LE REGOLE..Una piccola orchestra, una grande musica

di Pietro Lombardo tratto da "Le regole non bastano"

Quando usiamo la parola "regole" o "limiti" a molti di noi può venire spontaneo pensare a qualcosa di negativo: cose che bisogna fare o non fare, divieti e permessi, castighi e punizioni, norme morali o di comportamento da insegnare ai bambini.

Ma non è così: i bambini per vivere, crescere e stare bene hanno bisogno di amore e presenza e anche di limiti e regole che diano loro certezza e fiducia, indichino e segnino il cammino, li proteggano dai pericoli, con le quali possano confrontarsi e mettersi alla prova, a volte anche scontrarsi. Immaginiamo che questi tre aspetti della nostra relazione con loro, amore, presenza e regole, siano come una piccola orchestra, formata da tre elementi:

- l'amore e la presenza senza regole suonano una musica che al bambino sembra bella al primo ascolto, ma nel tempo produce un suono distorto e non genera in lui l'amore per la musica;

- le regole, con poco amore e presenza, risuonano nel bambino come una serie di suoni staccati tra loro, che non divengono mai una melodia;

- se sono bene accordati e armonizzati tra di loro, amore, presenza e regole danno vita a una grande musica: rispondono al più grande bisogno di un bambino che è il bisogno di contenimento. Lo possiamo anche chiamare in modo più profondo: bisogno di dipendenza. E' il bisogno di incontrare un" tu" che l'accolga e lo curi, lo contenga e lo protegga, lo introduca gradualmente alla realtà, lo aiuti a crescere e camminare per diventare un uomo e giungere a scoprire il significato della realtà e della sua vita, per farne un'opera d'arte unica e preziosa.

la vita è davvero sapiente e fa vivere ad ogni creatura un lungo periodo di esperienza del primo contenimento/dipendenza: i nove mesi dentro la pancia della mamma. Ma quando è l'ora, per continuare l'aventura della vita, il bambino deve lasciare il "paradiso" del primo contenimento, deve muoversi e uscire. Dai primi istanti, il contenimento della mamma e quello del papà consentono al bambino di continuare a vivere, gli fanno sentire che c'è, accolto e amato. Come accade questo? Immaginiamo che la mamma e il suo bambino siano come due ballerini che danzano e hanno tra le mani i nastri colorati della loro relazione: gli sguardi, i contatti dei corpo, gli odori, i suoni, i movimenti, i pensieri, i bisogni, i desideri, le emozioni di entrambi.

Il valore di questa danza è grandissimo, supera quello della cura dei bisogni fisiologici e dell'accudimento, perchè consente al bambino di trovre ciò di cui ha profondamente bisogno per vivere: ricevere se stesso da un altro che lo accoglie e lo ama.

Il bambino inizia così a trovare ascolto e risposta alla domanda più grande della vita, che esprime il significato profondo dell'esperienza della dipendenza: "Io chi sono e di chi sono?"

Il primo "tu" che i nostri figli incontrano siamo noi: iniziano da subito a rivolgerci questa domanda grande, nei modi tipici de bambini e a volte, lo vedremo, la nascondono anche dentro la loro disobbedienza e oppositività.

NELLA RELAZIONE... C'E' ANCHE IL PAPA'

Abbiamo visto che la madre conduce il bambino nei primi mesi di vita alla scoperta di un mondo intimo e interiore. Il padre diventa strumento di conoscenza verso la società, il mondo. E' con lui, con il padre, che il figlio impara un altro tipo di relazione; il rapporto con gli altri.

Non tutti i padri riescono ad esercitare questa capacità. Se ad esempio un padre non ha correttamente elaborato ed accettato la sua funzione secondaria rispetto all madre nei primi mesi di vita, rischierà di interporsi o peggio, opporsi al rapporto tra madre e bambino. Non potrà agevolarne la necessaria separazione, ma si sovrapporrà al ruolo materno. E questo perchè è venuta meno una corretta elaborazione della paternità.

Volere un figlio in due significa sì volere la stessa cosa, ma volerla in modo differente. Semplicemente perchè non è possibile per un uomo e una donna desiderare un figlio nello stesso modo. Il rapporto fra marito-padre e moglie-madre trae spunto e origine proprio da questa originaria diversità. La coppia è destinata a morire nel momento della nascita del figlio, che innescherà un profondo cambiamento, per trasformarsi in una coppia di genitori.

Un padre e una madre non possono pretendere di continuare a funzionare come coppia senza lasciare lo spazio al figlio. La coppia deve saprer rinunciare alle rispettive identità. Nei primi anni di vita non è il bambino che deve adattarsi ai genitori ma i genitori che devono adattarsi al bambino.

Gli ideogrammi orientali traducono perfettamnte questa esigenza e raffigurano il bimbo come fiume che scorre fra due rive. Nasce esile, con poca acqua, poco più che un ruscello. E solo dopo diventa impetuoso torrente, fiume maestoso. Come la vita di ciascuno di noi, che cerca nuovi percorsi per adattarsi alle condizioni che mutano, mentre lentamente le sponde si allargano, si allentano, sfumano, fino a scomparire vicino alla foce. Se le sponde sono troppo strette e vicine fra loro, il torrente scorre troppo impetuoso. Se sono diseguali, alla prima pioggia il fiume inonderà l'argine più basso e meno protetto, fino a travolgerlo.