IL BAMBINO "AGITATO"

Di Laurence Pernoud

Molti lattanti che gesticolano e si agitano nel corso delle prime settimane a poco a poco si tranquillizzano e si calmano; riescono a trovarle un'alternanza armonica fra i movimenti di attività e quelli di riposo. Certi bambini però continuano a contorcersi quando li si veste, a spruzzare  tutt’intorno l’acqua del bagno, a cambiare continuamente posizione. Non appena sono un po’ cresciuti, sono i primi a strisciare per terra, a rialzarsi, a toccare tutto.

Soprattutto verso un anno il bambino più agitato può cominciare a essere qualificato come instabile, rompicollo, mentre si tratta quasi sempre di un bambino ipertonico e pieno di vita. Dobbiamo ammettere che la valutazione di queste attività forse un poco eccessiva dipende dalla soglia di tolleranza dell’ambiente familiare. Alcuni genitori ne godono, altri la sopportano, altre infine ne sono esasperati fino al punto di diventare aggressivi. La stessa cosa avverrà più tardi nell’ambiente scolastico, dove un certo numero di questi bambini, soprattutto se si sentono rifiutati diventano ancora più chiassosi, caratteriali, irritabili, collerici, ecc.

 

“Troppo dinamico a 3 anni, troppo passivo a 12”

E’ questo il rimprovero che si rivolge spesso, a 9 anni di intervallo, allo stesso bambino. Quando ha 3 anni le sue iniziative disturbano, fanno chiasso, stancano l’ambiente familiare e si cerca di arginarle in tutti i modi. A 12 anni questo stesso bambino lo si vorrebbe dinamico e autonomo,  si vorrebbe che avesse carattere e personalità. E’ difficile chiedere al figlio divenuto grande di prendere iniziative, quando per tanto tempo lo si è scoraggiato.

Ciò che è importante è incanalare la vivacità del bambino in modo che diventi quella strategia  che gli potrà essere utile nelle varie situazioni della vita rendendo così il bambino un futuro ragazzo responsabile, autonomo e creativo.

Di certo quando la vivacità si accompagna a comportamenti troppo impulsivi, a deficit di attenzione e concentrazione è bene invece rivolgersi ad uno specialista.  

EDUCARE AL NATALE

Il Natale è una festa religiosa e si potrebbe pensare che non riguardi chi non ci crede e così si priva anche il bambino di conoscere questa festa... Ma anche se non siete credenti potete spiegare al vostro bambino l'origine e il significato del Natale: ascoltandovi, si renderà conto che questa festa è una delle più belle storie dell'umanità, una storia che ha impresso il suo segno nel mondo.

Si devono raccontare le storie di Gesù o di Babbo Natale oppure è meglio evitarl?, mi chiedono in molti. A questo proposito le opinioni di psicologi e pedagogisti sono molto contrastanti e la decisione spetta solo a voi, in base alle vostre opinioni personali o alle tradizione di famiglia. Del resto il discorso è più ampio e riguarda l'educazione religiosa. Alcuni genitori dicono di non voler influenzare i figli e preferiscono lasciare che siano loro a scegliere quando saranno più grandi, al momento opportuno. Si deve però tenere conto che è difficile scegliere senza poter fare dei paragoni. Crescere i propri figli in un cammino di fede, invece, permetterà loro di poter scegliere se continuare o no quando raggiungeranno l'età adulta. 

Non priviamo i nostri bambini della dimensione spirituale nella vita di tutti i giorni perchè ciò susciterà comunque in loro altri bisogni e altre esigenze.