi” non giocavi, se eri troppo permaloso venivi preso in giro, c’era sempre un “galletto” più galletto di te e dovevi scendere a patti. Lo ricordate?

Oggi molti bambini fanno troppe poche esperienze di relazione con gli altri bambini o, quando le fanno, in realtà hanno sempre qualche genitore che interviene troppo a proposito e anche a sproposito, che organizza giochi e detta regole, che si preoccupa per niente o continua a intervenire ad ogni piccolo litigio.

Molti bambini stanno anche troppo in casa, con videogiochi dove decidono tutto loro e le relazioni sono virtuali. In città i cortili scarseggiano, la nostra ansia per i pericoli veri o presunti cresce.

A scuola il bambino impara gradualmente a rispettare alcune regole, scopre e affina le sue capacità psicomotorie, è più disposto a collaborare con i pari e con gli adulti, accetta qualche frustrazione senza perdere il controllo emozionale, osserva i più grandi e apprende da loro. Il bambino è ancora prevalentemente centrato su di sé, accentua la sua verve polemica, l’insistenza e gli atteggiamenti manipolatori nei nostri confronti, con ricatti ingegnosi.

Il bambino sta maturando: il cammino che fa alla scuola dell’infanzia è davvero importante, è incredibile come i bambini in tre anni fioriscano se casa e scuola remano dalla stessa parte, con fiducia e rispetto reciproci, valorizzando l’equilibrio tra la buona dipendenza e la buona autonomia.