A SCUOLA… PER SCOPRIRE CHE LE REGOLE SONO UNA BELLA COSA

di Pier Paolo Gobbi

Nel frattempo, se non c’è già stato l’asilo nido, arriva anche il tempo della prima esperienza di socialità e gruppo: la scuola dell’infanzia.

Il bambino si apre alla dimensione della socialità, della quale ha grande bisogno, soprattutto oggi che ci sono tanti figli unici e si sono ridotti gli aspetti di socialità e comunità e tanti bambini si relazionano quasi esclusivamente con i grandi.

La relazione con i pari nel gruppo è decisiva per la maturazione della capacità di accettare la frustrazione, di accogliere le regole per quello che sono: non un torto all’io onnipotente del bambino o una cattiveria degli adulti, ma un modo di stare bene con gli altri, di essere accettato, di giocare bene, di essere felice.

Le regole sono una bella cosa!

Non possiamo spiegare ad un bambino con le parole, anche se molti di noi continuano a provarci… Ma se lo vive sulla sua pelle lo capisce e matura anche nella comprensione dell’importanza delle regole per la vita in famiglia e nella società.

Una volta queste cose si imparavano naturalmente nelle lunghe ore passate in cortile: se “rompevi” non giocavi, se eri troppo permaloso venivi preso in giro, c’era sempre un “galletto” più galletto di te e dovevi scendere a patti. Lo ricordate?

Oggi molti bambini fanno troppe poche esperienze di relazione con gli altri bambini o, quando le fanno, in realtà hanno sempre qualche genitore che interviene troppo a proposito e anche a sproposito, che organizza giochi e detta regole, che si preoccupa per niente o continua a intervenire ad ogni piccolo litigio.

Molti bambini stanno anche troppo in casa, con videogiochi dove decidono tutto loro e le relazioni sono virtuali. In città i cortili scarseggiano, la nostra ansia per i pericoli veri o presunti cresce.

A scuola il bambino impara gradualmente a rispettare alcune regole, scopre e affina le sue capacità psicomotorie, è più disposto a collaborare con i pari e con gli adulti, accetta qualche frustrazione senza perdere il controllo emozionale, osserva i più grandi e apprende da loro. Il bambino è ancora prevalentemente centrato su di sé, accentua la sua verve polemica, l’insistenza e gli atteggiamenti manipolatori nei nostri confronti, con ricatti ingegnosi.

Il bambino sta maturando: il cammino che fa alla scuola dell’infanzia è davvero importante, è incredibile come i bambini in tre anni fioriscano se casa e scuola remano dalla stessa parte, con fiducia e rispetto reciproci, valorizzando l’equilibrio tra la buona dipendenza e la buona autonomia.

PERCHE' DISOBBEDISCI?

di Pier Paolo Gobbi

"Io disobbedisco perchè sono un bambino, cosa dovrei fare? Perchè i miei genituri non pensano mai che faccio fatica ad obbedire?"


Questo bambino ha ragione: la loro fatica ad obbedire è anche espressione del normale processo di maturazione, della costruzione del proprio Sè. E' un processo lungo e faticoso e passa attraverso la lotta per non abbandonare il mondo del piacere e dell'onnipotenza dei primi mesi. E con chi lottano i bambini? Con noi, che vogliamo farli crescere. I neonati sentono i loro bisogni ed esigono la soddisfazione immediata. Hanno fretta, vogliono tutto e subito. Nascono sicuri di vivere in un tempo e spazio organizzato "tutto intorno a te", come dice il furbo slogan di una compagnia telefonica. 

Il bambino deve vivere questa esperienza, essere il "re" dell'universo, ma non può esserlo a vita! Dai primi vagiti, usa le ami che la natura gli ha fornito, per rimanere re; scopre prestissimo un'arma micidiale di pressione, insistenza e richiesta: il suo pianto. (...)

Tra i due e i quattro anni il bambino vive una vera e propria esplosione motoria, relazionale e cognitiva: corre, salta, rotola, parla, chiede, si oppone, discute comprende meglio la situazione familiare nella quale vive, anche i nostri punti deboli, gioca con i limiti e ci porta al limite della pazienza e anche oltre. Per questo fa scenate al supermercato se non gli prendiamo quello che vuole, si butta a terra disperato, scalciando e piangendo, è tenace e non molla.

Vuole capire chi è lui, cosa può ottenere, ma anche chi siamo noi, quanto resistiamo. Se cediamo si convince che le sue armi sono prorpio efficaci e ha ragione ad usarle ed insistere.

A volte dà l'impressione di non sapere nemmeno lui cosa vuole ma lotta lo stesso fino allo sfinimento. Fa anche tenerezza , perchè quello che sta implorando veramente è che qualcuno lo contenga, gli dica no, lo tenga in braccio con dolce fermezza, lo metta a letto, gli faccia sentire che è un bambino e deve obbedire , decida per lui senza chiedergli sempre di decidere, lasciandolo preda di mille desideri ai quali non sa dare ancora ordine. 

Sono anni belli ma anche duri, passano in fretta ma ci mettono alla prova e lasciano segni in noi e in lui. Per questo è molto importante che in famiglia sia da subito chiaro chi "guida" la macchina perchè è adesso che si gettano le buone basi per la serenità degli anni successivi.