A NOI PIACCIONO LE TRADIZIONI...

ma anche sapere che il bene degli altri dipende anche da noi

SAN MARTINO

Ci siamo arrivati anche quest’anno. E i bambini ancora una volta ci insegnano che alle regole si può stare con gioia! E che la loro gioia contagi ognuno di voi in questo periodo difficile, ma che non ci impedisce di guardare al futuro, al loro futuro. Allora impariamo da San Martino a fare a metà del proprio mantello per aiutare chi è stato meno fortunato di noi. Insegnate ai vostri bambini il segreto di San Martino, l’altruismo!

Se per caso ve la siete persi ecco la filastrocca che i vostri bimbi hanno imparato e recitato per voi!

 

 San Martin xè andà in sofita par trovar la so noviza;
so noviza no ghe giera, San Martin xè andà par tera.
E col nostro sachetin, ve cantemo el San Martin.
Su ‘sta casa ghe xè do putele tute risse e tute bele
col viseto delicato suo papà ghe lo gà stampato.
E col nostro sachetin, ve cantemo el San Martin.
Siora Cate xè tanto bela in mezo al peto la gà ‘na stela,
se no la gavesse maritada C so papà no ghe l’avaria dada.
E col nostro sachetin, ve cantemo el San Martin.
Siora Lussia la fassa presto ch’el caigo ne vien adosso,
el ne vie adosso sul scarselin, siora Lussia xè San Martin.

SPIEGAZIONE: una canzone, una filastrocca, che anni fa tutti i bambini veneziani conoscevano e cantavano, accompagnandosi con pentole, coperchi, mescoli di legno e quant’altro potesse fare confusione, la vigilia di san Martino, festa che concludeva l’anno agricolo. Oggi solo sparuti gruppetti tornano a rinnovare queste antiche usanze. Molto probabilmente l’origine geografica del canto è l’entroterra veneziano, la campagna, anche se di questo canto, là, mi risultano minori riscontri. Sicuramente il canto si rintraccia, da generazioni, a Venezia. È un canto di questua in quanto i bambini si fermavano davanti a negozi e abitazioni e continuavano a cantare, battendo la “batteria” casalinga, finché non ricevevano qualcosa; ” … e col nostro sachetin, ve cantemo el San Martin” è il ritornello. La prima strofa, però, così come mi è stato riferito da una signora di una “certa età”, non sarebbe molto vecchia e risalirebbe a fine ‘800 primi ‘900. Infatti, il fatto che San Martino avesse una “noviza”, una fidanzata, è un po’ anacronistico, ma i versi sarebbero nati in quanto, all’epoca, nella contrada vicino a San Francesco della Vigna, nel sestiere di Castello, c’era un uomo anziano, di nome Martino, che aveva la velleità di corteggiare e concupire le giovani; una di queste, molto probabilmente per soldi, aveva ceduto ed il vecchio la considerava la sua “noviza”. Questa, probabilmente, aveva qualcun altro ed un giorno il vecchio Martino, “el sior Martin”, essendo andato a trovarla a casa, in soffitta, forse perché si trattava di un povera, non la trovò e … rimase di stucco o come meglio dicono alcune versioni del canto ” … xè anda par tera” o, meno forbitamente “… col cul par tera”. 

Ora Godetevi i video!

Buona Festa di San Martino da tutti noi.