L'ETA' DELL'IMITAZIONE

Nel corso dello sviluppo e della maturazione, i bambini passano attraverso tre fasi che rivelano la necessità di diversificare l’educazione e la trasmissione dei valori: l’età delle regole, quella dell’imitazione e quella dell’ispirazione.
Abbiamo già visto quella delle regole ora vedremo l’età dell’imitazione.

L’ETA’ DELL’IMITAZIONE

(Erica de la Parra Paz)

La seconda età dell’infanzia, quella dell’imitazione, avviene tra gli otto e i quattordici anni. E’ il periodo in cui, se i genitori danno ai figli una buona istruzione e nello stesso tempo un cattivo esempio, è come se gli dessero del cibo con una mano e del veleno con l’altra.

In questi anni i modelli sono estremamente importanti. Le regole continuano a essere importanti, ma è l’esempio a costituire lo stimolo fondamentale.

In questa fase, il bambino sviluppa le inclinazioni di base che in seguito lo condurranno alle grandi decisioni riguardo al tipo di persone con cui associarsi, allo stile di vita, al rispetto per gli altri e all’importanza assegnata all’onestà.

Il bambino non impara i valori attraverso le parole o le minacce; li apprende mediante l’esempio, e comincia a vivere in conformità con il modello che gli trasmettono i genitori. I bambini imparano persino da quello che potrebbe sembrare il più insignificante dei comportamenti.

Per trasmettere valori, i genitori devono essere  coerenti e seguire quegli stessi valori che vogliono trasmettere ai figli, perché i bambini assorbono inconsciamente dalle persone che li circondano. Se il bambino vede che i genitori si amano, si prendono cura l’uno dell’altro e si rispettano reciprocamente, impara a conoscere l’amore, ad acquisirne e viverne il valore. In questa fase è molto importante fare attenzione al tipo di persone che sono vicine ai figli, cominciando da voi stessi, perché si possono trasmettere anche valori negativi, come l’aggressività o la mancanza di rispetto.

Se il vostro desiderio più grande è che i vostri figli conducano una vita sana e abbiano cura del loro corpo, vi domando: che cosa fate voi, in  qualità di genitori, per insegnarglielo? Ciò di cui i bambini hanno bisogno per imparare ad avere cura del proprio corpo è vedere come ve ne prendete cura voi; se fate attività fisica, se siete attenti all’alimentazione, se evitate prodotti dannosi per la salute, e così via. E’ necessario che i figli imparino la cura del corpo attraverso l’esempio vivente dei genitori.

Ricordate che la cosa più importante per trasmettere un valore è testimoniarlo nella nostra vita.

Se volete che i vostri figli abbiano rispetto di sé, è essenziale essere persone che rispettano se stesse in ogni momento e in qualunque circostanza. Se volete essere un esempio per i vostri figli, è indispensabile che siate coerenti nella vostra vita.

Tutto ciò che volete che i vostri figli siano, dovete esserlo voi per primi. Quando scoprite in vostro figlio qualcosa che non vi piace, guardatevi dentro e lì troverete sicuramente la causa. Se un bambino manifesta un comportamento negativo, invece di correggerlo in lui, correggetelo in voi stessi.

Il maestro insegna più con ciò che è, che con ciò che dice. (Kierkegaard)

LA RECITA A SCUOLA: ne vale la pena?

Tanti sono i motivi per cui la recita scolastica e la sua preparazione sono importanti per favorire uno sviluppo sempre più completo del bambino.

E’ sicuramente un'esperienza emotiva per i bambini, ma anche educativa e sociale in una fascia d'età in cui il gioco e lo stare insieme sono il terreno fertile per la loro crescita.

Le recite sono ulteriori occasioni in cui il bambino si esercita ad ascoltare, comprendere e a riesprimere narrazioni, a memorizzare canzoni e poesie, a cantare e seguire un ritmo e una melodia.  Non solo… ma accetta  anche di interpretare un ruolo, accetta le regole per una buona riuscita della recita e impara a muoversi in modo coordinato con gli altri.

Per non parlare delle emozioni che entrano in gioco; quante volte noi adulti esitiamo a prendere un microfono in mano, quante volte subentra in noi la paura di sbagliare, non vogliamo esporci di fronte ad un pubblico? La recita a scuola aiuta il bambino sin da piccolo, a vivere le emozioni, e se aiutato dall’adulto può anche imparare a riconoscerle e ad affrontarle.

La recita di Natale poi, non lo dimentichiamo, avvicina i bambini al senso e alla scoperta della Nascita di Gesù, lasciando anche un messaggio a coloro che ascoltano. I bambini vengono così sensibilizzati alla fede, alle tradizioni della nostra cultura ma non solo loro… Leggiamo perché, secondo quanto ci racconta Guareschi ne “La favola di Natale”…

“Natale è la festa della famiglia e tutti si danno da fare per trascorrerla insieme in allegria; se gli adulti hanno da fare, i bambini non sono da meno.
 In molte famiglie è tradizione che i figli recitino nel giorno della festa una poesia e allora ... che fatica imparare le poesie! E se poi in famiglia ci sono più poesie da imparare c'è il rischio che mezzo quartiere sia costretto a impararle.

