Educatori bonsai?

Di Pino Pellegrino

E' noto a tutti che "educare" equivale a "far emergere", a "suscitare" l'Uomo nascosto in ogni bambino che approda sulla Terrra, così come Michelangelo (1475-1554) ha fatto emergere il capolavoro del David nascosto nell'enorme blocco di marmo che nell'Aprile 1501 vide abbandonato da 40 anni nel cortile del Duomo di Firenze. Ebbene, sta qui il cuore del nostro ragionamento: può far emergere una persona solo chi è emerso, solo chi ha fatto in sè l'esperienza della crescita! In breve: può far crescere solo chi è cresciuto! Chi è bonsai non potrà mai far emergere una sequoia.

L'Uomo nasce solo dall'Uomo, non dalle cose! Non abbiamo saputo cosa fosse lo zucchero fino al 1200; non abbiamo saputo cosa fosse il carbone fino al 1300; non abbiamo conosciuto il burro fino al 1400; le patate fino al 1500; il caffè ed il sapone fino al 1600... eppure, non solo siamo sopravvissuti, ma, anche se privi di tante cose, non sono mai mancati Uomini con la lettera maiuscola.

I nostri ragazzi hanno bisogno di riempirsi gli occhi di adulti limpidi, ben definiti.

Bisogno di padri e di madri che si comportino da genitori, non da amici. L'Umanità aspetta Uomini di fatti, non di fiato, Uomini riusciti: personalità d'alto fusto.

E' proprio a questa richiesta dell'Umanita che la nostra scuola, con la corresponsabilità delle famiglie, vuole rispondere con forza e determinazione!

Meglio un cuore ardente....

Bernardi diceva: "Viviamo in un mondo sempre più povero di amore. Questo è il grande rischio che vedo davanti ai nostri bambini!"

Anche Antonio Mazzi è sulla stessa linea: "La crisi più profonda oggi parte dalla mancanza di abbracci, di relazioni, di amicizia, di tenerezza."

Ma noi no, preferiamo un cuore ardente, o come dice Buber "soltanto una potenza che abbraccia può essere guida." E così cerchiamo di mettere in circolazione parole di seta. E' noto a tutti che vi sono parole che gelano i cuori, altre che li riscaldano; parole che schiacciano e parole che innalzano; parole pallottole e parole carezze. Ditemi se non sono vitamine psicologiche allo sato puro, parole come queste, dette al figlio: "Sei favoloso!"; "Siamo orgogliosi di te!". "E' bello averti come figlio!"?

Queste sono parole terapeutiche. Privare di esse il figlio, è disidratargli l'anima, è devitalizzarlo. Non usiamole con il contagocce: quelle sono parole benedette!

Non dimentichiamoci delle coccole. Alcuni anni fa era in cicrcolazione un magnifico lavoro intitolato "La terapia delle coccole": L'autore Piero Balestro, provava che il contatto pelle a pelle ha effetti prodigiosi: giova alla crescita, previene le malattie, migliora l'umore, stabilizza le funzioni cardiache... Una cosa è certa: cinque secodo di carezze comunica un'ora di parole! Con le coccole mandiamo al figlio messaggi positivi. Gli diciamo "Ti amiamo, Siamo contenti che tu ci sia. Tu ci importi. Sei prezioso!".

Non per nulla la parola carezza deriva dal latino "carus" nel senso di caro e di prezioso. La carezza è sempre una dichiarazione di valore!
Lo hanno provato gli scienziati i quali hanno scoperto che le coccole stimolano il rilascio di una proteina oppioide che serve alla produzione di beta-endrofina, dall'azione simile alla morfina. Le coccole assicurano al bambino la fiducia di base nella vita che secondo lo psicanalista statunitense Erik Erickson è il pilastro fondamentale della personalità sana.

E infine, la mancanza di amore si combatte regalando gentilezze. Benjamin Spock era solito ricordare alle mamme che "la cura amorevole data con gentilezza ai figli vale cento volte di più di un pannolino messo alla perfezione. Regalare gentilezze è accompagnare il bambino a letto e non mandarlo; è fargli una sorpresa; è partecipare alla recita scolastica, ecc. Per tutta la vita il figlio si ricorderà d'aver avuto genitori che con il loro alto vantaggio emotivo riscaldavano la casa con i termosifoni spenti!