Forse Margherita ha ragione quando dice che occorre la maniera forte coi bambini: il guaio è che, a poco a poco, usando e abusando della maniera forte, in casa mia si lavora soltanto con le note sopra il rigo.
 La tonalità, anche nei più comuni scambi verbali, viene portata ad altezze vertiginose e non si parla più, si urla.

Rincasando, un giorno del dicembre scorso, la portinaia si sporse dall'uscio della portineria e mi disse sarcastica: È Natale, è Natale è la festa dei bambini - è un emporio generale - di trastulli e zuccherini!


Ecco, - dissi tra me - Margherita deve aver cominciato a insegnare la poesia di Natale ai bambini.
 Arrivato davanti alla porta di casa mia, sentii appunto la voce di Margherita:
 «È Natale, è Natale - è la festa dei bambini!...». 
È la festa dei cretini! -rispose calma la Pasionaria. Poi sentii urla miste e mi decisi a suonare il campanello.
 Sei giorni dopo, il salumaio quando mi vide passare mi fermò.
 Strano, - disse - una bambina così sveglia che non riesce a imparare una poesia così semplice.
 La sanno tutti, ormai, della casa, meno che lei.
 In fondo non ha torto se non la vuole imparare, - osservò gravemente il lattaio sopravvenendo. - È una poesia piuttosto leggerina.
 È molto migliore quella del maschietto: «O Angeli del Cielo - che in questa notte santa - stendete d'oro un velo - sulla natura in festa...».
Non è così, - interruppe il garzone del fruttivendolo. - «O Angeli del Cielo - che in questa notte santa stendete d'oro un velo - sul popolo che canta...
 Nacque una discussione alla quale partecipò anche il carbonaio, e io mi allontanai.
 Arrivato alla prima rampa di scale sentii l'urlo di Margherita: «...che nelle notti sante - stendete d'oro un velo - sul popolo festante...».
 Due giorni prima della vigilia, venne a cercarmi un signore di media età molto dignitoso.
 Abito nell'appartamento di fronte alla sua cucina, - spiegò. Ho un sistema nervoso molto sensibile, mi comprenda. Sono tre settimane che io sento urlare dalla mattina alla sera:
 «È Natale, è Natale - è la festa dei bambini - è un emporio generale - di trastulli e zuccherini».
 Si vede che è un tipo di poesia non adatto al temperamento artistico della bambina e per questo non riesce a impararla.
 Ma ciò è secondario: il fatto è che io non resisto più: ho bisogno che lei mi dica anche le altre quartine.

Margherita, la sera della vigilia era triste e sconsolata.
 Ci ponemmo a tavola, io trovai le regolamentari letterine sotto il piatto.
 Poi venne il momento solenne.
 Credo che Albertino debba dirti qualcosa, - mi comunicò Margherita.
 Albertino non fece neanche in tempo a cominciare i convenevoli di ogni bimbo timido: la Pasionaria era già ritta in piedi sulla sua sedia e già aveva attaccato decisamente:
 «O Angeli del Cielo - che in queste notti sante - stendete d'oro un velo - sul popolo festante...». Attaccò decisa, attaccò proditoriamente, biecamente, vilmente e recitò, tutta d'un fiato, la poesia di Albertino.
 È la mia! - singhiozzò l'infelice correndo a nascondersi nella camera da letto.
 Margherita, che era rimasta sgomenta, si riscosse, si protese sulla tavola verso la Pasionaria e la guardò negli occhi.
 Caina! - urlò Margherita.
 Ma la Pasionaria non si scompose e sostenne quello sguardo. E aveva solo quattro anni…

Guareschi ci fa riflettere: per far imparare anche solo una piccola e semplice poesia ad una bimba di quattro anni, tutto il quartiere ne resta volontariamente o meno coinvolto.

Ed è bellissimo vedere come anche alla nostra recita di Natale i genitori sapessero la parte del loro bambino, la poesia da recitare o vedere come qualcuno canticchiasse insieme ai bimbi la canzone “Marry Marry Christmas”.  E se ci lasciamo interrogare e stupire da quanto i bimbi recitano e cantano ecco che cogliamo in loro il germogliare dei primi "semi piantati", l’interiorizzazione dei primi valori che porteranno frutto man mano che i nostri figli cresceranno.

Grazie bimbi perché le vostre parole ci hanno ricordato quanto è importante la venuta di Gesù e che questo è il Natale che noi festeggiamo… i regali? Quelli li porta Babbo Natale ma non sono importanti e tanto meno ineguagliabili rispetto all’Amore che Dio ha nei nostri confronti avendoci donato il Suo figlio Gesù.

Sembrano quasi dirci:

“Mamma, papà, nonni, maestre fateci conoscere e sperimentare questo grande Amore!